ESISTERE NEL PRESENTE: UNA SFIDA PER SENTIRSI VIVI

di Maria Rosa Greco
Quando comunichiamo verbalmente spesso ci esprimiamo utilizzando tempi al passato e/o al futuro.
Questo è uno dei tanti segnali inequivocabili con cui la nostra mente ci permette, ma illusoriamente, di fare esperienza nel presente, nel cosiddetto “qui e ora”.

In realtà si tratta solo di ricordi passati o sogni futuri di noi stessi, di come siamo stati e di come saremo, di cosa abbiamo provato e di cosa proveremo, di cosa abbiamo fatto e di cosa faremo.

Il presente storico, dunque, in tutto questo gioco dei tempi (o forse sarebbe più appropriato parlare di giogo mentale!) dov’è?
Pare che si trovi in uno stato di quasi costante attesa di potersi esprimere, come noi siamo in quasi costante attesa di poter vivere, senza ovviamente che il tempo ci aspetti.

Come molti filosofi e studiosi dell’essere umano affermano da sempre, nel presente non c’è spazio per situazioni fittizie, né per la paura, se non per quella reale legata a situazioni contingenti di pericolo ( qualcosa che prende fuoco, l’aggressione di un animale, un incidente con l’automobile), né per l’ansia, generata in genere da preoccupazioni verso eventi che devono ancora accadere, né per l’angoscia.

Nel presente c’è, invece, spazio per la consapevolezza di esistere, di sentire il proprio corpo, le proprie sensazioni ed emozioni mentre le si stanno vivendo.
Quando si è nel presente l’eccitazione fluisce immediatamente nell’attività spontanea.
Si è creativi, si sa come sviluppare il proprio “centro”, si ha consapevolezza di cosa si desideri realmente, si hanno i sensi “accesi”, come è per i bambini piccoli.

E’questa l’unica dimensione reale dell’essere umano.
Ed è a questa che si sfugge continuamente quando si procede per automatismi e per semplici reazioni a stimoli esterni di pavloviana memoria.

Un semplice esempio di ciò che ci accade quotidianamente è la relazione con il nostro respiro.
In genere non ci accorgiamo di inspirare ed espirare.
Respirare è la capacità più primordiale, fondamentale che possediamo.

Se e quando ne siamo consapevoli, anche per pochi minuti, ci accorgiamo di quante cose è possibile sentire e modificare in termini sia fisici che emozionali.

In parallelo, se solo anche per pochi minuti al giorno fossimo consapevoli del nostro esistere al di là di ciò che accade attorno a noi, e di ciò che la mente ci costruisce, avremo trovato la chiave per esprimere la nostra vitalità e per trarre piacere da ciò che siamo realmente.

Da donna ”occidentale” ritengo che sia estremamente liberatorio sentire di esistere al di là della sofferenza.


Come psicoterapeuta di scuola gestaltica, l’evento più esaltante del processo di dare aiuto a chi si rivolge a me è vivere insieme, empaticamente, l’eccitazione legata all’aver sperimentato la consapevolezza di potere sviluppare il proprio potenziale di autorealizzazione.

Questo avviene ripristinando la spontaneità e il fluire con le proprie modalità personali di fare esperienza, partendo e rimanendo nel momento presente.

In questa prospettiva, ad esempio, non è importante che un evento così creativo come il sogno durante il sonno venga interpretato, ricollegandosi inevitabilmente alla propria storia passata, ma esso viene considerato nel contesto attuale della persona. In altre parole, davanti al racconto di un sogno mi chiederei “in questo momento qual’è il bisogno che viene espresso attraverso il sogno e la sua descrizione durante la seduta terapeutica?”.

Partendo dal “qui e ora” ogni evento della realtà può essere letto in modo nuovo e portare ad un reale cambiamento. Infatti il passato è, ovviamente, fatto di vissuti che si sanno già, come anche il futuro, nel momento in cui lo si programma e si cerca di direzionarlo con aspettative varie. Il risultato sarà navigare nel grande mare del “conosciuto” con l’illusione di “cambiare perché in realtà niente cambi”!
Nel momento presente il mio scopo è direzionare l’attenzione di voi lettori verso il piacere di sentire il respiro mentre state leggendo, verso l’unicità di questo vostro attimo di vita, verso l’eccitazione che accompagna ogni nuova acquisizione.

Ritengo che sia uno spreco riempire il tempo presente di abitudini passate e di previsioni future che sono realtà fuori dalla nostra essenza di esseri umani, che invece è fatta di vitalità, di intuizioni geniali e di completezza.


(08/11/2007)