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ANTOMIA DI UN SUCCESSO. GRAY'S ANATOMY
Cresce il successo della serie televisiva targata ABC: gli spettatori di Italia Uno e del canale satellitare Fox Life hanno davanti una lunga estate prima che le vicende lasciate in sospeso si sciolgano... o si complichino!

Miriam Giudici

Quella che fece Shonda Rhimes, creatrice di Gray's Anatomy, all'inizio del 2005 era una scommessa di quelle allettanti e rischiose: fondere due prodotti televisivi di enorme successo nel loro genere, come Sex and the City e E.R. - Medici in prima linea, era certo un'operazione furba e ambiziosa ma dagli esiti non certi, anzi erano incredibilmente alte le possibilità di ottenere un cocktail imbevibile, un clamoroso flop.

Ma la Rhimes, e la rete televisiva americana ABC, la scommessa l'hanno vinta su tutta la linea: ottimi ascolti per la prima serie del 2005, trainata da Desperate Houswives, la messa in onda dopo il Super Bowl (finale del campionato di football americano, nonché da sempre programma più seguito della televisione USA) che fece registrare un'audience di 38 milioni di spettatori, la sconfitta – durante la seconda serie – della “corazzata” CSI – Crime Scene Investigation in onda contemporaneamente sull'avversaria CBS.

In Italia la serie inizia a mietere consensi con il metodo “sdoppiato” che sta accomunando molte serie televisive di successo: viene messa in onda sia su Italia Uno che sul satellitare Fox Life, quest'ultimo votato alla scoperta e al lancio di serie inedite in Italia e avanti di una stagione rispetto alle reti in chiaro.

Ma il successo, si sa, non si misura solamente tramite i numeri dell'auditel e i punti di share: Grey's Anatomy può fregiarsi, almeno negli USA, dell'ambito titolo di “fenomeno”, con i suoi cultori, i suoi fan club, e tutti i corollari del caso. Ovvero: attenzione spasmodica dei media sugli interpreti della serie, attrici che dettano legge in fatto di moda, diffondersi di modi di dire e tic linguistici (che in traduzione però vengono in gran parte perduti), lancio planetario di band e brani musicali prima persi nell'anonimato. La colonna sonora della serie in particolare è molto curata: il titolo di ogni episodio riprende il titolo di una canzone, e tormentoni pop come How To Save a Life dei The Fray sono balzati in cima alle classifiche proprio in seguito al loro inserimento nel telefilm.

Insomma, Grey's Anatomy è riuscita ad attingere a due diversi mondi ben noti allo spettatore: il serial di ambientazione medica che ha spopolato negli ultimi anni, e i sempreverdi telefilm che scavano nelle relazioni e nei sentimenti, soprattutto nei loro esiti più recenti e spregiudicati, come Sex and the City. Ed è riuscita così a creare un nuovo mondo, una serie medica dove il susseguirsi di casi clinici è molto più rallentato e distillato rispetto a quanto avveniva in E.R., e dove soprattutto sono le relazioni sentimentali a essere messe in primo piano.

Grey's Anatomy sembra infatti confermare una regola ben nota nei serial che hanno per sfondo un preciso ambiente professionale: il poliziotto sta con la poliziotta, l'avvocato con l'avvocato, e naturalmente... il dottore con la dottoressa. Qui con la complicazione che le varie storie d'amore saltano le gerarchie professionali, ovvero coinvolgono trasversalmente tirocinanti, specializzandi, stimati chirurghi e addirittura primari.
Non a caso nella prima puntata la protagonista Meredith Grey (Ellen Pompeo), prima di iniziare il suo internato al Seattle Grace Hospital, trascorre una notte d'amore con uno sconosciuto, che il giorno seguente si rivela la star dei neurochirurghi Derek Shepherd (Patrick Dempsey), nonché uno dei suoi superiori per l'anno di tirocinio. Un inizio col botto per una relazione che continua, naturalmente in modo travagliato, per tutte le tre serie finora prodotte.




  
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