HOME 
CURA DEL CORPO - CURA DELLO SPIRITO - CURA DEL PIANETA - ALIMENTAZIONE - MODA - ESTETICA - VIAGGI - CORSI E SEMINARI - FIERE E CONGRESSI
 VIDEO 
L'ORTO BOTANICO - 100 PAROLE SU - NON SOLO RECENSIONI - GUARIGIONE COME CRESCITA - ANGOLO DELLA PSICOLOGA -DOSSIER-
per Titolo/Descrizione/Autore Contenuto Articoli
News 

 
Pagina 2 di 2
Come spesso accade, è più facile ritrovarsi a vivere situazioni estreme piuttosto che quelle di equilibrio, in cui le estremità stesse si incontrano, trasformate, a metà strada.
Nell’ambito delle relazioni genitori-figli, è più facile trovare individui che, per effetto di profonde deprivazioni affettive, di cure e di legami soprattutto materni, si difendono sviluppando vere e proprie psicopatologie che permettono loro di vivere in un mondo “alternativo”; oppure, si incontrano individui che per effetto delle attenzioni soffocanti e spesso ansiogene da parte dei genitori abbracciano il fallimento come “destino” della propria vita perché qualsiasi movimento in avanti implicherebbe probabilmente lo smarrimento e la perdita di equilibrio da parte dei genitori stessi.

Questi sono solo due esempi di una scala di relazioni che può presentare vari squilibri in diversi gradini.
Recentemente, due ricercatrici italiane del Cnr e una francese del Cnrs (Anna Moles, Francesca D’Amato e Brigitte Kieffer) hanno scoperto che nella creazione del legame di attaccamento fra madre e neonato, il cosiddetto “bonding”, giocano un ruolo importante gli oppiacei endogeni. Si tratta di molecole prodotte naturalmente dall’organismo, che fungono da analgesici naturali, alleviano lo stress e rinforzano i comportamenti adattivi, come quello di attaccamento del neonato alla madre, indispensabile per garantire la sopravvivenza di un esserino che non ha ancora capacità di autonomia psicofisica.

Questo legame di attaccamento rientra nella categoria delle relazioni sane. Dall’adolescenza in poi, però, risulta difficile accettare che il neonato ormai cresciutello abbia bisogno di un tale attaccamento per vivere, semmai il prolungarsi di relazioni di dipendenza, simbiotiche, porta l’individuo a “sopravvivere”, riducendo all’essenziale le proprie funzioni di crescita, piuttosto che a vivere pienamente a cuore e torace aperto!

Perché non chiedersi allora, sia nel ruolo di figli che di genitori, a cosa e a chi serve mantenere il cordone ombelicale ancora in funzione, e anche cosa accadrebbe se questo cordone si recidesse?
Nel neonato, il taglio materiale del cordone segna l’inizio alla sua vita separata rispetto alla madre, alla danza del suo respiro vitale che non è più quello della madre che ha sentito per ben nove mesi.

Da lì comincia la scoperta dei propri ritmi e del mondo, coi propri occhi. E inizia al tempo stesso il viaggio verso l’autonomia e l’indipendenza da tutti i “cordoni” e i “legami” che limitano e ostacolano il pieno sviluppo della propria personalità.

Dott.ssa Maria Rosa Greco
Psicologo clinico e psicoterapeuta della Gestalt
e-mail: greco.mariarosa@libero.it
tel. 338/7255800



(23/03/2007) - SCRIVI ALL'AUTORE


Non aver paura di curare la propria anima è benessere

1 | 2
  
 
  invia articolo per e-mail stampa l'articolo