Guarigione come Crescita

Un’esperienza totale. Una One Experience

Questa settimana la nostra rubrica ospita l'articolo di un nostro lettore che ha voluto inviarci alcune sue riflessioni sulle sensazioni vissute durante la One Experience. Un'esperienza di crescita interiore che solo apparentemente non ha a che fare con i temi trattati da questo giornale.

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di Alfredo Zingarelli


Immagine tratta da www.john-howe.com/fataneh
Ricordo ancora quando ne sentii parlare la prima volta. One Experience. Esperienza dell’uno. Un’esperienza. Il mio inglese non è mai stato un granché, ma questa One Experience a me non diceva proprio nulla.

Per un po’ di anni la sentii nominare con sempre maggiore entusiasmo. Avevo fiducia in chi la conduceva, ma non ne ero interessato. E poi... Costava un sacco di soldi!

Un’estate, correva il 2005, ero pigramente disteso in spiaggia a leggere il libro di Giancarlo Tarozzi che la introduceva. Interessante, certo, ma non fu quello a convincermi.

Fu uno strano movimento interiore che improvvisamente mi disse: chiama subito ed iscriviti! E così fu.

Perchè mi sono iscritto? Impossibile spiegarlo. Impossibile spiegarlo con l’emisfero razionale del cervello. Impossibile scoprirlo con lo stesso emisfero. Mi iscrissi perchè sentivo che era la cosa giusta al momento giusto. Mi andava di farlo. E così è stato.

Sono passati tre anni e molte volte mi sono riproposto di scriverne, e oggi finalmente, mi sono deciso a farlo.

Voglio provare a spiegare perchè potrei consigliare a qualcuno di fare la One Experience.

Subito la mia mente da comunicatore mi lancia slogan di dubbia validità: “la mia vita non è più stata la stessa”. One Experience: “Risvegliarsi qui e ora. E non addormentarsi più”. “Cominciare a vivere. Davvero”.

Ecco tre slogan usati e abusati nel mondo della comunicazione in quel tristissimo calderone in cui galleggiano rarissime perle (più sole delle gocce di sodio nell’acqua) che i più chiamano New Age.

Ma cosa mi è successo davvero in quei dieci giorni dell’estate 2005?

E’ successo che ho provato una gioia indescrivibile. E’ successo che ho pianto e pianto e pianto e riso e riso e riso. È successo che ho avuto paura e l’ho superata. Rabbia. Confronto. Scontro. Amore.

E’ successo che ho preso la mia vita e l’ho vista da fuori. Ecco lì le mie sovrastrutture: genitori, madre, padre, sesso, amore, orgoglio, buonismo, egocentrismo, vittimismo. Ecco le mie paure. La morte, la malattia, l’essere deluso, il deludere. Ecco lì i miei automatismi. Tanti, tantissimi, troppi. Li guardo, li vedo da fuori. Li controllo. Per la prima volta li controllo.

E quella?

Cos’è quella cosa che imperiosa si fa strada in me? Quella che sta spazzando via tutte le sovrastrutture? Eccola, è immensa, è minuscola, è luminosa, è buia. È bellissima. È la consapevolezza di esistere. Di essere Uno. Di essere parte di un Uno. Al di là del due, oltre al due, dentro e fuori al due. Uno. Io.

Emozioni, conoscenza, scienza. Tutto per un momento si fa chiaro in me.

Rileggo i miei appunti dell’epoca. Li scrivevo di notte, nel mio lettino. Oppure di giorno, tra una “struttura” e un’altra, prima o dopo un pranzo in cui assaporavo i cibi come raramente faccio. Consapevole.

Li scrivevo seduto su un prato, tra le galline. Con la gioia di camminare a piedi nudi e di sentire l’erba sotto di me.

Scrivevo: “odio tutti, sto male”. “scrivevo: perchè mamma? Come hai fatto? Come avete fatto?”

Scrivevo: “voglio superare i miei blocchi e vivere vivo, leggero, felice”.

Scrivevo: “voglio passione, terra, sensi”.

