L'Urlo

Inquinamento acustico, il male di noi stessi

Il rumore e il frastuono di molte strade italiane sono divenuti il sottofondo continuo alla nostra vita quotidiana, al punto che ormai quasi non ce ne rendiamo conto. Questa sorta di assuefazione però nasconde un danno enorme per il nostro equilibrio psico-fisico.

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di Salvina Elisa Cutuli

Inquinamento acustico
Siamo quotidianamente esposti ad alti livelli di inquinamento acustico con danni all'udito e all'apparato cardio-circolatorio sovraccarico.
Se provo ad affacciarmi dalla finestra della mia casa romana vengo inondata da rumori, smog e tanto frastuono. In effetti ho il privilegio di abitare in una zona centrale, bella e comoda, ma in una via che pare sia tra le più inquinate e trafficate in Italia. Se ho voglia di una boccata d'aria o di un momento di relax non è certo dalla mia finestra che mi devo affacciare. Se voglio perpetuare, invece, il mio stato di sofferenza, allora il posto è quello giusto.

La mia percezione riguardo al rumore è stata supportata da un recente monitoraggio realizzato dai volontari di Legambiente. Secondo questo monitoraggio, in ben 13 su 15 luoghi osservati, senza distinzione tra centro e periferia, il rumore è fuorilegge nonostante i nuovi limiti da poco imposti dall'Amministrazione.

Secondo i dati Istat, il 47% delle famiglie intervistate dichiara di avere problemi relativi al rumore nella zona in cui vive. In realtà il problema dell'inquinamento acustico non riguarda solo la capitale, ma anche molte città della penisola. In tutti i centri raggiunti l'anno passato dal treno verde di Legambiente, infatti, si è registrata una rumorosità diurna e notturna oltre la norma con punte di 10 decibel.

Siamo quotidianamente esposti ad alti livelli di inquinamento acustico con danni all'udito e all'apparato cardio-circolatorio sovraccarico; a condire tutto poi un infinito senso di alienazioni dalla propria persona. Sì, perché i fastidiosi rumori a cui siamo sottoposti difficilmente ci permettono uno stato di rilassamento mentale che concili con un rilassamento del corpo.

Risata
I volti delle popolazioni africane sono spesso sereni, rilassati, gioiosi nonostante la “drammaticità” della loro condizione.
Ricordo la sensazione di benessere vissuta qualche tempo fa in Africa, dove il mio risveglio mattutino e le mie giornate in genere, erano scandite da un costante cinguettio di uccelli e altri animali dagli sconosciuti versi che, come il suono di una orchestra, vibravano all'unisono con l'energia della terra e dei nostri corpi. A poco a poco l'orecchio captava qualsiasi fruscio.

Nella società in cui viviamo, invece, per il costante rumore a cui siamo sottoposti, il nostro orecchio non è più abituato a distinguere i vari suoni che ci circondano, perché sono tutti sovrastati dallo “strumento” solista che primeggia: l'automobile nelle sue mutevoli variazioni di clacson, sgommate, motore rombante.

Il nostro udito ha perso una certa sensibilità, come d'altronde l'animo dell'uomo che si abbrutisce nei confronti di sé stesso e del mondo in genere. Se provassimo a ritornare indietro forse per alcuni aspetti, la qualità della nostra vita migliorerebbe. Ricordo i volti di questo popolo africano con cui ho vissuto per qualche giorno a stretto contatto, sereni, rilassati, gioiosi nonostante la “drammaticità” della loro condizione.

Qui i volti sono corrucciati, cupi, accigliati, espressioni di un malessere che ci tormenta, ma da cui non riusciamo a liberarci. Ci siamo mai chiesti perché i popoli più poveri hanno un'espressione più felice?

Clacson
Pare che in media romani e milanesi trascorrano 500 ore l'anno nella loro vettura.
Abbiamo tutto, abbiamo macchine, soldi, benessere, telefonini, pc..., ma non abbiamo modo di godere di ciò che abbiamo perché siamo disturbati, distratti dalla corsa costante che ci attanaglia. Una corsa che compromette tutti, ma che si ritorce contro di noi con un effetto boomerang. Pare che in media romani e milanesi trascorrano 500 ore l'anno nella loro vettura, che tradotte in giorni sono circa 21, quasi un mese. Un mese della propria esistenza sprecato in macchina!

Il dato è stato rivelato grazie al sistema Gps presente nei navigatori satellitari che sono equipaggiati su molte auto. Di queste lunghe ore trascorse alla guida, una buona parte è dovuta a code e rallentamenti. A soffrire di più di questi intoppi della viabilità sono i romani che in media ci perdono 252 ore, poi vengono i milanesi con 237 ore, di seguito i torinesi con 180 ore ed infine i Genoani con 178 ore. Effettivamente quale espressione può manifestare il nostro volto dopo un'esperienza del genere? Secondo voi?

Provare per credere...

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18 Febbraio 2010 - Scrivi un commento
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2 lettori hanno commentato questo articolo:
18/7/10 03:41, BastaMoto ha scritto:
Complimenti, un articolo bellissimo. Anch'io sono perfettamente d'accordo con quanto riportato nel testo. Il problema dell'inquinamento acustico è tutt'oggi sottovalutato o addirittura ignorato completamente. E' ora che la società prenda coscienza della questione e che la affronti seriamente.

Sottoscrivo anche quanto riportato da Sara nel commento precedente. Sui veicoli di grossa cilindrata poi... c'è ben poco da dire, è evidente. Purtroppo però nessuno fa nulla.
Io nel mio piccolo ho aperto un blog http://bastamoto.wordpress.com)che punta proprio a combattere con la parola l'inciviltà di chi usa la moto in modo incivile.
So che non è l'unico problema del mondo, ma è sicuramente un grosso problema.
13/7/10 17:49, Sara ha scritto:
Che dire...... se non che sono completamente d'accordo. Vivo in un piccolo paesino sul lago di Garda, uno dei pochi il cui centro, purtroppo non è stato ancora chiuso al traffico. La mia casa è centralissima e quasi invivibile d'estate per il gran via vai di auto e moto. Diventa faticoso persino ascoltare un po' di musica a porte aperte, figurarsi gli uccellini.......! La cosa che più non comprendo sono quelle macchine e quelle moto di grossissima cilindrata che fanno un rumore infernale e che sono capaci di farsi sentire ancora per un Km di distanza. Non capisco davvero come un posto così bello che dovrebbe essere il paradiso del silenzio e della natura, stia diventando invece l'attrazione turistica di tutta questa gente che crede che per "esistere", bisogna farsi sentire il più possibile.
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