Emergenza rifiuti in Campania: qualcosa è cambiato?

A quattro mesi dalla fine dell'emergenza capita ancora di chiedersi per quali motivi le strade di Napoli siano state sepolte dai rifiuti. Giusy Iuliano, giornalista campana, ci svela una delle cause fondamentali: la connivenza tra politica e malavita.

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di Salvina Elisa Cutuli


Potremmo definire il 2008 l’anno della “monnezza”.

Notizie, inchieste, reportage hanno allarmato per giorni interi la popolazione italiana mostrando immagini di decadenza, in cui le strade della città di Napoli erano sovrastate da un’immisurabile quantità di rifiuti. “Immagini da terzo mondo” che non si addicono ad una nazione che si trova ai vertici delle potenze mondiali ma che allo stesso tempo è diventata il palcoscenico di uno spettacolo inguardabile e spregevole.

A distanza di quattro mesi circa sembra che la questione sia stata risolta, che una nuova tregua sia stata ristabilita e che i rifiuti abbiano trovato un loro luogo dove poter essere depositati in santa pace. Sarà mai possibile?

Il nostro sistema mediatico e informativo non è stato così limpido da permettere di comprendere fino in fondo le ragioni reali che hanno portato a tutto questo. La conoscenza del cittadino medio, quindi, è stata limitata ad una visione di immagini di repertorio più volte mandate in onda, accompagnate da una spiegazione superficiale dell’evolversi della faccenda.

Informazioni molto più dettagliate sarebbero state e sono tutt’ora utili per non rimanere semplici spettatori. Eventi come il primo convegno nazionale tenutosi a Gambettola il 25 e il 26 ottobre dal titolo: “Rifiuto: riduco, riciclo”, organizzato da Macro Edizioni, sono quindi fondamentali per una conoscenza che non si fermi ad un livello superficiale, ma che vada oltre.

Vari interventi si sono succeduti nel corso dell’incontro, molto diversi tra loro, trattando - come sottolinea lo stesso titolo - un medesimo problema sotto diverse facce, diversi aspetti.

Tra questi quello di Giusy Iuliano, giornalista professionista campana interessata a problematiche relative agli inceneritori, la raccolta differenziata, le ecoballe e i Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti – combustibile solido triturato secco ottenuto dal trattamento dei rifiuti solidi urbani, raccolto generalmente in blocchi cilindrici denominati ecoballe). Il suo intervento dal titolo “Il business dei rifiuti: l'emergenza in Campania”, di cui qui di seguito proponiamo una sintesi, ha messo in luce un quadro sconosciuto a molti, denunciando le cause e le conseguenze che avrebbero condotto ad un disastro di tale portata.

Secondo Giusy Iuliano, infatti, una commistione di errori tecnico-amministrativi e intrighi tra politica e malavita avrebbe determinato la mancanza di discariche idonee, un’inadeguatezza degli impianti CDR, la mancanza di un vero e proprio sistema di raccolta differenziata e l’aumento della produzione di rifiuti speciali pericolosi.

Questa situazione sarebbe stata economicamente vantaggiosa per la criminalità organizzata che avrebbe dato vita ad una serie di commerci illegali paragonabili ai commerci di droga o di armi, e a commistioni tra politica ed imprese dedicate allo smaltimento di questi rifiuti.

La situazione politica della regione campana, con uno stato di commissariamento che doveva durare 10 mesi e che prosegue invece da 14 anni, avrebbe poi condizionato in ogni modo la politica ambientale della regione. Fin troppo spesso l'emergenza rifiuti è stata utilizzata da politici spregiudicati per accapararsi stipendi che sono arrivati a toccare anche 850.000 euro.

Nessuno, infatti, si è opposto alla devastazione di intere zone della regione; tra queste Acerra, un tempo la zona più fertile della Campania, oggi la più inquinata. Come se non bastasse le carni di bovini, bufale, pecore che mangiavano e bevevano l’erba e l’acqua di quei campi ormai irremidiabilmente inquinati, sono passate poi direttamente sulle tavole della gente, che ne sarebbe stata vittima inconsapevole.


Sempre secondo Giusy Iuliano tutto questo ha avuto, dunque, conseguenze sconcertanti.

