L’“educazione alla terra”, metodo efficace per imparare a rispettare la natura

Stimolare giovani e adulti al rispetto del nostro pianeta è un obiettivo prioritario. Per capire come si possa diffondere una coscienza ecologica, abbiamo quindi intervistao la dottoressa Marilena Cappuccio, educatrice ambientale di Palermo.

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di Claudia Pecoraro


Foto concessa dall'Associazione Giona per la Terra
Incoraggiare giovani e adulti al rispetto del nostro pianeta oggi è un obiettivo necessario e prioritario, e tanti sono i metodi “didattici” che mirano a diffondere una coscienza ecologica tra un pubblico sempre più vasto.

Abbiamo intervistato la dottoressa Marilena Cappuccio, educatrice ambientale di Palermo che da molti anni, insieme ai membri della sua Associazione “Giona per la Terra”, sperimenta un approccio di origine americana, considerato tra i più efficaci per sensibilizzare le persone ad avere più riguardo per l’ambiente che ci ospita.

Si tratta della “educazione alla terra” (earth education), di cui, in questa prima parte dell’intervista, impareremo a conoscere la storia, dalla nascita negli Stati Uniti fino al suo arrivo in Italia, alla sua attuale applicazione.

Dottoressa Cappuccio, cominciamo con lo spiegare cosa si intende per “educazione alla terra”.

"Il metodo “educazione alla terra”, che vi invito a scrivere con le lettere minuscole proprio come vuole il suo fondatore, può essere considerato un’alternativa alla più tradizionale “educazione ambientale”, che si prefigge di essere «di base e di massa, alla portata di tutti e per l’urgenza del momento»".

Per capire meglio, torniamo indietro alle origini del metodo...

"L’“educazione alla terra” nasce negli Stati Uniti negli anni ‘80 ad opera del prof. Steve Van Matre, che crea attorno a sé il gruppo più grande del mondo di persone che operavano volontariamente nell’ambito dell’ambiente: l’Institute for Earth Education, attualmente esistente.

Tutto ebbe inizio dall’esperienza diretta del prof. Van Matre nel campo dell’“educazione ambientale”, nata negli anni ‘60, quando, ormai assodati i rischi e le problematiche del nostro pianeta, si cercava già di migliorare i comportamenti dell’uomo in tal senso. Col passare del tempo, il professore si rese conto che, in 20 anni di applicazione di questo metodo, troppo poco era cambiato, e occorreva una critica attenta sul perché i propositi iniziali stessero fallendo".

Cosa emerse da questa prima analisi?

"Venne subito fuori che sotto il concetto di “educazione ambientale” era finito un po’ di tutto: dalle escursioni con una guida, a qualsiasi laboratorio all’aperto, fino all’educazione fisica nelle scuole. Bisognava mettere a fuoco meglio gli obiettivi. Ecco che Van Matre propone un’alternativa, che chiama “educazione alla terra”, la quale si propone di «aiutare le persone a vivere più lievemente sulla Terra», sia a livello fisico, sia dal punto di vista dei comportamenti e degli atteggiamenti. (Il risultato di queste riflessioni viene pubblicato nel volume basilare “earth education... a new beginning”)".

Quando e come arriva in Italia la nuova metodologia?

"L’Istituto centrale, che ha sede a Cedar Cove in West Virginia, possiede numerosi “rami” in tutto il mondo: in USA, Canada, Giappone, Australia e, quanto all’Europa, in Olanda, Germania, Spagna e Inghilterra. In Italia l’“educazione alla terra” è sbarcata negli anni ‘90 ad opera di alcuni giovani che si erano formati in Inghilterra, e il “ramo” nazionale ha sede nel Parco fluviale del Pò e dell’Orba. Tra i vari coordinamenti regionali, ne esiste uno in Sicilia che fa capo all’Associazione Giona per la Terra, di cui io sono appunto referente".

Qual è la formazione dei membri della vostra Associazione e come vi siete avvicinati al metodo di Van Matre?

"Noi tutti abbiamo una formazione simile: qualcuno di noi è agronomo, la maggior parte proviene dalle Università di Scienze Naturali e Ambientali, anche se per forza di cose abbiamo dovuto approfondire conoscenze di sociologia, pedagogia e perfino recitazione. Uno dei nostri membri si è innamorato dell’approccio di Van Matre dopo aver seguito un corso di introduzione all’“educazione alla terra” nel Parco d’Abruzzo. Al suo ritorno, ci ha trasmesso il suo entusiasmo e abbiamo provato ad applicare questo metodo ad una serie di attività rivolte ai fruitori occasionali della splendida Riserva naturale dello Zingaro (Trapani). Qui nel 1997 è sorto Terra Magica, il primo centro stabile in Sicilia, dove le nostre attività, allargate pian piano anche alle scuole elementari e medie, sono andate avanti per 4 anni, registrando una media di 500 ragazzi all’anno. Gli operatori locali, che sono stati formati allora, oggi continuano ad applicare lo stesso metodo".

Dopo i primi quattro anni, come hanno avuto seguito le vostre attività?


Foto concessa dall'Associazione Giona per la Terra

"Dopo varie altre esperienze in giro per la Sicilia, dal 2000 abbiamo ottenuto in gestione una struttura all’interno del Parco delle Madonie, in cui abbiamo investito gran parte delle nostre energie. Il centro si chiama Pacha Mama che nella lingua degli Indios vuol dire “Terra Mamma”, perché ci piace pensare al nostro pianeta come una mamma che si prende cura di noi ma che dall’altra parte ha bisogno del nostro affetto. Qui abbiamo raggiunto picchi di 6000 presenze all’anno, tra fine-settimana per famiglie, campi estivi, formazione per le scuole superiori, per gli insegnanti, e per gli enti gestori delle aree protette".

Qual è la situazione allo stato attuale?

"Dopo 8 anni di pressanti richieste, finalmente il Parco delle Madonie ci ha riconosciuti come centro accreditato del Parco, quindi tutte le nostre iniziative sono patrocinate automaticamente da quest’ultimo. Inoltre l’Azienda Foreste Demaniali ha individuato l’“educazione alla terra” come metodologia ufficiale per tutte le attività didattiche di profilo ambientale che hanno luogo nelle riserve da essa gestite. Un altro importante passo è che stiamo per entrare in un coordinamento di centri di educazione ambientali a livello regionale, con lo scopo di creare una rete e promuovere iniziative sia singole che congiunte".

Finisce qui la prima parte dell'intervista. Nei prossimi giorni vi proporremo la seconda metà in cui la dottoressa Cappuccio ci farà capire più da vicino in che cosa consista questo metodo. Continuate a seguirci!

22 Dicembre 2008 - Scrivi un commento

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