Sequestrati due inceneritori in provincia di Colleferro

13 arresti e 25 avvisi di garanzia in seguito ad un'indagine durata un anno. Tra i motivi dell'arresto l'associazione per traffico illecito e la truffa allo Stato. Secondo l'accusa venivano smaltiti illegalmente rifiuti provenienti da Campania e Lazio.

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Inceneritore Colleferro
Traffico di rifiuti a Colleferro: sigilli al termovalorizzatore e 13 arresti
Si è scatenata una bufera sul termovalorizzatore di Colleferro, in provincia di Roma: rifiuti speciali e anche pericolosi sono stati trattati e commercializzati come Cdr. Questa la principale accusa rivolta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Roma, a 13 persone tra cui il direttore tecnico e responsabile della gestione dei rifiuti dell'impianto.

A seguito dell'indagine, coordinata dalla Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri, Giancarlo Cirielli, i carabinieri hanno notificato nelle province di Roma, Latina, Frosinone, Napoli, Avellino, Bari, Foggia, Grosseto e Livorno, 13 Ordini di Custodia Cautelare degli arresti domiciliari, emessi dal G.I.P. del Tribunale di Velletri Alessandra ILARI, nei confronti, oltre al direttore, del procuratore e responsabile della raccolta dei multimateriali dell'impianto di una società di gestione di rifiuti di Roma; di soci e amministratori di società di intermediazione di rifiuti e di sviluppo di software; di chimici di laboratori di analisi.

Gli stessi carabinieri hanno provveduto anche a notificare complessive 25 informazioni di garanzia. I reati contestati agli indagati, a vario titolo, sono di associazione per delinquere; attività organizzata per traffico illecito di rifiuti; falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico; truffa aggravata ai danni dello Stato; favoreggiamento personale; violazione dei valori limiti delle emissioni in atmosfera e prescrizione delle autorizzazioni; accesso abusivo a sistemi informatici.

Le indagini del NOE - spiega una nota - hanno permesso di raccogliere "inequivocabili elementi di responsabilita' a carico dei soggetti che conseguivano ingiusti profitti, rappresentati dai maggiori ricavi e dalle minori spese di gestione dei rifiuti che venivano prodotti e commercializzati come CDR pur non avendone le caratteristiche, qualificabili, in parte invece, come rifiuti speciali anche pericolosi e quindi non utilizzabili nei forni dei termovalorizzatori per il recupero energetico".

No inceneritore
Il logo di una campagna contro gli inceneritori
I responsabili della truffa hanno allestito uomini e mezzi (impianti di trattamento e recupero, intermediari, laboratori d'analisi, gestori di rifiuti), che conferivano ingenti quantitativi di rifiuti urbani non differenziati ai termovalorizzatori, classificandoli come CDR benché privi delle caratteristiche previste dalla legge;

Hanno falsificato e predisposto certificati di analisi redatti da liberi professionisti (chimici) che attestavano falsamente dati sulla natura, composizione e caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti, che hanno consentito la classificazione degli stessi come CDR;

Hanno richiesto ed ottenuto incentivi statali previsti dal CIP 6/1992 (maggiorazione sul pagamento inerente all'acquisto dell'energia prodotta dalla termovalorizzazione da fonti alternative da parte del gestore nazionale per l'energia elettrica) e dichiarato al Gestore Servizi Elettrici consumi di gas metano per uso generazione elettrica inferiori a quelli effettivi;

Hanno eluso i controlli da parte dei Carabinieri del NOE con la distruzione o con l'occultamento di certificati ed analisi;

Hanno alterato i dati relativi ai valori fuori limite, attraverso l'introduzione nei sistemi informatici destinati al controllo dei fumi e delle emissioni inquinanti, alla gestione e conservazione dei relativi dati e la trasmissione degli stessi agli organismi di controllo;

Infine, dirigenti ed amminsitratori hanno attuato un condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l'autorita' giudiziaria.

Significativo in tal senso è l'episodio che riguarda la combustione di pneumatici di veicoli all'interno del termodistruttore, nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell'impianto; oppure la combustione di altro materiale non idoneo, che veniva annotato dagli operai sulla documentazione e registri di accettazione con diverse diciture quali "Munezza", "Pezzatura grossa" o "Scadente". E' in via di verifica se tali ripetuti illegali conferimenti hanno prodotto pericolose immissioni di fumi nell'ambiente circostante, densamente popolato. Il GIP, nell'autorizzare la continuazione delle attività di termovalorizzazione, ha decretato che tali attivita', dal sequestro in poi, avvengano sotto la vigilanza del personale del NOE di Roma, reparto ritenuto d'alta specializzazione e fiduciario della stessa.

Articolo tratto da www.affaritaliani.it

8 Marzo 2009 - Scrivi un commento
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