Perchè vi dico questo? Non lo so. Questo non è un articolo che si possa scrivere con l’emisfero razionale. Non si può nemmeno leggere con quell’emisfero.

Vi scrivo ciò che sento, ciò che percepisco. Ciò che vive in me oggi, in un ieri che si fa domani.

E poi? Dopo quei dieci giorni?

Cosa volete sapere? Se la mia vita è cambiata? Se sono ricco? Se le donne fanno la fila?

In realtà non è andata proprio così. La mia situazione economica è più o meno la solita. La mia situazione sentimentale si è più volte trasformata, con alti e bassi. Io, sembro quello di sempre. Ma qualcosa è cambiato. Qualcosa di profondo.

Prima di tutto Io sono. C’è un Io. Non dieci, cento, mille. O meglio. Io uso, dieci, cento, mille io. Ma sono Io ad usarli. L’unico e solo.

Difficile spiegare questo concetto. Ogni giorno noi indossiamo diversi volti, diverse personalità che ci permettono di muoverci in quel difficile teatro che è la vita. Questi volti sono utili, indispensabili. Il problema è che a forza di indossarli ci si dimentica che sono maschere. Belle o brutte, efficaci o abbozzate, ma pur sempre maschere che coprono il nostro vero viso. Il nostro Io.

Quando si consapevolizza ciò cambia la prospettiva sulle cose. Questo non significa che nella quotidianità non si finisca spesso coll’esserne nuovamente “vittime”. Ma quando lo si vuole davvero, si può riprendere il controllo. E non è poco.

L’altro cambiamento radicale ottenuto in quei dieci giorni lontani è un cambiamento di paradigma. Il volere si sostituisce al dovere. La consapevolezza elementare, ma strabiliante, che nulla nella nostra vita è “dovuto”, che non ci sono obblighi, ma solo scelte - sempre, comunque, in ogni situazione - scelte, è destabilizzante, inebriante, destrutturante.

Nessun aspetto della nostra personalità resta immune a questo terremoto.

Nei dieci giorni di “ritiro”, tecniche sciamaniche antichissime e moderne, scoperte della medicina della psicoanalisi, si incrociano e si accompagnano. Conoscenze d’oriente e d’occidente. Esercizi fisici e spirituali. Ogni giorno, ogni ora, si accavalla e si sovrappone dilatandosi e contraendosi.

Ma non sta a me descrivere quelle esperienze. Non sarei in grado e non sono comunque autorizzato. Qui mi limito a raccontarne gli effetti, le conseguenze. Che poi credo siano la cosa più importante.

Ma in pratica, mi chiedono, che cosa hai imparato durante la One Experience?

Assolutamente niente. Finalmente, per la prima volta nella mia vita, ho capito che per conoscermi, per ritrovare il contatto col mio io più profondo e con il mio pianeta, non “dovevo” imparare, ma al contrario dis-imparare. Non aggiungere, ma togliere. Togliere conoscenza razionale. Togliere sovrastrutture. Eliminare le complesse analisi del mio agire nella società. Togliere, togliere, togliere. E sentire. Aprirsi ai cinque (cinque? Dieci? Cento?) sensi. Aprirsi al cuore. Alla simultaneità. Alla totalità del tutto che ci pervade e che in noi è racchiuso.

Gli occhi del compagno come porta per l’universo. Le parole, la musica, i rumori, come mantra, come grida immense, silenziose, assordanti. Armonia che si scompone e si ricompone in un eterno fluire che altro non è che tutto, che singolo, che molteplice. Un’esperienza totale. Una One Experience.

PER SAPERNE DI PIU' SULL'ARGOMENTO
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La one experience© é un viaggio entusiasmante che ti permetterà di ritrovare te stesso e le tue radici, fino...
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9 Giugno 2008 - Scrivi un commento
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In questa rubrica troverete esperienze di crescita, riflessioni scaturite dal contatto con Luoghi di Potere e personaggi che propongono e trasmettono tecniche antichissime, ma la bussola che ci guiderà sarà sempre il recupero dell'equilibrio interiore e dell'armonia con l'ambiente di cui facciamo parte.
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