GARDENIA: "SE AMARE VUOL DIRE SOFFRIR"
Nome scientifico: Gardenia Nome comune: Gardenia Famiglia: Rubiaceae Esposizione: Semi ombra Aspetto: Arbusto Origine: Asia, Africa Epoca di fioritura: Primavera
di Pietro Bruni
Prima di tutto una bellissima notizia: ho trovato la riccartonii all’Esselunga!!!
Se non vi sembra una grande notizia, ma piuttosto il delirio di uno squilibrato, è perché non avete sciaguratamente letto l’ultima puntata dell’Orto Botanico; se così è, correte quindi tosto a rimediare…

Oggi invece si parla di una pianta tanto bella quanto odiosa: her majesty la Gardenia.

Perché odiosa? Semplice, perché è una delle piante più insensatamente cagionevoli e ostinatamente sofferenti che mai vi capiterà di coltivare… Tranne che per alcuni gardenia-tenenti particolarmente fortunati questa boriosa pianta sarà per voi una croce, un flagello, un dolore sordo e profondo che vive nel petto…

Sono certo che i grandi poeti dolenti della letteratura, da Leopardi a Pavese, per ispirare i propri versi più strazianti, tenessero apposta sul davanzale una striminzita gardenia. Era infatti loro sufficiente gettare una lunga occhiata languida alla loro deprimente pianta per essere attagnalati dal mal di vivere. Se non mi credete compratevene una.

Magari non tutto il male verrà per nuocere e anche voi vi scoprirete grandi artisti in grado di sondare e descrivere gli antri più bui e penosi della natura umana. Voi starete da cani ma i posteri ringrazieranno voi e la vostra gardenia.

Io ho 3 di queste piante. Una non fiorisce da tre anni, sta male e tutte le volte che la contemplo mi viene il magone e mi sembra di sentirla sussurrare “ammazzami per pietà”. Un’altra sta molto meglio: vivacchia egregiamente in un mirabile, funambolico equilibrio tra funghi, clorosi ferrica, virus e depressione (mia, appena la guardo). L’ultima, devo dire, sta benone, ma è giovane, e sospetto che stia elaborando un malefico business plan di malattie assortite per tormentarmi tra qui e il 2020, data in cui ha deciso di spirare… ma non riuscirà a portare a termine il suo esecrabile piano: alla prima foglia gialla che oserà esporre, giuro che vado a seppellirla fuori città.

La gardenia è molto, molto diffusa. Il suo fiore è famosissimo per la bellezza e per il profumo molto simile a quello del gelsomino. La specie più famosa del genere gardenia, nome coniato in onore del naturalista Alexander Garden, è la G. jasminoides che fu importata in Europa dall’Asia nel 1761.

E’ pianta adatta agli stessi siti congeniali ai rododendri e alle camelie. Quindi se per bizzarre ragioni vostre aveste in uggia queste ultime due nobili cugine la gardenia farà al caso vostro. E per amore di verità bisogna anche ammettere che la gardenia ha un profumo che le varie camelie, azalee e kalmie si sognano.

Insomma se amate il rischio, il profumo di gelsomino e avete una certa propensione a fare l’infermiere, passando le ore a cercare di capire che cosa mai affligge la vostra beneamata gardenia, è pianta adatta a voi.

Un’ultima cosa: mi rendo conto che l’Orto botanico non hai mai preso posizione contro una pianta come questa volta. Per questo anticipatamente ci (e qui vigliaccamente uso il plurale) scusiamo con tutti quei lettori e quelle lettrici che questa pianta la amano alla follia e che si sono risentiti per i toni bruschi usati per descriverla. Ma una piccola giustificazione vogliamo (e daje col plurale, brutto fifone) darcela: le piante sono vive e ognuna con un suo carattere specifico e per questo, crediamo, passibili di critiche e di preferenze.

E se ci si pensa il bello dei giardini è, o dovrebbe essere, proprio questo: che la soggettività dei gusti di chi li accudisce amorevolmente siano in esso riflessi. Anche se, il folle, preferisce le gardenie alle camelie…

In that case, dear reader, good luck!


(23/06/2006)