PARRUCCHIERI. PERCHE' NON CI ASCOLTANO
La solita vecchia storia: si va con mille speranze, si torna scontente.
di Daniela Mazzoli
Dicono che le donne parlino più degli uomini: tanto, forse troppo. Eppure c’è una categoria professionale che non ne vuole sapere di ascoltarle. Sono parrucchieri o hair-stylist, come preferiscono autodefinirsi. Sempre molto indaffarati, coi negozi pieni di clienti, le forbici, la stagnola, le pappette da spalmare sulle teste delle malcapitate. Bisogna penare per prendere un appuntamento, riuscire a incastrare mille cose, posticiparne altrettante e prevedere comunque una mezza giornata libera (perché, si sa, anche con l’appuntamento non si riesce a rispettare gli orari). Bisogna mettersi a disposizione.

Si va con una ragionevole ipotesi di cambiamento, di miglioramento. Si va con dei capelli che non vanno, almeno non del tutto. E a volte ci si presenta con una foto in mano, un punto di riferimento, nel caso non ci si spiegasse bene a parole, appunto.
Eppure scatta un certo meccanismo, che si ripete identico o con minime varianti in tutti i negozi di coiffeur: chiunque, dalla semplice shampista alla signorina della cassa posa sulla signora appena entrata uno sguardo prima interrogativo (chi ti ha ridotto in quel modo?), poi denigrante (secondo me dovresti denunciarlo!) e infine commiserativo (alla fine sei tu che te lo sei lasciato fare…).

Pare niente e invece la condizione psicologica si capovolge. Dacchè si era entrate per usufruire di un servizio a pagamento si cerca di restare senza dare troppo disturbo, quasi chiedendo scusa, mettendosi lì buone ad aspettare con pazienza il genio che verrà in nostro soccorso. Si comincia anche a rianalizzare l’ultimo periodo di vita sentimentale e a chiedersi come sia stato possibile aver avuto un corteggiatore con una testa messa così…

Quando finalmente arriva lui (o lei) cerca di nascondere – ma non tanto bene come potrebbe - lo stesso senso di disapprovazione per quello che siamo state capaci di fare ai nostri capelli. Naturalmente è sempre colpa nostra e non – eventualmente- di un altro come loro che ci ha guardato prima di loro nello stesso identico modo.

Bisogna chiarire subito una cosa.
Ogni parrucchiere – diciamo pure come ogni stilista - ha una sua idea della bellezza. Che è una e che è, appunto, la sua. E cerca di ripeterla come una cantilena sulla testa della sue clienti. Vaglielo a spiegare che non bisogna essere per forza tutte lisce, solarizzate, esteticamente corrette. Loro mirano ad essere riconoscibili e a fare di te il proprio marchio deambulante, un testimonial vivente.


Nonostante anche questo sia chiaro da subito, prima ancora del primo shampoo, noi la foto gliela facciamo vedere lo stesso, timidamente, nel caso ne volesse tenere conto, non si sa mai. E si tenta pure, con quel po’ di voce che resta, di dire che vorremmo quel certo tipo di colore, con quel certo tipo di taglio e che – buttiamo lì persino un motivo esistenziale - facendo un certo tipo di vita non potremmo permetterci un certo tipo di acconciatura come standard.

Lui (o lei) ride dentro di sé alla nostra richiesta di un taglio che non richieda spazzola e messa in piega. Perché allora a che servirebbe un parrucchiere e la sua catena? Non c’è nulla da fare. Per il colore non ce l’abbiamo fatta: verrà fuori una cosa del tutto diversa da quella che avevamo suggerito, ma a quel punto è chi fona i capelli che ci convincerà del contrario: ‘è venuto proprio bene!’ è la prima battuta a lasciarci stupite. Un po’ di perplessità, poi ci guardiamo meglio verso lo specchio, incurvandoci verso la luce, per capire cosa ci sia di così bello che non riusciamo a cogliere.

Dopo due ore di impacchi sulla testa l’effetto è proprio invisibile. ‘Ma è questo il bello, che non si vede!’. E poi non tende un po’ al rosso? ‘Ma scherza? Sembra proprio il suo colore naturale!’. Ah, ecco. Sul taglio non è ancora detta l’ultima, possiamo farcela. Non deve tagliarli tutti, non deve tagliarli sotto. Deve tagliarli in mezzo, diciamo ‘durante’. Invece lui (o lei) è lì’ che ce li fa vedere morti, in tutta la loro decadenza, ‘non reggono, vede, si spezzano da soli’. Allora speriamo che faccia del suo meglio, che almeno si veda che c’è la mano di uno bravo, che eventualmente ‘ti monti la testa’.

Alla prima piega fatta in casa, ovviamente, viene fuori tutto. Quello è proprio un rosso, quello è solo un taglio sfilato sulle punte. Risultato: non sei cambiata, la foto è già finita nel cestino per non ricordarti cos’è che volevi. E il prossimo da cui andrai farà anche lui la faccia inorridita. Per non parlare dell’assegno che abbiamo staccato all’uscita. Quando lui (o lei) ci stringe la mano e ci dà un bacio ‘l’aspetto presto’, prima di scoprire che il cielo è sul punto di mettersi a piovere.


(07/02/2007)