Ogm, topi e cotone: sarà l’Uomo la prossima cavia?

La Commissione Europea ha da poco autorizzato l’utilizzo di un nuovo prodotto ogm, mentre a Vienna si svelano gli effetti provocati dall’impiego di mais geneticamente modificato, attraverso uno studio in laboratorio. Questa volta è toccato ai topi…

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di Salvina Elisa Cutuli


Immagine tratta www.ponentevarazzino.com
Continuano a far parlare di sé i tanto amati e allo stesso tempo temuti ogm.

Questa volta sono finiti al centro del dibattito in seguito alla decisione della Commissione Europea di autorizzare l’importazione di un nuovo prodotto geneticamente modificato.

Si tratta del cotone LL25, brevettato dalla Bayer, dai cui semi è possibile ricavare anche un olio che potrà essere adoperato per scopi alimentari.

L’autorizzazione ottenuta, inoltre, permetterà l’utilizzo del cotone modificato anche nei mangimi per animali, mentre non sarà possibile coltivarlo sul suolo degli Stati europei.

Il cotone ogm della Bayer, dunque, potrà essere importato per 10 anni nell’UE, nonostante in molti paesi del vecchio continente (tra cui l’Italia) il dibattito sull’uso degli ogm sia ancora molto acceso.

Un’altra notizia destinata a far discutere arriva da Vienna. Anche questa di pochi giorni fa.

Secondo uno studio commissionato dal ministero austriaco per l’Agricoltura e la Salute e condotto dal professor Jürgen Zentek dell’Università di Vienna, “i topi nutriti con mais ogm hanno dato vita ad una prole nella terza e quarta generazione ridotta di numero e di peso, e tali differenze sono statisticamente rilevanti. I topi alimentati con mais non-ogm si sono riprodotti in modo più efficiente”.

Un’alimentazione basata su prodotti geneticamente modificati influirebbe quindi negativamente sulle capacità riproduttive dei topi e sulla loro dimensione. Questi dati, se confermati, sono un ennesimo segnale inquietante che dovrebbe indurre ad un approccio molto più cauto verso l’utilizzo degli ogm.

Nonostante tutto, però, nei paesi dell’UE questo mais, appartenente alla Monsanto, viene importato (non per la coltivazione) ed utilizzato negli alimenti e nei mangimi per gli animali (a condizione che ne sia indicata la natura transgenica in etichetta), mentre viene coltivato in Usa, Argentina, Giappone, Sud Africa e Filippine.

Federica Ferrario – responsabile della campagna ogm di Greenpeace Italia – afferma: “Il cibo ogm sembra agire come agente di controllo delle nascite, portando potenzialmente alla sterilità. Se questa non è una ragione sufficiente per chiudere completamente l’industria agroalimentare biotech una volta per tutte, non so che altro genere di disastro stiamo aspettando. Giocare alla roulette genetica con il nostro cibo è come giocare alla roulette russa con consumatori e salute pubblica”.

Continua Federica Ferrario: “L’Efsa ha dato luce verde per un ogm che ora è dimostrato essere una potenziale minaccia per la salute. Come è possibile affidarsi esclusivamente ai dati della Monsanto e dare l’ok all’autorizzazione? Il panel ogm dell’Efsa dovrebbe essere sospeso immediatamente e sostanzialmente riformato fino a quando sarà realmente in grado di valutare i rischi connessi agli ogm. L’Efsa dovrebbe trasformarsi in un’agenzia che protegge i consumatori e non gli interessi economici della Monsanto”.

Questa è la dimostrazione di quanto poco sappiamo dell'impatto a lungo termine degli ogm sulla salute e sull'ambiente e di quanto sia inadeguata l'attuale procedura di valutazione dei rischi a livello europeo.

Eppure, i diritti e il volere di chi si scaglia contro gli ogm sembrano non avere importanza di fronte alla coscienza monopolizzante delle multinazionali che, con la scusa di fare del bene per il mondo e per l’ambiente, perseguono nelle loro politiche incuranti dei rischi o dei danni che causano al pianeta e alle persone.

Una delle poche armi che la gente comune ha a disposizione per contrastare questo fenomeno è quella di non acquistare prodotti che contengono ogm. Questi, infatti, devono essere segnalati sull’etichetta anche se la normativa europea prevede che l'impiego di ogm venga indicato solo se supera lo 0,9% . Al momento, come risulta da un’indagine della Fondazione Diritti Genetici, solo il 36% dei cittadini, nell’acquisto di prodotti agro-alimentari, tiene conto delle informazioni contenute nelle etichette.

Verrebbe da dire, impariamo a leggere di più per non lasciarci sfuggire nulla!

Non lasciamoci sfuggire neanche l’opportunità, attraverso la petizione on-line organizzata da Greenpeace, di chiedere ai Ministri dell’Ambiente Europei, che il prossimo 4 dicembre si riuniranno per decidere se rafforzare o meno il sistema di valutazione dei rischi ogm, di votare a favore della protezione dell'ambiente e dei consumatori.

17 Novembre 2008 - Scrivi un commento
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