L'Urlo

Abbandonate le macchine! O almeno state zitti

Viviamo in città sempre più inquinate e trafficate. Passiamo ore delle nostre giornate imbottigliati nel traffico. I nostri polmoni sono sporchi, le orecchie stanche, i nervi tesi. Eppure restiamo immobili. Ma io sono stanco.

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di Daniel Tarozzi


Vivo a Roma. E non è semplice. La metropolitana copre solo una piccola parte della superficie della città. Gli autobus sono imbottigliati nel traffico e le attese possono durare decine di minuti o anche ore. La bicicletta è un mezzo nobile, ma difficile da usare in una città fondata su sette colli, con distanze chilometriche e con un’aria irrespirabile.

E così, pur sentendomi un po’ in colpa, mi muovo in motorino. E lo so che i motorini inquinano. Ma almeno mentre inquinano si muovono e quindi il tempo in cui restano accesi è contenuto. Mentre svicolo in una vera è propria prova di sopravvivenza tra le auto che formano il traffico romano, mi guardo intorno e spesso la rabbia mi assale.

Guardo le auto, lucide o sporche, nuove o vecchie, Euro 0 o Euro 4 regolarmente popolate da un solo individuo, generalmente munito di cellulare all’orecchio. Osservo le facce, sempre più cupe, sempre più grigie, sempre più nervose o – peggio – scoraggiate.

Quanto odiamo il traffico noi romani. Eppure, eccoci lì, tutti seduti con i nostri flaccidi sederi sui nostri sedili. Uno per macchina a intasare le strade, inquinare l’aria, assordare le orecchie, distruggere i sogni.

Che c’entrano i sogni? C’entrano eccome! Quando si passano una o due ore al giorno fermi, immobili, impotenti, nel rumore, nell’isteria e questo avviene prima e dopo durissime giornate di lavoro, è inevitabile che molta della nostra fantasia, della nostra energia, della nostra sensibilità svanisca insieme agli ultimi ghiacciai, alle api che muoiono, alle discariche che mancano.

Quanto ce la prendiamo con i politici che non si decidono a fare qualcosa! È sempre colpa loro, ovvio! Dei politici. Come se fossero una razza diversa e non una nostra emanazione.

“Piove, governo ladro”. “In che mondo viviamo”. “Eh, signora mia, ormai non ci si può fidare più di nessuno”. “Con questo traffico finiremo con l’impazzire”. “Dovrebbero fare qualcosa e invece sono tutti lì a rubare”.

E noi? Noi cosa facciamo? Insultiamo i politici, ci lamentiamo, siamo aggressivi, egoisti, invadenti, incattiviti. Ci trasciniamo per la città sempre più cupi e afflitti, ma no, la macchina non la lasciamo a casa.

Io sono stanco. Stanco di sentire le persone lamentarsi, immobili nelle loro automobili. Non uno che scenda, che la abbandoni quella maledetta auto.

O che almeno la lasci in garage. Perché decine di persone devono percorrere lo stesso tragitto utilizzando decine di auto?

Perché non possiamo organizzarci, non possiamo limitarne il numero, non possiamo chiudere per sempre il centro al traffico, riempirlo di autobus ecologici che passerebbero in continuazione non dovendosi bloccare nel traffico?

Milioni di esseri umani sono nati, cresciuti e vissuti senza auto eppure noi non possiamo nemmeno rinunciarci per un giorno.

Quando arrivano i risibili giovedì dalle targhe alterne andiamo tutti in paranoia. Sarà pari? Sarà dispari? Cerchiamo affannosamente un amico con la targa giusta.

Ma poi, in qualche modo, ci spostiamo. Anche senza auto. Io non voglio dire che bisogna eliminare le automobili. Sono state l'emblema di una rivoluzione straordinaria e il senso di libertà e indipendenza che sanno regalare è impagabile.

