L’INFORMAZIONE IN TV NELL’ERA DI INTERNET
Per avere Tg che non informano la gente, forse è meglio non averne del tutto. Ma l'arrivo delle televisioni digitali apre qualche speranza verso un nuova metodologia di comunicazione.
di Daniel Tarozzi
La terza rete nacque in seguito ad una sentenza della corte costituzionale alla fine degli anni 70, e il suo compito era quello di essere un canale regionale. Di quel progetto oggi rimangono solo i Tg regionali. Proprio l’informazione locale è assolutamente carente nei telegiornali italiani. Per informazione non si intende però il riportare le polemiche di quartiere, ma l’assunzione di quel ruolo essenziale che è il servizio per l’utente, l’informazione utile per la giornata che si sta per affrontare. Quindi lo sviluppo dell’informazione italiana dovrebbe seguire due direttrici: da un lato più attenzione alle zone buie del mondo, dall’altro più attenzione al quotidiano dello spettatore, lasciando spazio a personaggi pubblici solo quando fanno una dichiarazione veramente importante, che abbia conseguenze concrete.

Da molti anni carenze come quelle appena evidenziate sono messe in luce da più parti, senza che nulla cambi. Tuttavia oggi, pian piano, anche in Italia si sta ampliando il mercato delle tv digitali e, con esso, la possibilità di un’informazione diversa, più interattiva, più legata ai bisogni del cittadino, e soprattutto la possibilità di un’autentica concorrenza tra le varie testate giornalistiche, che porti anche in questo campo allo sviluppo di prodotti differenziati e originali, in grado di soddisfare un po’ tutte le esigenze e allo stesso tempo il principio di esaustività dell’informazione.

Nell’articolo relativo all’Agenda Setting si accennava all’importanza delle immagini nella selezione delle notizie da trasmettere in un telegiornale. Sembra un elemento assolutamente scontato nell’informazione televisiva eppure, paradossalmente, i servizi dei nostri telegiornali spesso, troppo spesso, non ne tengono conto; sono infatti costruiti principalmente attorno alla parola, e più che guardati vanno ascoltati. Ma ciò tradisce la natura stessa del mezzo (che secondo McLuhan è il messaggio). Infatti fondare l’informazione televisiva sul parlato è un paradosso quasi pirandelliano.

Eppure sotto il commento impostato dei giornalisti scorrono immagini spesso prive di alcun legame semantico diretto con quanto si sta dicendo, talvolta addirittura le immagini riguardano proprio altro, contraddicono il parlato, o semplicemente in uno stesso servizio sono ripetute più volte. In realtà dovrebbe essere la parola ad accompagnare le immagini e non viceversa (tranne casi eccezionali, in cui non si dispongano di immagini adeguate per una notizia dell’ultimo minuto, ma questo non spiega la carenza di immagini che immancabilmente troviamo anche nelle edizioni successive dei Tg).

Inoltre, nei nostri telegiornali si ha un uso limitatissimo di grafici e schemi esplicativi e riepilogativi, che numerosi studi hanno dimostrato essere efficientissimi. Per di più, quando questi sono presenti, in genere vengono mostrati per pochi secondi e senza venire spiegati. Oggi le animazioni al computer permettono ben altro. Altra grave lacuna del giornalismo televisivo italiano è l’utilizzo delle immagini di repertorio, le quali vengono mostrate senza che lo spettatore sia avvertito della non originalità delle stesse (come invece avviene negli Stati Uniti) creando così confusione, spaesamento da parte dello spettatore e talvolta addirittura rifiuto.

In questo senso l’apice fu raggiunto con la prima guerra del Golfo dove per giorni e giorni vennero trasmesse lestesse immagini, molte delle quali si rilevarono false o relative ad altri eventi.

Quando nacque e si diffuse l’informazione radiofonica, il giornalismo della carta stampata subì una violenta crisi, perdendo il ruolo di fonte primaria delle notizie, al quale si sostituì quello di mezzo di approfondimento. Lo sviluppo del giornalismo televisivo accelerò ulteriormente questa rivoluzione, e determinò una crisi e rinnovamento nel giornalismo radiofonico. Molti studiosi ritengono che la carta stampata sia per sua natura più adatta agli approfondimenti, mentre la televisione sarebbe “allergica” agli stessi. In realtà la televisione è il luogo ideale per un giornalismo d’inchiesta a patto che questo non si basi tanto su resoconti, quanto su immagini, magari prive di commento, che possono smuovere e far riflettere più di mille parole.


(24/07/2007)