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Piano casa: per il WWF prevale il buon senso. Per ora

L’incontro con le Regioni ha evidenziato tutti i problemi di costituzionalità e tutti i rischi da giorni denunciati dal WWF. Su piano casa in prima battuta è dunque prevalso il buon senso. Il Presidente del Consiglio si è accorto che il testo prodotto dagli Uffici di Palazzo Chigi andava ben oltre le sue intenzioni.

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Il Piano casa è stato accantonato grazie alle Regioni che hanno evidenziato tutti i problemi di costituzionalità
Il testo “Piano casa” è stato accantonato grazie alla coerente e giusta posizione delle Regioni che hanno sollevato motivate eccezioni di costituzionalità. Visto che il governo del territorio è materia concorrente con le Regioni, rimane il mistero di come gli attrezzatissimi uffici legislativi di Palazzo Chigi abbiano potuto far circolare il 20 marzo in via ufficiale un testo che sarebbe stato bocciato all’esame di diritto pubblico del primo anno di giurisprudenza di qualsiasi università. Rimane anche il problema di cosa s’intenda esattamente con il termine “accantonamento” usato per il decreto: perché non è stato ritirato, visto che non solo ci si è accorti degli errori d’impostazione costituzionale, ma si è affermato anche che questo non rappresenta la volontà del Governo?

Difficile dire cosa ora possa accadere. Si parla di un tavolo tecnico che, con le Regioni, dovrà “in settanta ore” trovare il modo di trasformare in forma legislativa accettabile e condivisa le idee del Presidente del Consiglio che confermerebbe volere comunque puntare alla possibilità di incrementare le cubature immobiliari esistenti. Settanta ore sembrano davvero poche visto che rimangono irrisolte due questioni, una formale ed una sostanziale.

Quella formale è sempre relativa alle competenze regionali, il Governo, infatti, non si accontenterebbe di una norma che fissi i termini generali della questioni e che poi per legittima competenza demandi alle Regioni l’articolazione di questi; quella sostanziale è relativa alle modalità di autorizzazione e controllo che non devono aprire il varco ad un condono mascherato e devono prevedere forme autorizzative che non svuotino le competenze degli enti locali e di quelli preposti alla tutela dei vari vincoli.

Su questi punti ogni testo ed ipotesi sino ad ora circolata, compreso il testo ufficiale del 20 marzo, creava più problemi che soluzioni, difficile dunque credere che 70 ore bastino per ricucire uno strappo istituzionale che comunque c’è stato e per trovare soluzioni giuridiche a problemi di estrema complessità.

Speriamo che la ragione giuridica prevalga su quella politica, speriamo che il buon senso prevalga sulla voglia di mattone che non ha mai abbandonato questo Paese.

25 Marzo 2009 - Scrivi un commento
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