Aerei e voli in aumento. Quanto inquineranno?

A luglio il traffico aereo mondiale di passeggeri è aumentato dell’1,9 per cento rispetto all’anno precedente (IATA). A meno che non si cambi presto carburante gli aerei rimarranno tra i mezzi di trasporto più responsabili del riscaldamento globale.

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di Elisabeth Zoja


ARJ21
A causa del rincaro del petrolio vi è stata una riduzione dei voli su alcune rotte domestiche. Adesso anche la crisi finanziaria. Sparirà il mercato delle linee low-cost? “No”, assicura il fondatore di Southwest Airlines, la prima impresa low-cost. Herb Kelleher spiega che il carburante è molto più economico in euro che in dollari, quindi il mercato aereo europeo si sta già riprendendo. Alcune compagnie, come la jet2.com, stanno addirittura aprendo nuove rotte.

Inoltre, stati come Brasile, Canada, Russia e Giappone hanno cominciato a produrre aerei propri. Anche la Cina si trova fra questi paesi: sta testando l’Advanced Regional Jet for the 21st Century, il primo modello di produzione propria.

Il fatto che l’ARJ 21 sia costituito per metà da materiale di paesi occidentali non incide sull’orgoglio cinese, la loro priorità è semplicemente volare. Airbus e Boeing prevedono che entro il 2026 i cinesi investiranno 391 miliardi di dollari nella produzione di aerei, per una crescita del loro mercato aereo del 9 per cento l’anno.

Oltre a questi modelli “piccoli” (110 passeggeri), Airbus e Boeing si stanno sfidando nella produzione dell’aereo più grande. Nell’ottobre 2007 è entrato in servizio per Singapore Airlines, il primo A380 dell’Airbus. I costi sono stratosferici, ma ciò nonostante sono già stati ordinati 180 modelli. Questi mostri trasportano ben 550 passeggeri, ma la domanda rimane: quanto inquinano?

Le emissioni degli aerei causano, a seconda delle fonti, fino al 9 % dell’effetto serra (Associazione degli Ingegneri Tedeschi: VDI). “Gli aerei sono responsabili al massimo del 3 % delle emissioni ad effetto serra”, sostiene invece il segretario generale dell’Association of European Airlines.


Boeing 787
In ogni caso, l’UE ha deciso che, dal 2013 in poi, entrerà in vigore un “sistema di commercio di CO2”: a seconda di quanto inquinano le società aeronautiche dovranno comprare dei certificati che autorizzino le emissioni inquinanti. Si calcola che per ottenere questi certificati le linee aeree dovranno spendere 3,5 miliardi di euro l’anno. Attraverso queste norme si spera di incoraggiarle a cercare alternative al petrolio che abbiano anche meno impatto sull’ambiente.

Grazie ad una migliore costruzione, negli ultimi 40 anni il consumo di ogni aereo si è dimezzato e potrà ancora diminuire di molto (Centro Tedesco per Aeronautica e Astronautica: DLR). Ma con la globalizzazione e il boom delle linee low cost il traffico è aumentato di oltre il 5% all’anno, così oggi volare inquina più che quarant’anni fa.

Ultimamente il prezzo del petrolio cala anche di quattro dollari da un giorno all’altro (Le Monde del 5/11). Ciò nonostante la scarsità di questa materia prima sta spingendo alcune società aeronautiche a cercare dei combustibili alternativi. Di recente è stato testato un Airbus A380 che consuma esclusivamente GTL (Gas-to-Liquids), un carburante sintetico prodotto da gas naturale. Questa soluzione, definita dalla stessa Airbus “temporanea”, non diminuisce le emissioni di CO2, ma perlomeno è priva di zolfo e produce meno polveri sottili. Entro il 2030 Airbus promette un’altra soluzione: utilizzerà carburanti composti per un terzo da alghe o da altri prodotti biologici.


A380 a GTL
Anche Virgin Atlantic ha testato un aereo alimentato da un combustibile alternativo: il miscuglio è composto per un quarto da olio di cocco e di palme. Secondo Virgin si tratta della “scoperta perfetta nella ricerca di un carburante ecologico”, ma il dirigente della DLR è più cauto: “Miscugli del genere non possono sostituire il cherosene da un giorno all’altro, non sono ancora stati testati a sufficienza”. Inoltre, le coltivazioni di olio di cocco e palme sono tra le cause principali di deforestazione in paesi come la Malesia e l’Indonesia.

Secondo il direttore della Lufthansa poi, anche i politici dovrebbero darsi da fare: “una miglior distribuzione del traffico aereo e uno spazio aereo europeo unito sarebbero i principali progetti per la difesa dell’ambiente. Grazie a questi si potrebbero ridurre le emissioni di CO2 del 12%”. Vi sono, infatti, 27 governi diversi che controllano gli spostamenti aerei sopra al loro territorio, costringendo così gli aerei a percorrere rotte più lunghe.

Per risolvere questo problema i ministri del traffico dell’UE hanno introdotto il progetto SESAR. Si tratta di regolare il sistema di trasporti aerei: nei prossimi cinque anni si cercherà di applicare un sistema più sicuro, efficiente ed ecologico. La crisi finanziaria ha intensificato la necessità di questo progetto, poiché l’inefficienza attuale comporta costi di circa 5 miliardi di euro l’anno (VDI). Ci guadagnerebbe anche l’ambiente: le emissioni di CO2 si ridurrebbero di 16 milioni di tonnellate l’anno.

Una volta realizzati all’interno dell’Unione Europea, sarà possibile estendere questi progetti anche al resto del mondo?

6 Novembre 2008 - Scrivi un commento
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