FELLINI ONIRICON. SVELATO IL “LIBRO DEI SOGNI”
All’interno della Festa del Cinema di Roma la mostra “Fellini Oniricon” svela per la prima volta al pubblico i contenuti del Libro dei sogni del grande regista, messi in salvo per iniziativa della Fondazione Federico Fellini di Rimini.
di Claudia Pecoraro
Il cosiddetto Libro dei sogni è costituito da due libri mastri di diverso formato (35x26 e 49x35 cm) nei quali Fellini, sollecitato dall’analista junghiano Ernst Bernhard, annotò e illustrò nell’arco di trent’anni le proprie fantasie notturne. Il primo librone va dal 1960 al ’68, il secondo dal ’73 all’’82.

Già prima di avventurarsi nell’universo onirico con gli strumenti conoscitivi suggeriti da Bernhard, Fellini era consapevole e irresistibilmente attratto dall’importanza dei sogni. Agli amici domandava spesso cosa avevano sognato e li incitava a non disperdere quello che definiva “il lavoro notturno”.

Questa mostra presenta al pubblico, sotto forma di riproduzioni, i materiali inediti contenuti in questa sua “fatica”: quasi 400 pagine oltre a numerosi fogli tagliati con la lametta e regalati agli amici o per la pubblicazione su riviste.

Che cos’è questo straordinario reperto? Come afferma a ragione il catalogo della mostra, il Libro dei sogni «non è un diario. Non è un romanzo. Non è un comic book. Non è lo storyboard di un film. Non è una silloge di racconti né una sintesi pittorica. È tutte queste cose insieme e altro ancora».

E varie sono le valenze di questi preziosissimi fogli. Da un punto di vista biografico, è una fonte inesauribile di notizie inedite sulla vita e le opere di Fellini. Considerando gli eventi pubblici in essi rispecchiati, costituiscono uno sguardo lucido sul suo presente, con un taglio di costume, al limite del politico. E poi c’è il taglio psicologico e autobiografico: le confidenze, i segreti svelati, tra i quali il pubblico entra in punta di piedi.

Fellini disegna e ne dà le chiavi di lettura attraverso didascalie che sono storie, fantasie, poesie, precognizioni, situazioni surreali. È il suo mondo interiore che dipinge, per consegnarlo ad un unico lettore che è lui stesso.

E, nello scorrere le pagine di questa opera, il pubblico viaggia tra i suoi incubi, i contrasti familiari, i ricordi infantili della sua Rimini, le donne, madri e smisurate amanti, con Giulietta prima tra tutte, e ancora un numero vastissimo di personaggi noti, da Antonioni a Picasso, da Totò a Garibaldi, dai papi a Sophia Loren.

Non manca naturalmente il rapporto tra i sogni e le sue pellicole, in cui Fellini tratta spesso la realtà come sognata. Solo per citare qualche esempio: 8 ½ si apre con l’incubo dell’ingorgo automobilistico ed è tutto sospeso sulla domanda “sogno o son desto?”. Giulietta degli Spiriti intreccia le fantasticherie di una moglie con i dissapori della vita coniugale. Fellini Satyricon mette in scena una romanità vissuta in chiave ipnagogica. Il Casanova si conclude col vecchio seduttore che dice “Ho fatto un...” e si aggira ringiovanito nel gelo della laguna veneta.

La mostra “Fellini Oniricon”, con la sua scelta comprensibile di una esposizione semplice, è composta da un susseguirsi di pannelli in cui sono riprodotte le pagine del Libro, da un susseguirsi quindi di dettagli da osservare, di testi da leggere, di curiosità da scovare.
La difficile scrittura di Fellini è solo in parte “tradotta” nei cartellini di accompagnamento ai singoli pannelli, che riportano solo poche frasi significative. La visita alla mostra da parte degli appassionati, che non intendono perdersi nessuna parola del Maestro, diventa così lunghissima e faticosa. Considerato il fatto che la mostra è stata concepita all’interno di una festa del cinema, e quindi per un vasto pubblico di cineamatori, meglio sarebbe stato offrire a tutti la possibilità di leggere con scioltezza i testi interi, evidenziandone le parti più salienti per i visitatori più frettolosi.


(mostra visitata il 21 ottobre 2007)

Fellini Oniricon. Il libro dei miei sogni
Roma, Auditorium Parco della Musica, Spazio Risonanze
18 ottobre-7 novembre 2007
mostra prodotta da Fondazione Cinema per Roma e Fondazione Federico Fellini
a cura di Tullio Kezich e Vittorio Boarini


(24/10/2007)