HOME 
CURA DEL CORPO - CURA DELLO SPIRITO - CURA DEL PIANETA - ALIMENTAZIONE - MODA - ESTETICA - VIAGGI - CORSI E SEMINARI - FIERE E CONGRESSI
 VIDEO 
L'ORTO BOTANICO - 100 PAROLE SU - NON SOLO RECENSIONI - GUARIGIONE COME CRESCITA - ANGOLO DELLA PSICOLOGA -DOSSIER-
per Titolo/Descrizione/Autore Contenuto Articoli
Acqua 

 
Pagina 3 di 4
Ecco perché in alcune aree del Pianeta è veramente pericoloso bere l’acqua che arriva al rubinetto di casa; in questi casi il ricorso alle acque minerali imbottigliate è indispensabile. In mancanza di esse buona norma è far bollire l’acqua per almeno dieci minuti prima di berla o usarla solo per cucinare e per preparare bevande calde.

Molta cautela è necessaria peraltro anche per bagnarsi in acque di sorgenti, di mari, di ruscelli, torrenti, fiumi e laghi contaminati dall’inquinamento industriale.
Per quanto concerne l’Italia, l’acqua di rubinetto la si può bere tranquillamente quasi dappertutto poiché per essere distribuita in acquedotto deve possedere precisi requisiti - come da D.P.R. 24.5.1988 n. 236 in conformità della direttiva CEE n. 80/778 - e rispettare parametri organolettici e chimico-fisici; e ancora deve essere priva di sostanze tossiche, germi e virus. Tuttavia, da almeno un decennio a questa parte, gli Italiani mostrano di preferire le acque minerali imbottigliate e a tale proposito va detto che il patrimonio di acque minerali italiano è davvero straordinario e ne annovera circa duecentosessanta, ognuna proveniente da un bacino idrogeologico diverso.

Tale patrimonio fa della nostra Penisola una vera piccola oasi rispetto al Pianeta, considerando anche che l’Italia gode di una straordinaria abbondanza di fonti termali, di fiumi e di laghi ed è circondata dal mare per tre quarti.

Nel corso del convegno “Sicurezza dell’acqua nel Terzo Millennio” tenutosi alcuni anni fa a Villa Olmo a Como, fu sottolineato che circa l’otto per cento della popolazione della Terra soffre di scarsità d’acqua e quasi un terzo degli abitanti vive in condizioni di insufficienza idrica. Quasi due miliardi di persone, poi, non possono accedere direttamente ad acque potabili e inoltre circa 8 milioni di individui muoiono per cause idrosanitarie dirette e 30 milioni per effetti direttamente riconducibili alla scarsità idrica. Il quadro emerso è decisamente inquietante e dovrebbe farci riflettere e apprezzare di più il privilegio di cui godiamo per cause naturali.

L’acqua, perciò, è oggi oltremodo preziosa e rara e andrebbe trattata con grande rispetto e senza sprechi.
Già intorno alla metà dell’Ottocento uomini di scienza paventavano la scarsità d’acqua del Pianeta ed altri studiosi ne esaltavano le qualità terapeutiche; tra questi un grande fautore dell’idroterapia fu, in Baviera, Sebastian Kneipp (1821-1897), tanto che le sue cure idrotermali divennero famose in buona parte del mondo. Secondo Kneipp lo scopo dell’idroterapia consisteva soprattutto nello <>. Egli affermava: <>.

L’abate Kneipp fu un grande sostenitore anche delle cure esterne effettuate mediante l’acqua, riconoscendole - se utilizzata fredda - una funzione ischemica, vale a dire la capacità di allontanare il sangue dalla superfici e, se calda, la capacità di richiamare il sangue in superficie, secondo necessità.
Per quanto concerne l’uso esterno, oggi si sa che l’acqua serve non solo come regolatore termico e come indispensabile elemento di igiene e di pulizia personale ma anche come elemento terapeutico utilizzato nell’idrocolonterapia, nell’idroagopuntura, nella talassoterapia, nel termalismo, nel ricorso a strumentazioni che ne esaltano l’azione, come ad esempio vasche di idromassaggio, saune e così via. Tutte queste applicazioni esterne stimolano anche le funzioni veicolanti, emuntorie e respiratorie della pelle ed in particolare di alcuni centri nervosi superficiali sollecitando così una pronta risposta della corteccia cerebrale e dell’asse cortico-surrenale.

Circa gli effetti terapeutici sia interni che esterni dell’acqua ci sarebbe ancora molto da dire; ciò che in questo breve excursus abbiamo voluto sottolineare è che l’acqua, pur essendo uno degli elementi più vicini all’uomo e il più indispensabile per la sua sopravvivenza, viene spesso utilizzata in modo inadeguato, con poca accortezza, con troppi sprechi o con eccessiva parsimonia. Quando la presenza d’acqua lo consente, infatti, bere poco, lavarsi poco, e soprattutto utilizzarla poco come rimedio terapeutico sia interno che esterno, significa, in fondo, avere poco rispetto della propria vita.


1 | 2 | 3 | 4
 
  invia articolo per e-mail stampa l'articolo