Ma la realtà è che con l’uso che se ne fa oggi, sono diventate delle prigioni in lamiera, con dodici air bag e tripla aria condizionata.

L’uso e il numero dell’auto va ridotto drasticamente e immediatamente. I nostri politici dovrebbero intervenire in proposito. Ma siamo noi che dobbiamo obbligarli ad agire. O almeno, proviamo ad avere il buon gusto di stare zitti. Zitti mentre sciogliamo i ghiacciai, distruggiamo interi ecosistemi, ingrigiamo tristemente e neghiamo un futuro ai nostri figli.

Zitti come pigri, vili, codardi.

12 Gennaio 2008 - Scrivi un commento
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6 lettori hanno commentato questo articolo:
2/9/09 10:28, Crescenzo ha scritto:
Anch'io sono daccordo.
E' del tutto assente la volontà da parte nostra e di chi mandiamo ad amministrare le nostre città di rendere queste ultime vivibili.
Tanto per stare al tuo un esempio, percorrere con una discreta bicicletta (ve ne sono in commercio un'infinità di modelli e per tutte le tasche)un tragitto pianeggiante di circa 18 km (a meno di non essere esageratamente obesi e a parte i casi di persone inabili i quali andrebbero ovviamente trattati in maniera diversa) richiede un tempo variabile tra i 25 e i 60 minuti (ma in quest'ultimo caso devo dirlo sareste davvero ridotti maluccio e un pochino di allenamento non vi farebbe male).
Ovviamente, in caso di forti dislivelli, ma non vale per alcune zone o alcune città, il tempo potrà essere maggiore, ma in questi casi, l'uso esclusivo o anche parziale dei mezzi pubblici (che dovrebbero essere certo efficienti e puntuali), ridurrebbero fatica e tempo.
E' ciò che avviene in numerose città di alcuni Paesi del nord europa, quali Danimarca, Svezia, Olanda etc (dove il freddo, peraltro, è una costante per gran parte dell'anno) ma questo avviene anche in alcune città italiane (sebbene mai in larga scala). In quei Paesi, i cittadini in buona salute (notai, ingegneri, medici, operai, casalinghe... quasi tutti insomma), escono di casa con le loro graziose bici (alcune sono davvero belle) e percorrono quotidianamente decine di chilometri in bici per raggiungere il posto di lavoro, talvolta alternando alle due ruote l'utilizzo dei bus, tram o metro per coprire tragitti più lunghi.
Lo sapete che in quelle città sui mezzi pubblici è possibile trasportare anche le bici pagando un biglietto (ridotto)?
Certo, lì ci sono centinaia di km di piste ciclabili e il traffico automobilistico è limitato e disincentivato dallo Stato grazie ad intelligenti politiche di salvaguardia dell'ambiente dall'inquinamento.
Perchè da noi questo non accade?
Semplicemente perchè non lo vogliamo, non lo chiediamo, eppure molti sentono il bisogno di avere quiete e silenzio intorno.
Allora che fare?
Me lo chiedo tutti i giorni, soprattutto dopo aver richiato la vita in un terribile scontro frontale avvenuto mentre ero in sella alla mia bici con una Passat SW (il cui conducente distratto, facendo un'inversione ad U lumgo la strada che conduce al santuario della Madonna di Pietracquaria, invadeva la mia corsia arrestando la mia corsa in discesa facendomi fare un volo di circa 15 metri!).
Vietare il traffico almeno nei centri cittadini, creare un'infinità di piste ciclabili, rendere efficienti e puntuali i mezzi di trasporto (ma è così difficile?), disincentivare l'uso delle auto queste sono semplici risposte.
Vi sembra chiedere troppo?

