Cieli oscurati dalle polveri e cieli sempre più blu

I cieli del mondo si stanno offuscando. Causa di tale riduzione di trasparenza è l’inquinamento atmosferico, che ostacola l’attraversamento dell’atmosfera da parte della luce solare. Unica eccezione l’Europa, i cui cieli sono diventati, al contrario, più brillanti di quanto non fossero negli anni Ottanta.

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di Virginia Greco

cielo
A causa dell’inquinamento dell’aria, che ostacola l’attraversamento dell’atmosfera da parte della luce solare, i cieli del mondo si stanno offuscando. Fa eccezione l’Europa, in cui leggi più restrittive stanno sortendo il loro effetto positivo.
L’inquinamento atmosferico, incrementato quasi ovunque negli ultimi 30 anni, ha determinato l’aumento di particolato in sospensione nell’aria, come fuliggine, polveri sottili ed anidride solforosa; esso agisce da filtro per le radiazioni solari, che vengono così diffuse e non riescono a penetrare l’atmosfera. La conseguenza è che la visibilità risulta notevolmente ridotta e il cielo appare più cupo.

Si tratta del risultato di uno studio presentato di recente sulla rivista americana Science. A condurlo è stato un gruppo di geografi e climatologi guidati da Kaicun Wang, professore presso l’Università del Maryland (USA).

I ricercatori hanno attinto ai dati provenienti da 3250 stazioni meteorologiche, distribuite su tutto il pianeta e in orbita attorno ad esso, e raccolti dal National Climatic Data Center (NCDC). Le misurazioni sono relative tanto alla trasparenza del cielo quanto alla concentrazione e natura dell’aerosol presente nell’atmosfera.

Un aerosol è un colloide in cui micro-particelle di un liquido o di un solido sono disperse in un gas. Esistono numerosi tipi di aerosol. Alcuni sono del tutto naturali, come quello marino, nebbia che si forma spesso su mari e oceani, o quello desertico, in cui le sabbie si muovono attraverso i paesi restando sospese nell’aria. Altri hanno invece origine “artificiale” e possono essere causati dall’inquinamento atmosferico (particolato antropico presente soprattutto nelle zone urbane e industrializzate) come anche dalla combustione di biomasse.

Gli aerosol sono fortemente coinvolti nei processi di scattering (diffusione) della radiazione solare, la quale passando attraverso l’atmosfera può essere assorbita, riflessa o trasmessa (ossia lasciata passare). I gas serra, come noto, tendono a trattenere la radiazione, determinando un riscaldamento del pianeta. I raggi che colpiscono i particolati presenti nell’aria, invece, vengono deviati in direzione differente da quella di incidenza. Si ha quindi una diffusione che determina una redistribuzione dell’energia radiativa di natura solare.


Le polveri atmosferiche, o materiale particellare, sono un insieme eterogeneo di particelle solide e liquide che, a causa delle ridotte dimensioni, tendono a rimanere sospese in aria.
E’ noto che gli aerosol influiscono sullo stato climatico; ne segue che cambiamenti della loro diffusione, composizione e densità non possano che avere un impatto significativo sul clima. I fenomeni che intervengono sono vari, per cui le interazioni non sono ancora del tutto note e sono oggetto di studio. In tal senso i risultati riportati dai sopra citati ricercatori dell’Università del Maryland rappresentano un apripista per futuri studi, sempre più approfonditi, in questo ambito.

Il fenomeno della riduzione della visibilità era in realtà già noto, come del resto il fatto che gli aerosol influissero sul clima, ma non si disponeva di una tale quantità e completezza di dati, quali quelli a cui il gruppo di Kaicun Wang ha attinto, né si era ancora realizzata un’accurata analisi basata sul confronto degli andamenti reali con i modelli simulati.

“La creazione di questo grande database” afferma Wang riferendosi a quello del NDCD, “è un importante passo avanti in direzione della ricerca sui cambiamenti di lungo termine nell’inquinamento dell’aria e della messa in correlazione di questi ultimi con l’evoluzione del clima mondiale.” I dati in questione coprono una fascia temporale piuttosto ampia, che va dal 1973 al 2007.

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Se in generale i cieli del mondo hanno visto ridurre la loro trasparenza nell’arco degli ultimi trent’anni, al contrario quelli europei sono diventati più brillanti di quanto non fossero negli anni Ottanta
Se in generale, dunque, i cieli del mondo hanno visto ridurre la loro trasparenza nell’arco degli ultimi trent’anni, al contrario quelli europei sono diventati più brillanti di quanto non fossero negli anni Ottanta. Ciò perché, mentre nel complesso l’inquinamento atmosferico è aumentato, una maggiore attenzione verso l’ecologia ha fatto sì che in Europa si abbia ora una minore incidenza del fenomeno. Secondo Wang il rischiaramento dei nostri cieli è dovuto ad “una combinazione tra la comparsa di leggi per il controllo dell’inquinamento sempre più stringenti e la chiusura di molte fabbriche russe”.

Il fatto che gli aerosol filtrino la radiazione solare, impedendogli in parte il raggiungimento della crosta terrestre, ha fatto pensare alla possibilità di realizzare per la Terra uno schermo solare fatto di particolato. Alcuni ricercatori dell’ente americano NOAA, Amministrazione Nazionale Oceanica e Atmosferica, mettono in guardia sui possibili effetti collaterali di tale schermo, ossia ad esempio – a parte l’offuscamento del cielo - il fatto che molte centrali e sistemi elettrici che producono energia dal sole ridurrebbero di molto la loro efficienza, in quanto riceverebbero molta meno radiazione diretta (essendo essa diffusa prima di attraversare l’atmosfera).

stazione meteo
Gli studi condotti dal gruppo di geografi e climatologi dell’Università del Maryland guidati da Kaicun Wang si basano su dati provenienti da 3250 stazioni meteorologiche, distribuite sul pianeta o in orbita attorno ad esso.
Ad ogni modo, sarà opportuno condurre ulteriori e approfonditi studi sul comportamento degli aerosol e sulla loro influenza sul clima. Occorre infatti tenere presente che, come detto, sinora non esisteva una raccolta di dati di alta qualità estesi su tutto il territorio mondiale e su un periodo di tempo abbastanza lungo. Inoltre i parametri da prendere in considerazione sono tanti (come la composizione precisa dell’aerosol, nonché la sua distribuzione a livello spaziale) e i modelli con cui i ricercatori si trovano a lavorare sono complessi e variegati.

Anche in Italia si conducono ricerche in questo campo, incentrate soprattutto sull’analisi della situazione nel bacino del Mediterraneo, che per la sua struttura è palcoscenico di vari effetti incrociati, i quali richiedono una modellazione opportuna.

In attesa degli sviluppi della ricerca, possiamo goderci un cielo blu dipinto di blu più di quanto non fosse 30 anni fa e considerarlo una testimonianza dell’efficienza delle politiche anti-inquinamento attuate. Ovviamente sarebbe però stupido sedersi sugli allori, in quanto gli obiettivi di riduzione dell’impronta ecologica sul pianeta sono ancora ben lontani.

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31 Marzo 2009 - Scrivi un commento
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