Moby Dick, Ugo Bardi, Lester Brown e il picco del petrolio

Sabato 15 novembre, presso il bioagriturismo Dulcamara situato a Ozzano dell'Emilia (BO), si è svolta la presentazione del libro "Piano B 3.0 - mobilitarsi per salvare la civiltà" di Lester Brown. Sono intervenuti Dario Tamburrano, coordinatore del gruppo di traduzione del testo originale, e il professor Ugo Bardi, Docente all'Università di Firenze e Presidente di Aspo Italia. Riportiamo qui un resoconto dell’incontro.

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di Daria Casali


Moby Dick e la caccia alle balene

Moby Dick, Herman Melville, il Capitano Achab e Ismaele, la caccia alle balene nell'Ottocento... le parole del Professor Bardi, ASPO Italia, evocano ricordi lontani, immagini ed emozioni di un libro letto tanti anni fa. Stiamo parlando del Picco del Petrolio, di una risorsa finita che sta finendo, perché Bardi parla di balene?

Perché Moby Dick è un romanzo che ci aiuta a capire lo sfruttamento di una risorsa finita, l'olio di balena, pregiato ed economico, largamente presente in natura, nelle balene, usato nell'era pre-petrolio per illuminare le lampade. Una parola dopo l'altra... i vecchi ricordi si arricchiscono di nuovi elementi: l'economia, l'olio, la caccia alle balene... a scuola non avevo capito, forse ero giovane... in effetti, perché cacciavano le balene? Non era certamente uno sport! Gradualmente diviene chiaro il parallelismo tra l'olio di balena e l'olio nero, il nostro petrolio.

Il Professor Bardi ci sta accompagnando in un viaggio del passato per mostrarci cosa accade oggi, nel presente: “Immaginiamoci il tempo in cui i balenieri, verso i primi anni del secolo XIX, avevano cominciato a cacciare le balene oceaniche”, racconta Bardi, “I primi tempi, c’era grande abbondanza di balene e molta gente si era accorta che si poteva guadagnare bene con le navi baleniere.

Con gli anni se ne costruivano sempre di più. Con l’aumento del numero di baleniere, aumentava la produzione di olio di balena, ma diminuiva anche il numero delle balene. A un certo punto, le balene non erano più abbondanti come prima e le baleniere erano costrette a fare viaggi sempre più lunghi per trovarle. Con le balene che continuavano a diminuire, i balenieri cominciavano a catturarne di meno. Piano piano, è andata a finire che le baleniere non rendevano più ai loro proprietari. Verso la fine dell’Ottocento la caccia a un certo tipo di balene, quelle a cui si estraeva olio, è cessata.

Da notare che non è stata la sparizione fisica delle balene a causare la fine della caccia, ma il fatto che erano diventate troppo poche perché fosse conveniente cacciarle.


La storia della curva di produzione del petrolio è simile a quella della caccia alle balene. Una volta, secoli fa, si raccoglieva a mano il petrolio che filtrava da solo in superficie in piccole quantità. Poi, nel 1859, un Americano che si chiamava Edwin Drake ebbe l’idea di scavare per trovare il petrolio sottoterra. Questa era, evidentemente, un’impresa più difficile e costosa. Tuttavia, trivellando si potevano trovare grandi quantità di petrolio. Da allora, di petrolio se ne è estratto sempre di più, ma anche con sempre maggiore fatica. I pozzi del tempo di Drake erano profondi solo poche decine di metri, ma sono ormai esauriti. Oggi bisogna perforare per chilometri per trovare petrolio in quantità utili. E non basta più nemmeno quello, per trovare petrolio oggi bisogna andare a perforare il fondo del mare, quello che si chiama “offshore”, cosa che è, evidentemente, ancora più complicata e costosa. Per questo, arriveremo a un picco mondiale del petrolio, proprio come siamo arrivati al picco dell’olio di balena.”

Il picco del petrolio: energia rinnovabile, cicli chiusi, speculazione

Il petrolio ha raggiunto il picco, non è finito, ma non è più conveniente estrarlo... siamo tutti perplessi, preoccupati, un pubblico attento e sensibile, seduti comodamente nella sala dell'Agriturismo Dulcamara, ad Ozzano (BO), la luce è calda e soffusa, si sorseggia il te... “Ma come?”, chiede una signora, “com'è possibile che non ne sappiamo niente, com'è possibile che il telegiornale non parli chiaramente del picco del petrolio, perché non ci informano?”. Un'altra ragazza interviene: “Ma perché quando parlo di queste cose nessuno mi crede, le reazioni sono le più disparate, o mi credono stravagante, o mi dicono che tanto si troverà una soluzione, che i “potenti” hanno probabilmente già trovato una soluzione, o mi dicono che è solo speculazione, o addirittura si arrabbiano e non vogliono parlarne?”.


