Dalla bottiglia di plastica alla brocca di vetro: l'evoluzione della specie

L’acqua è un bisogno fondamentale. Ci si dimentica, però, di considerarla come un diritto. La nuova sentenza emessa dal tribunale della Regione Calabria, che obbliga i comuni a fornire le analisi dell'acqua potabile ai cittadini che ne fanno richiesta, potrebbe però essere da stimolo per tutti coloro che vogliono avere informazioni sulla qualità dell’acqua che esce dal proprio rubinetto. E permettere a molti di dire addio all'acqua in bottiglia.

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di Valerio Pignatta

acqua rubinetto
Il Tar della Calabria ha stabilito l'obbligatorietà da parte del Comune di Reggio Calabria di fornire le analisi dell'acqua potabile a chi ne fa richiesta
Una sentenza del 14 gennaio scorso del Tribunale amministrativo regionale della Calabria ha stabilito l'obbligatorietà da parte del Comune di Reggio Calabria di fornire le analisi dell'acqua potabile ai cittadini che ne fanno richiesta. Il Comune ha il dovere di svolgere funzione di controllo sulle acque destinate al consumo umano (sino al punto di consegna, ossia il contatore) e tutte le “informazioni ambientali” che esso deve raccogliere sono a disposizione della collettività. Chiunque ne può fare richiesta, addirittura senza dichiarazione del motivo della stessa. Questa sentenza incoraggia ad avviare analoghe iniziative nel proprio comune di residenza per tutti coloro che sono interessati ad avere informazioni sulla qualità dell'acqua che esce dal proprio rubinetto.

Da tempo, parecchie associazioni ambientaliste e mediche hanno sollevato seri dubbi sulla qualità dell'acqua in bottiglia, specialmente se di plastica. La possibilità di avere informazioni maggiori e possibilmente gratuite sull'acqua di acquedotto, potrebbe spingere ancor più cittadini a fare il passo indietro che tutti ci auspichiamo e che porterebbe al consumo di acqua potabile della rete idrica. Questo implicherebbe l'abbandono dell'uso selvaggio di acqua minerale in bottiglia che sta inquinando come pochi altri settori, senza contare l'impatto sulla salute delle persone, dato che questa pare sia proprio di qualità inferiore rispetto agli standard normalmente forniti dagli acquedotti che devono rispettare controlli più accurati e valori di sostanze inquinanti minori.

La possibilità di avere analisi dell'acqua alla mano, permette anche di valutare apparecchiature di filtraggio e trattamento, eventualmente da applicare al proprio impianto casalingo, per migliorare ancor più le caratteristiche organiche e minerali e la purezza dell'acqua che si consuma. L'analisi permette altresì di obbligare il Comune a prendere atto di quello che viene servito ai propri concittadini dalla multinazionale di turno che somministra/amministra l'acqua. In molti casi, infatti, gli acquedotti sono stati privatizzati con conseguenze devastanti sia dal punto di vista economico, sia sociale e sia ambientale. Chissà mai che da questo atto giuridico “minimo” derivino conseguenze di rilievo.

plastica bottiglie
In Italia vengono prodotti quasi 7 miliardi di litri di acqua minerale imbottigliati da circa 160 imprese che utilizzano 700 sorgenti e vantano oltre 260 etichette
In Italia vengono prodotti quasi 7 miliardi di litri di acqua minerale (dati Nielsen 2002), pari a un consumo pro capite di circa 170 litri, imbottigliati da circa 160 imprese che utilizzano 700 sorgenti e vantano oltre 260 etichette. Di fatto 27 marchi di proprietà di 6 gruppi controllano circa il 70% del mercato di consumo. È facile per chiunque intravedere il giro di affari che deriva da tutto questo. Il costo di utilizzo di fonti demaniali per suddette imprese è assolutamente ridicolo. Secondo alcune stime, da queste “concessioni pubbliche” lo stato incasserebbe in totale solo circa 500.000 euro annui. Per alcune Regioni le spese sostenute per la contabilità delle concessioni sono superiori agli incassi delle stesse.

L'acqua minerale in bottiglia non è di certo una soluzione...

