SESSO E VERITA'. LA VENERE DEL MISTERO
Come una visione più ampia della sessualità nel tempo contribuisce alla costruzione dell’unica verità sulla natura umana.
di Emanuela Graziani
..Poi senza più volerci pensare, si abbandonò come rapito da quella nuova conquista. Si trovò ad accarezzare il suo seno, a sfiorarle il collo di baci, a passare la mano sull’altro seno e ritrovare anche lì quel fragile accenno di desiderio e passione. Indugiò un poco. Poi scivolò più lentamente verso il basso, le accarezzò la schiena e i fianchi. Risalendo si fermò fra le sue gambe. Maddalena sospirò al suo tocco.” (Tre metri sopra il cielo, Federico Moccia, Feltrinelli Editore).

Al di là delle etnie, delle lingue e delle culture, esiste un linguaggio trasversale le cui tracce si ritrovano nel tempo e nei miti dell’antichità: il linguaggio del corpo. Questo tipo di linguaggio rende visibili i legami e le corrispondenze tra ogni cosa e le creature nell’universo, rivelando l’ossatura della verità.

Se per i filosofi, la verità è un viaggio attraverso i secoli ma, sopratutto, un viaggio primordiale alla ricerca della più remota e profonda dimora di se stessi, per coloro che si amano, invece, la verità è l’incontro dell’abbondanza e del desiderio, di notti insonni passate all’insegna dell’impulso d’amore, quello che si fa pelle e carne nel movimento sinuoso dei corpi congiunti.

Allo stesso modo, se la verità, o tutto ciò che solitamente designa il termine, è per gli stoici un concetto astratto e impalpabile, privo di una qualsiasi definizione temporale e spaziale, come elemento etereo della vita vissuta e annotata, agli occhi degli amanti, quest’ultima assume le sembianze di una donna dalla carne vellutata e dai capelli di seta, vestita di pizzo, ingenua nel sorriso e nelle trasparenze della gonna.

Nella visibilità delle sue forme così morbide e rotonde, è possibile decifrare l’invisibilità della realtà come insondabile verità del mistero dell’esistenza umana.

Esistono profondi legami, di provata antichità, secondo i quali la sessualità, nella sua forma antica, è l’elemento più duraturo dell’esistenza umana, quello in assoluto più vicino alla creazione di verità. Platone parlava di un dono divino appartenente all’uomo affermando:”Ecco dunque, io lo dichiaro, l’energia dell’amore (l’Eros) e tra gli dei il più antico e il più degno, ha i maggiori titoli per guidare l’uomo sulla via della virtù e della felicità, sia in vita che nel regno dell’aldilà.”

Il soggetto iconografico e l’allegoria della nascita di Venere nella mitologia greca, abitualmente rappresentata come dea emergente dalle spume del mare, è uno degli aspetti più importanti del concetto di verità e sessualità nel passato.

Il primo punto da chiarire riguarda proprio l’immagine della dea, più precisamente alcune peculiarità con cui spesso veniva rappresentata. Sorprende la vastissima gamma di epiteti, a volte inquietanti, con cui Afrodite è venerata nelle diverse località della Grecia: Afrodite eterea come dea dell’amore e della bellezza, Afrodite prostituta, Afrodite Piticione, dal nome di una celebre cortigiana ateniese, e perfino Afrodite omicida, in seguito al brutale assassinio della bellissima Laide, uccisa da alcune donne tessale invidiose del suo fascino.

Ma l’aspetto più interessante è lo strano accostamento di Afrodite alla figura di Eros, nonché l’estrema interdipendenza tra le due divinità. Eros permane costantemente nell’immagine di Afrodite che ricopre un duplice ruolo: quella della donna dalla nudità generatrice e quella del giovinetto alato (immagine iconografica di Eros). Subordinato ad Afrodite, Eros è il dio dell’ambiguità.

Di sesso incerto, egli concentra su di sé tutti i profondi contrasti dell’anima umana: ama e nello stesso tempo divora, desidera e nello stesso tempo rifiuta, dona e nello stesso tempo ruba, è paladino della giustizia ma può comportarsi in modo ingiusto, è noto per la sua audacia eppure non è alieno da paura e sgomento. Queste peculiarità, che prendono le mosse dalle fonti letterarie con particolare riferimento all’epica postomerica, sono rappresentative del grande mistero celato nelle divinità antiche del sesso e dell’amore; dai loro movimenti incessanti di ispirazione ed espirazione, di attività e riposo, di alternanza e opposizione, di buio e di luce, si produce il respiro cosmico, rivelatore di verità circa l’esistenza umana.

La sessualità è collocata in una scena remota e primordiale, legata all’essenza dell’uomo perché sintesi della sua capacità di modificare e creare, e dunque sintesi di verità sull’origine della sua natura.

Per esempio nella nuova Guinea, molti riti iniziatici hanno a che fare con questa dimensione cosmica e naturale. La cerimonia della circoncisione, infatti, è spesso eseguita in una capanna che viene identificata con un mostro; essa viene sempre descritta come se avesse una pancia e una coda; certe tribù costruiscono queste capanne munendole di due entrate, quella grande rappresenta la bocca, quella piccola l’ano. La presenza della persona nella pancia del mostro è spesso equiparata al suo ritorno nel grembo materno, per cui l’iniziazione diventa una rinascita veritiera di se stessi.

Nella duplicità dell’essenza umana e nella sua più grande contraddizione, è dunque nell’amore e nei gesti del corpo, che scorgiamo la dimora interiore del nostro vivere.

Per afferrare il valore che i greci attribuivano alla verità dovremmo, come Psiche nella favola di Apuleio, sostare nel tempio di Afrodite, riconoscendo che ogni cosa sorride, ha fascino, suscita Aistheasis. Suscitare, provocare, era questa la derivazione che si attribuiva alla caratteristica essenziale di Afrodite, la bellezza…Afrodite è il richiamo, la nudità delle cose, così come esse si mostrano all’immagine dei sensi.” (J.Hillman, L’anima del mondo e il pensiero del cuore).

Ecco che in tutta la sua sostanza, Afrodite provoca, suscita, verità.


(10/09/2007)