1/9/09 02:54, Barbara ha scritto:
Sono d'accordo.
Io prendo spesso i mezzi pubblici per andare a lavorare, ma talvolta mi arrendo.
Mi arrendo perchè per arrivare a 18 km di distanza con la metro ci metto un'ora e 20, con la macchina 20 minuti in ottime condizioni, 40 quando c'è traffico.
La prendo lo stesso la metro, ma d'estate la linea B è un forno a microonde, esci dai vagoni alle otto di mattina che sei unto come un supplì da tanto hai sudato. E la sera, al ritorno, quando i vagoni hanno passato tutta la giornata sotto il sole, troppo spesso si vede gente che si accascia svenuta per il troppo caldo.
Nonostante ciò, continuo a prendere la metro e a lamentarmi del servizio, ricevendo risposte da parte degli uffici preposti al pubblico offensive per l'intelligenza di ogni essere vivente...
26/8/09 15:27, v. ha scritto:
il problema è che
1)siamo una netta minoranza.per molti stare al volante è uno status a cui non vogliono rinunciare, anche a costo di far crepare di fame e tumore 3/4 di popolazione mondiale.
2)se non si potenzia l'efficienza dei mezzi pubblici anche i pochi come noi non avranno altra scelta che l'auto.e non è un'impresa impossibile, ci vuole solo la volontà!
a roma si potrebbe parcheggiare delle biciclette da noleggiare (ovviamente a prezzi convenienti) davanti a ogni fermata della metro, così da poter raggiungere le zone dove i treni non arrivano.
se dipendesse da me le auto le vieterei in tutti i centri abitati, facendo eccezione solo per accompagnare disabili e anziani.Per tutti gli altri il mezzo pubblico, la bicicletta e i piedi.
perchè non iniziare scrivendo al comune e alle ditte che gestiscono autobus e treni, cchiedendo a gran voce che rendano il servizio efficiente?
26/8/09 03:55, romy ha scritto:
Io uso la bici a Roma per andare in ufficio.
Rischio ogni giorno la vita, sia per la totale diseducazione alla guida da parte di coloro che vogliono comodamente telefonare in macchina mentre vanno a lavorare, sia per l'inquinamento. Mi sono accorta dai pantaloni chiari del reale pericolo dell'aria mefitica che si respira. I miei pantaloni dopo 20 minuti di bicicletta sono punteggiati di macchie di grasso nero. La prima volta ho creduto di essermi sporcata con una biro, magari sovrappensiero come se l'avessi tamburellata aperta sulle gambe. Solo che l'area era troppo estesa perchè ricopriva tutti i pantaloni. Pensate ai nostri polmoni come devono essere ridotti. Che fare io, e quanti come me hanno voluti spolverare la loro coscienza possono solo perseverare, ben sapendo che le vere rivoluzioni nascono dall'interno di noi stessi. Gesù diceva "non quello che entra nell'uomo lo contamina ma quello che esce dal suo cuore" Per gli altri....coloro che continuano a crescere al ritmo della comodità e del proprio piacere, per l'indifferenza verso l'ambiente che li ospita non mi stupirei più di tanto. Questa è una società destinata al degrado e prima o poi se ne dovranno accorgere tutti
9/8/09 08:40, Danx ha scritto:
Io uso sempre la bici in città, oltre che fuori per divertimento, e mi fa incazzare il fatto che io debba subire inquinamento, rumori molesti e rischiare la pelle, facendo io del bene a differenza di tutti gli altri consumisti e menefreghisti!

Sicuramente vien da ridere a pensare alla gente che si preoccupa per lo stato della Terra, quando non fa niente di niente per cambiare le proprie abitudini, ovvero il proprio impatto sull'ambiente: continuano a comprare bottiglie di plastica, a comprare condizionatori, seguono gare "sportive" di motori che invogliano, soprattutto i più piccoli, ad usare quelle schifose scatolette o ad usare le moto con cui spiaccicarsi contro pali o muri, ecc.

http://twitter.com/dani_como
5/8/09 06:51, Cortenuova Felice ha scritto:
www.roadsharing.com/it
www.carpoolinglombardia.it
Arianna Editrice
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