DAI, SEPARATI! A QUANDO UN BAMBINO? IL PROSELITISMO DEI DISPERATI
Quando conviviamo vogliono spingerci a sposarci, una volta sposati ci chiedono insistentemente dei figli, molti figli; al primo litigio ci esortano a separarci…chi sono? Sono i nostri parenti e amici benintenzionati, i quali, chissà perché, ci fanno pressioni per trainarci nella loro stessa condizione. Facciamo attenzione a non farci influenzare!
di Laura Bonaventura
Avete notato con quanto accanimento amici e amiche single e separati cercano di convincerci a separarci? Ogni qualvolta ci si ritrova a chiacchierare ed esce fuori qualche manchevolezza del nostro coniuge, anche la più banale, immediatamente esclamano scandalizzati: “Io non lo sopporterei mai! Devi separarti assolutamente!”.

L’irrisorietà dei problemi che in genere suscitano tali commenti porta a domandarsi con quale consapevolezza la maggior parte delle persone si assuma un impegno fondamentale quale è quello del matrimonio e soprattutto ci fa dubitare della loro effettiva presenza al momento della fatidica frase: “…nel bene e nel male, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, finchè morte non vi separi”. Erano usciti un minuto a comprare le sigarette? Erano sotto effetto di stupefacenti?

Quando poi le difficoltà del nostro matrimonio diventano importanti e si parla davvero di crisi, allora la loro opera di proselitismo si scatena in tutta la sua potenza. Ogni giorno ci perseguitano con esortazioni, prediche, dure critiche al comportamento troppo accomodante che a parer loro attuiamo, ci allettano con la descrizione delle meraviglie post matrimoniali che ci aspettano: una vita super-gratificante, il partner perfetto che ci aspetta dietro l’angolo, divertimento e relax assoluto. Caspita, a farlo sapere in giro divorzierebbero tutti!

Poi però riflettiamo sulle reali condizioni di esistenza di tutti i separati e divorziati di nostra conoscenza e non ci sembrano esattamente rispondenti a quanto ci viene raccontato: liti feroci, recriminazioni, eserciti di avvocati stipendiati per anni, lotte furibonde fino all’ultimo centesimo, spartizioni dei beni talmente meschine da far toccare con mano la profonda miseria morale dell’essere umano, udienze al veleno in cui i due ex si rinfacciano tutta la vita passata insieme senza un briciolo di pietà o almeno di pudore, squallidi quanto inutili speed-date, per non parlare dei figli, strumentalizzati e contesi, costretti quasi sempre a schierarsi con l’uno o con l’altro dei genitori, dilaniati nel naturale sentimento d’amore per entrambi, e in fondo le sole vere vittime di questa triste guerra.


E’ vero, a volte è inevitabile arrivare alla separazione ed è giusto che sia possibile allontanarsi se la vita insieme è divenuta insopportabile, tuttavia è bene diffidare di chi vuole presentarci il divorzio come una passeggiata di salute e, se scegliamo questa strada, dobbiamo essere consapevoli di ciò che ci aspetta per capire se siamo davvero convinti. Se la risposta è sì, allora non avremo bisogno degli “incentivi” da parte dei nostri sponsor già dall’altra parte…seguiremo semplicemente il nostro cuore.

Continuando però a parlare di proselitismo dei disperati, i fenomeni analoghi da esaminare sono parecchi. Il primo riguarda le coppie senza figli. Ci siamo appena sposati e ogni giorno tocchiamo il cielo con un dito; la nostra vita scorre serena e felice, se non fosse per la famosa domanda che all’improvviso ci sentiamo ripetere almeno una diecina di volte al giorno, e sempre da persone diverse: “Allora, a quando un bambino?”.

A dire il vero noi al bambino non stavamo pensando affatto, né ne sentiamo in alcun modo la mancanza, eppure ogni volta che lo diciamo suscitiamo scandalo e riprovazione. Siamo proprio nell’anno 2007? A quanto pare sì, e tuttavia nonni, madri e padri, amiche e amici, conoscenti e meno che conoscenti – tipo la cassiera della supermercato che fino a quel momento non ci aveva mai nemmeno salutati – si sentono in dovere di esortarci alla riproduzione con diabolica pervicacia.

Così a poco a poco cominciamo a sentirci in qualche modo sbagliati, manchevoli di fronte alla società che in formazione compatta ci chiede a gran voce di dare il nostro contributo alla sovrappopolazione mondiale. Anche in questo caso ci guardiamo intorno e lo spettacolo non è confortante: torme di genitori distrutti, invecchiati di dieci anni in un colpo, annientati dalla cura dei pargoli e dediti alla lamentazione continua alternata a grida belluine e minacce di ogni genere per tenere a bada i marmocchi. Una segreta domanda tormenta molti di noi: “Ma chi ce lo fa fare?”, ma ci guardiamo bene dal pronunciarla in pubblico per evitare di essere bruciati come eretici in Campo de’ Fiori.


E alla fine cediamo. Dopo nove mesi di disturbi fisici devastanti (ingiustamente unilaterali!) stringiamo finalmente il nostro pargolo tra le braccia, convinti di essere ormai una coppia al di sopra di ogni critica. Ma ci sbagliamo, perchè non siamo ancora usciti dall’ospedale che già i nostri amati visitatori chiedono: “A quando il secondo? Non si può mica lasciare un bambino da solo!”. Chissà poi perché, dal momento che in genere il secondogenito deve essere pattugliato h24 dai genitori per evitare che finisca vittima di fratricidio… Comunque questo sarà il nostro nuovo tormentone. Possiamo scegliere di farci nuovamente condizionare oppure no, ma è necessario sapere che non finirà lì. Mia cognata, che ha quattro figli, mi giura che tutti quelli che la conoscono non fanno che domandarle: “E allora, il quinto quando arriva???”, quesito al quale lei è troppo ben educata per rispondere adeguatamente.

Ma cosa spinge le persone a pungolare con accanimento il prossimo affinché vada deliberatamente a cacciarsi in mare di guai? In verità mio figlio è stato concepito per caso mentre ero assolutamente convinta che non avrei mai ceduto alla smania riproduttiva planetaria, eppure all’istante e in modo del tutto inaspettato ho cominciato ad amarlo così immensamente che per lui darei la mia vita in qualsiasi momento; tuttavia quando mi sento ripetutamente incitare al secondo, sorrido e dico: “Sì, certo, prima o poi…”, ma dietro quel sorriso gentile e pudico sta silenziosamente esplodendo dentro di me una fragorosa risata, il cui commento di accompagnamento lascio alla vostra immaginazione.

In conclusione, per evitare di divenire vittime predestinate di tutti i benintenzionati di questo mondo, consiglio a tutte le coppie conviventi di fermarsi lì. Alt! Stop! Vivete felici, fate figli o non fatene, ma non fatevi influenzare da nessuno! Ascoltate i vostri sentimenti e seguite i loro dettami, rifiutando di cedere alle pressioni di una società che non ci vuole liberi di pensare e di agire, perchè inquadrati e ingabbiati per bene saremo più controllabili, più ricattabili. E la nostra infelicità le sembra un prezzo non eccessivo per il raggiungimento di questo fine.


E quando tutti vi chiederanno – perché ve lo chiederanno, statene certi –: “Ma quando vi sposate?”, date il via libera alla fantasia: “Ci siamo già sposati segretamente, ma non portiamo la fede”, “Vogliamo sposarci, ma i nostri genitori ci ostacolano!”, “Stiamo mettendo da parte i soldi per un matrimonio memorabile…”, e via di questo passo, ma pensateci bene prima di farlo davvero!


(30/07/2007)