Se si vuole bere acqua pura dobbiamo assumerci la responsabilità di proteggere fiumi, laghi e falde idriche. Senza svendere al primo venuto che ci sbandiera quattro soldi sotto il naso.

Le pubblicità delle acque minerali sono spesso “sovradosate”. Non è vero ad esempio che queste abbiano sempre maggiori sali minerali di quelle del rubinetto. E i residui tossici (nitrati, arsenico ecc.) spesso sono di molto superiori rispetto a quelli dell'acqua di un acquedotto comune.

Non va dimenticato che l'acqua è vitale sotto molti punti di vista, non ultimo quello medico. Essa, infatti, se di buona qualità, può essere utilizzata come medicina in tantissimi disturbi (l'idroterapia ne è un esempio). I problemi come l'aggiunta sistematica di cloro e/o la presenza di altre componenti dannose possono essere eliminati con un buon filtraggio domestico. Installare un buon filtro di depurazione è inoltre un ottimo espediente per spingere a un consumo cosciente e orientato al risparmio.

A noi, al momento, non ci tocca e non ci si pensa, ma ci sono oltre 1,4 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso all'acqua potabile. Poiché si dovrebbe presumere che l'acqua sia un diritto di tutti, pensiamoci ogni volta che apriamo il rubinetto.

Terra agli sgoccioli
A Istanbul, dal 16 al 22 marzo scorso, si è svolto il quinto forum mondiale dell'acqua, ma non è stata raggiunta un'intesa
Di fatto, a Istanbul, dal 16 al 22 marzo scorso, si è svolto il quinto forum mondiale dell'acqua: 30.000 congressisti, una ventina di capi di stato e circa 180 ministri dell'ambiente. L'obiettivo di raggiungere un'intesa sull'accordare all'accesso all'acqua lo status di “diritto” sancito a livello internazionale non è stato raggiunto. C'erano dubbi? Si è riusciti solo a fissare che questo accesso è un “bisogno” fondamentale... meno male. Ma non è ancora un diritto.

Tra alcuni anni si prevede una crisi idrica di proporzioni mondiali a causa di eventi ormai incontrollabili come l'aumento della popolazione, l'effetto serra, l'erosione dei suoli avanzante e l'inquinamento progressivo delle falde. La campagna che dura da un quindicennio secondo cui l'acqua è un bene economico e che solo come tale può essere tutelata, è stata improntata e portata avanti sulla base delle indicazioni del World Water Council, un organismo costituito dalle principali multinazionali del settore e da varie organizzazioni internazionali tra cui la Banca mondiale. Iniziamo allora da noi.

Pubblico o privato che sia (la maggior parte delle grandi città vengono ancora servite da operatori idrici pubblici) il sistema di mercificazione dell'acqua è aberrante e rappresenta solo un gran business e un palcoscenico per il gioco di poteri istituzionali o imprenditoriali. L'acqua è un bene e non una merce, per utilizzare una classificazione cara a Maurizio Pallante.

Solo partendo da questa riflessione si può pensare di uscire dalla dinamica di controllo esterno sulle proprie fonti idriche per approdare ad un'autogestione egualitaria ossia a una gestione diretta delle risorse idriche senza intermediari. Questo garantirebbe oltre che una migliore qualità microbiologica dell'acqua anche uno stato di migliore conservazione degli impianti e un minor spreco. Quando è la collettività locale che è responsabile di un servizio e che dipende dalla qualità di quello che riesce a fare, tutto può cambiare. Riprendiamoci la nostra acqua.

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16 Aprile 2009 - Scrivi un commento
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2 lettori hanno commentato questo articolo:
15/5/09 04:50, Marta ha scritto:
Penso che molte persone acquistino acqua in bottiglia perchè piacciono le bollicine.

Ci sono dei metodi per addizzionare di anidride carbonica l'acqua del rubinetto, ma sono poco diffusi, e poco pubblicizzati.
Che i produttori di acqua in bottigli non vogliano che la gente passi a questo strumento?
17/4/09 09:51, Dan ha scritto:
Buona la Sentenza. Bisogna farla valere ovunque, in ogni Comune italiano!
Ciao.
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