Un grafico del picco del petrolio
La risposta di Bardi segue repentina e ancora una volta mi sorprende: il Professore spiega che ha iniziato anni fa a parlare del picco del petrolio perché ancora si poteva fare qualcosa in maniera preventiva, oggi forse è inutile allarmare la gente parlando della fine del petrolio, forse è il caso di passare direttamente a proporre delle soluzioni, a parlare di energia rinnovabile.

Il petrolio non sarà più estraibile in modo conveniente, tutti ci renderemo conto in un modo o nell'altro, prima o poi, che è finita la sua era, come finì l'era della caccia alle balene. Tanto vale cominciare a pensare alle soluzioni, a come arrivare preparati, a nuove tecnologie basate su risorse rinnovabili.

Bardi ci fa ragionare ora su un altro concetto, i cicli chiusi, anche questo trito e ritrito, studiato in passato, ma sul quale molti di noi non hanno mai speso una riflessione accurata: “L’origine dei problemi, alla fine dei conti, sta nel fatto che il sistema economico-industriale creato dagli esseri umani non è “chiuso”, ovvero non ricicla e non riusa i prodotti che scarta. Confrontiamolo con il sistema biologico planetario e vedremo la differenza. Nel sistema biologico non si butta via nulla: quello che è rifiuto per una creatura è cibo per un’altra e l’energia solare viene usata per rigenerare gli scarti finali e ritrasformarli in materia vivente. Il sistema biologico esiste da miliardi di anni. Al contrario, il sistema economico-industriale umano non può durare più di qualche secolo se non si trova il modo di chiudere il ciclo. In sostanza, si tratta di passare da risorse minerali a risorse rinnovabili basate sull’energia solare. Soltanto così sarà possibile liberarsi dall’incubo del collasso da esaurimento delle risorse.”

Per quanto riguarda la speculazione e l'oscillazione dei prezzi del petrolio, Bardi sostiene che in realtà il sali-scendi a cui stiamo assistendo non dipenda tanto dalla speculazione quanto dalla normale relazione domanda/offerta del mercato liberista. “L’aumento del prezzo del petrolio riguarda il periodo degli ultimi 6-7 anni e già nel marzo 1998, quindi esattamente dieci anni fa, i fondatori di Aspo avevano pubblicato un articolo su Scientific American in cui ipotizzavano che il petrolio avrebbe raggiunto questi prezzi e avevano visto giusto. Riguardo ai motivi, le speculazioni finanziarie incidono veramente poco, non più di qualche dollaro al barile anche perché non sono in grado di intervenire sul lungo periodo”.


La copertina inglese del libro di Lester R. Brown, Piano B, 3.0
Riflessioni, idee, progetti

Queste parole sono pietre, i concetti di risorse finite, di picco del petrolio, di fine dell'economia consumistica in cui viviamo, creano confusione mentale che a tratti si trasforma in panico. Una volta metabolizzata la novella si può però focalizzare il futuro, capire come fare per uscire da questo circolo vizioso, come reagire costruendo reti solidali ed economie sostenibili.

E' su questo che tanti giovani stanno lavorando: alla Dulcamara c'è Dario Tamburrano, un giovane dentista romano che presenta il libro “Piano B 3.0 – Mobilitarsi per salvare la civiltà”, di Lester Brown. Dario ha coordinato un gruppo di traduttori volontari del “Meetup Amici di Beppe Grillo di Roma”. La peculiarità del gruppo è che questi traduttori nella vita fanno altri mestieri, sono ingegneri, insegnanti, impiegati, ... Hanno lavorato gratuitamente nel tempo libero per rendere possibile l'edizione cartacea italiana e per metterlo online gratuitamente a disposizione della collettività. Il piano B 3.0 analizza la situazione in cui ci troviamo e propone azioni concrete per intraprendere una nuova strada, desiderabile e possibile, verso la sostenibilità della nostra presenza sul pianeta.

Il pubblico è attento, vogliamo migliorare il mondo, vogliamo salvarlo, ci crediamo ancora... persone che fanno parte dei Gruppi d'Acquisto Solidali, gruppi di decrescita, coltivatori biologici, ragazzi in transizione... l'avventura è iniziata!

20 Novembre 2008 - Scrivi un commento
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