La Sardegna, le fonti pubbliche: il caso di Villaurbana

Villaurbana, piccolo centro della Sardegna, ha da poco dato il via al progetto "Abba de biddu", istallando un impianto di depurazione dell'acqua comunale che fornisce agli abitanti una risorsa gratuita d'acqua da bere, fresca, liscia o persino frizzante. I cittadini sembrano apprezzare ed in breve tempo si sono ridotti i consumi di acqua in bottiglia. Il metodo nasconde però delle insidie.

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di Andrea Degl'Innocenti

Abba de Bidda
Il 23 dicembre scorso il Comune di Villaurbanaha inaugurato il curioso progetto “Abba de Bidda”
Torniamo a parlare di acqua, ma in un contesto differente. In questi giorni abbiamo seguito passo passo le vicende legate alla lotta per l'acqua pubblica in Italia. Ci siamo soffermati sull'arena di Roma, dove maggiori sono le forze in gioco e più evidenti gli ingranaggi economici che si muovono sotto al tessuto politico. Abbiamo raccontato come a Torino un comitato per l'acqua pubblica abbia vinto la sua battaglia contro il sindaco Chiamparino.

Oggi, per una volta, abbandoniamo le grandi città e le lotte contro la privatizzazione, per spostarci in un piccolo centro sardo, Villaurbana, un paesello di neanche duemila abitanti in provincia di Oristano. Qui il 23 dicembre scorso il Comune ha inaugurato il curioso progetto “Abba de Bidda”, approvato con voto unanime dalla giunta pochi mesi prima.

Ecco in cosa consiste. Nella piazza del paese è stata istallata una fonte pubblica presso la quale tutti possono andare riempire gratuitamente le proprie bottiglie. Fin qui niente di nuovo. Senonché l'acqua è depurata, refrigerata e disponibile sia liscia che frizzante. Una sorta di distributore di acqua “alla spina”, che attinge alla rete idrica del comune.

A vederlo dal fuori questo fabbricato di 60 metri cubi sembra una casetta – difatti sono in molti già a chiamarla "la casetta dell'acqua" – ma al suo interno nasconde un'architettura complessa. Dalle tubature, l'acqua viene passata attraverso un impianto di trattamento a micro-filtrazione (o osmosi) sistemato all'interno di un box; infine passa attraverso un impianto refrigerante e a parte di essa viene aggiunto il gas, rendendola frizzante. Non resta che posizionare la bottiglia sotto al beccuccio, premere il bottone e il gioco è fatto.

Villaurbana
Villaurbana è un paesello di neanche duemila abitanti in provincia di Oristano.
La soluzione in realtà non è invenzione del comune di Villaurbana, ma di una azienda che si occupa della depurazione delle acque potabili domestiche, la Acque Italia s.r.l. Villaurbana non è neppure stato il primo ad adottarla. Le fonti pubbliche furono istallate in primis a Cesano Maderno, in provincia di Monza e Brianza, ed in alcuni comuni del milanese.

In Sardegna, i primi varare il progetto furono gli amministratori di Putifigari, vicino ad Alghero. Villaurbana è arrivata subito dopo e adesso in tutta la regione si moltiplicano le voci di chi vuole le fonti di acqua pubblica, si tratti di un paesino minuscolo o di una città come Nuoro.

I costi, di circa 50 mila euro fra istallazione e manutenzione, sono tutti a carico del Comune, che si incarica anche di pagare la “bolletta” dell'acqua.

Il progetto sembra funzionare, e piace a tutti. Agli anziani, ad esempio, ricorda quando salivano alle sorgenti carichi di bidoni e facevano il carico per la settimana. Tempi diversi, irripetibili. “Oggi, quando piove, le fonti regalano getti torbidi e le gente ha paura”, spiega Luca Casula, sindaco trentottenne del comune.

A ciò si aggiunga un risparmio medio stimato in 250 euro annui sull'acquisto di acqua in bottiglia e il gioco è fatto. Ecco che i sardi, che occupano il primo posto nella classifica italiana dei consumatori di minerale con 400 milioni di bottiglie – e 12 milioni di spesa – ogni anno, si votano improvvisamente al consumo di acqua pubblica.

Ci sono guadagni anche per il comune, che risparmia sul riciclo del pet comunemente usato per le bottiglie cifre ragguardevoli che, a detta del presidente di Acque Pubbliche Daniele Filippino, si aggirano sui “50 mila euro annui per un comune di 10 mila abitanti”. Non solo. “Il compimento integrale del progetto è in grado di dare occupazione a 100 persone”.

Insomma la soluzione delle fonti pubbliche sembra una panacea ai mali universali dell'acqua. Non è del tutto vero. Per quanto la trovata sia buona ed originale, il tema dell'acqua rimane comunque una questione controversa. In Sardegna ad esempio il controllo delle risorse idriche è stato affidato al gestore unico Abbanoa, una società per azioni a partecipazione pubblica, al quale i cittadini pagano i propri consumi.

Impianto eolico
Un mega impianto eolico da 41 pale sorto sul crinale del Grighine ad opera del colosso danese Greentech ogni anno rimpingua le casse del comune con 250 mila euro.
Nel caso delle fonti pubbliche sarà il comune di Villaurbana a versare un corrispettivo annuo equivalente all'acqua consumata dalla fonte, ma fino ad un certo punto. Il Sindaco ha messo in chiaro che la cassa comunale riuscirà a coprire una cifra non superiore ai 3 mila euro, oltre la quale saranno i cittadini a dover contribuire di tasca propria.

Le bollette di Abbanoa peraltro sono già da tempo al centro di polemiche: da quando la società è subentrata ai comuni nella gestione dell'acqua (era il 2006) i prezzi sono più che raddoppiati, e pare non ci siano neppure i soldi per riparare tubature vecchie e difettose (fonte: unionesarda.ilsole24ore.com).

Resta poi il fatto dei 50 mila euro iniziali. Dov'è che un paesino così piccolo ha trovato le risorse per un tale investimento? La risposta sta nel mega impianto eolico da 41 pale sorto sul crinale del Grighine ad opera del colosso danese Greentech, che ogni anno rimpingua le casse del comune con 250 mila euro. L'impianto era stato in un primo momento bloccato dalla giunta Soru per motivi paesaggistici e di impatto ambientale, ma ha avuto infine il via libera dal Tar.

Insomma, per quanto le fonti pubbliche abbiano prodotto il buon effetto di ridurre il consumo di acqua in bottiglia, esse si collocano in un contesto dominato da colossi economici estranei alle economie tipiche di un minuscolo comune nel cuore della Sardegna.

Il rischio è che passi il messaggio che un'apertura incondizionata a tali potenze porti soltanto guadagni ed aspetti positivi. Che pur di promettere l'istallazione di una manciata di fonti pubbliche si spalanchino le porte alle multinazionali. Se mancano i soldi, meglio bere l'acqua del rubinetto, pazienza se non ha le bollicine.

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17 Febbraio 2010 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
19/3/10 16:44, papius ha scritto:
sarebbero le insidie?
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