L’Italia fra Campania ed Europa. Un viaggio tra i rifiuti.

Un sacco nero al giorno, trenta sacchi al mese, 365 sacchi l’anno. Per un solo appartamento. Bottiglie, barattoli, giornali, oggetti rotti, usati o non più desiderati. Una vignetta del quotidiano spagnolo El Paìs ironizza: “Prima di essere spazzatura, era ricchezza”. E in Italia?

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di Elisabeth Zoja


Dove finisce l’immondizia? Dove va, per esempio, la spazzatura campana? Viene esportata in Germania, in Lombardia o nascosta sotto terra? Proprio come spesso non importa dove vadano i soldi spesi, ottenuto il prodotto desiderato, a pochi interessa dove finiscono i rifiuti, poiché sono appunto rifiutati. Eppure non dovrebbe solo interessarci, ma preoccuparci.

La Terra non tollera la noncuranza, e la Germania si stanca dell’estemporaneità italiana: “Abbiamo accettato perché ci è stato chiesto di dare una mano in una situazione di emergenza. Ma lo faremo soltanto per pochi mesi, non certo per anni”, spiega Martin Mineur, direttore di due impianti di termovalorizzazione ad Amburgo. “Questa non può essere una soluzione definitiva. È un problema italiano e lo dovrà risolvere l’Italia”.

La domanda è come? Secondo l’economista che scrive su Internazionale Tito Boeri, anche un impianto come quello di Acerra che funzioni a regime ci metterebbe dieci anni per smaltire i cinque milioni di tonnellate di ecoballe accumulate attorno a Napoli.

In totale vengono spedite in Germania 200mila tonnellate di rifiuti, in Lombardia e in Veneto settemila: cifre minime se si considera che la sola città di Napoli ne produce 6.000 tonnellate a settimana. “La soluzione del problema, quindi, è ancora molto lontana. E lo sarà soprattutto fino a quando non verrà risolta la spinosa questione dell’autosufficienza”, spiega l’economista.

Per quel che riguarda i rifiuti speciali, invece, la sua opinione sembra essere diversa: “Non c’è niente di male o di illegale se i rifiuti urbani, una volta trattati e diventati speciali, escono dal territorio che li ha prodotti. I problemi sorgono quando questi rifiuti, gestiti dalla criminalità organizzata, fanno perdere le loro tracce lungo la filiera per poi comparire nel sottosuolo campano, provocando danni ambientali e mettendo a rischio la salute dei cittadini”.


Rifiuti speciali
Ribellandosi a questa “soluzione tampone”, la Terra ha, infatti, prodotto ortaggi contaminati che avvelenano animali e uomini, come hanno raccontato i film Gomorra e Biutiful Cauntri. Quest’ultimo mostra che i rifiuti scaricati nei canali e nei campi coltivati sono tra i più tossici di tutta Italia e spesso includono dell’amianto. Il documentario inquadra una situazione che dura da quindici anni, poiché i campani non sanno come reagire “di fronte all’indifferenza del governo e dei grandi mezzi d’informazione”.

A fine luglio però, a causa dell’emergenza, i napoletani hanno organizzato due settimane di raccolta differenziata autogestita. Non hanno ricevuto alcun appoggio da parte delle istituzioni, che hanno addirittura negato l’autorizzazione all’allestimento di tre isole ecologiche all’interno della città. Secondo amisnet (agenzia multimediale di informazione sociale) hanno aderito circa 1000 famiglie e attività commerciali, equivalenti al 98% dei contattati.

In Europa la spazzatura non copre le strade com’è successo a Napoli, tuttavia le discariche sono sempre più piene e non ci sono spazi per costruirne di nuove. “Ridurre la produzione di rifiuti sta diventando rapidamente un imperativo per tutti i paesi del continente”, ammonisce Elisabeth Rosenthal del New York Times. Vi sono alcuni tra i paesi più avanzati d’Europa, come la Francia e la Gran Bretagna, nei quali la raccolta differenziata non è ancora diffusa.

L’Unione europea ha stabilito che entro il 2020 la quantità di rifiuti gettati nelle discariche dovrà essere pari al 35 per cento di quella del ’95. Questo perché le discariche rilasciano nel terreno sostanze chimiche tossiche che producono metano; un gas che ha effetti gravissimi sul riscaldamento globale.

“L’Ue ha cominciato ad applicare severe restrizioni all’uso delle discariche”, spiega Rosenthal. “Non sarà facile. Italia, Spagna, Grecia e Gran Bretagna continuano a gettare nelle discariche più del 60 per cento dei loro rifiuti”. Secondo uno studio recente, nessuno di questi paesi, e con loro l’Irlanda e la Francia, riuscirà a rispettare gli obiettivi fissati a Bruxelles.

Durante la settimana mondiale dell’acqua fu rivelato che sia negli Stati Uniti, sia in Gran Bretagna il 30% degli alimenti prodotti vengono scartati. “Se riuscissimo a dare un taglio alla costosa abitudine di buttare un terzo della nostra spesa, eviteremmo di mandare nelle discariche 4,1 milioni di tonnellate di alimenti ancora commestibili”, constata il giornale Britannico The Observer. Questo sarebbe un modo semplicissimo per diminuire i rifiuti, per giunta risparmiando.

“Tra le nazioni dell’Unione europea, il Regno Unito è una di quelle in cui la situazione delle discariche è più critica”, spiega Nick Mann della British local government association. La produzione dei rifiuti aumenta del 3% l’anno e si stima che le discariche arriveranno a saturazione entro nove anni.

La Gran Bretagna però, non è arrivata al punto di ricevere una procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, come invece è successo a maggio all’Italia. Nonostante i finanziamenti dell’Ue e malgrado tutta la tecnologia disponibile, il nostro paese non ha rispettato gli obblighi sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti.

L’unica speranza per Napoli sta nel fatto che una situazione analoga, anche se meno esplosiva, la viveva anche Amburgo. Fino al 2000 gettava la maggior parte dei suoi rifiuti nelle discariche della Germania orientale. Poi “hanno cominciato a non volere più la nostra immondizia”, spiega Reinhard Fiedler, direttore del programma di smaltimento rifiuti ad Amburgo. Così la classe dirigente ambientalista della città ha cominciato a cambiare le cose.


Rifiuti agricoli
Poiché le tasse sulla spazzatura sono molto alte, la quantità di rifiuti prodotti ad Amburgo è diminuita nonostante l’aumento della popolazione. Secondo l’assessore all’ambiente Volker Dumann, oggi vengono riciclate 800mila tonnellate di rifiuti l’anno, contro le 50mila degli anni novanta. Gli impianti tedeschi, oltre ad essere ricchi di filtri, si trovano vicino al centro della città: così le emissioni legate al trasporto vengono ridotte, e il calore prodotto viene riutilizzato per il riscaldamento domestico. Resta però da valutare l’impatto delle nanopolveri da queste tipologie di impianti. Il miglior rifiuto, infatti, resta sempre quello che non viene prodotto.

Da noi, comunque, questi problemi non si pongono. “La crisi finanziaria” - infatti, secondo il nostro Presidente del Consiglio, – “non permette di investire nell’ambiente”. Ma se non adesso, quando verranno fatti dei progressi anche in Italia?

9 Novembre 2008 - Scrivi un commento
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