Nell’area della provincia di Napoli compresa tra Acerra, Nola e Marigliano definita triangolo della morte, si è verificato un aumento vertigionoso del tasso di mortalità umano, a seguito di tumori ed altre malattie.

Processi lenti, che a poco a poco hanno avuto effetti catastrofici per la salute delle persone.

Già nell’ottobre 2003 furono rilevate tracce di diossina. Proprio in quel periodo furono fatte delle analisi a pecore sparse sui territori del triangolo della morte, che risultarono positive alla sostanza. Gli esiti delle analisi vennero dati ai pastori ben otto mesi dopo il prelievo, permettendo quindi a questi ultimi di vendere inconsapevolmente carni e latte avvelenati.

L’area compresa tra Napoli e Caserta sarebbe nota anche come terra dei fuochi, per la gran quantità di roghi che la notte illuminano i cieli con sfavillanti fiamme e bagliori che si scorgono in lontananza, spesso “gestiti” da bambini pagati per smaltire i rifiuti.

Sempre in queste zone sono stati scoperti interramenti illegali di rifiuti tossici e di scarti di industrie automobilistiche che secondo le logiche perverse degli eco criminali potevano essere utilizzati come compost per l’agricoltura. Per anni boss della camorra avrebbero facilitato e appoggiato illegalmente questi commerci di rifiuti tossici di aziende del nord Italia, che poi venivano scaricati su terreni coltivati, miscelati e livellati con l’utilizzo di pale meccaniche. Il guadagno era di circa 27 milioni di euro per lo smaltimento di 1 milione di tonnellate di rifiuti.

L’intervento di Giusy Iuliano, qui riassunto in grandi linee, è fondamentale per comprendere al meglio la gravità della situazione campana e per cercare nuove ed effettive possibili soluzioni che non si concretizzino nella costruzione di quattro inceneritori nella regione.

Gli inceneritori, se da un lato dovrebbero contribuire a risolvere l’emergenza rifiuti, dall’altro lato emettono delle nanopolveri (per saperne di più vedi l'intervista a Stefano Montanari) che, una volta introdotte nell’atmosfera, vi rimarranno per sempre creando danni gravissimi alla salute dell’uomo.

Stiamo dunque attenti alle facili soluzioni.

Interventi in larga scala sono sicuramente necessari, ma cominciare a produrre meno rifiuti e a differenziarli quotidianamente potrebbe essere il primo indispensabile passo.

29 Ottobre 2008 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
3/5/09 14:01, C.M. ha scritto:
dunque, dalla mia esperienza, di semplice cittadino e non solo, ho compreso alcune cose fondamentali: la questione rifiuti in Campania è una questione Nazionale, non locale né localizzata ed inoltre, sebbene sia estremamente articolata, a causa dei soggetti che vi hanno contribuito e partecipato attivamente, in realtà è una questione "molto semplice".
vivo nella famosa"terra dei fuochi", a Giugliano, per l'esattezza e, di rifiuti, raccolta differenziata, inadempienze, disinteresse e mancanza di volontà politica ne "mastico" da qualche anno.
inizio col dire che, l'emergenza rifiuti in campania, non è terminata, contrariamente ai proclami che i media divulgano e, lo prova il fatto che:
-le "ecoballe" continuano ad essere prodotte,
-il termovalorizzatore di Acerra non solo, non funziona nell'insieme, essendo stata aperta per i collaudi solo una parte dell'impianto ma,non funziona come termovalorizzatore bensì solo come "inceneritore" di una quantità esigua di rifiuti indifferenziati senza, pertanto, produrre alcun beneficio per i cittadini.
-e che dire del commissariato di governo per l'emergenza rifiuti, che adesso si chiama sottosegretariato all'emergenza rifiuti!?ha cambiato nome, sede, ma nella sostanza resta una struttura inutile ed inadempiente, per non parlare delle amministrazioni locali...sorde ad un orecchio, ma anche 2!!
-inoltre, la raccolta differenziata non viene, in alcun modo avviata.
non se ne parla e non lo si fa, a nessun livello istituzionale.
anzi, ritengo sia estremamente grave e dannoso che, proprio dai vertici isituzionali nazionali, non venga mai menzionato il dovere di provvedere immediatamente all'implementazione di servizi per la gestione integrata dei rifiuti.
in questo modo, i cittadini, pigri per natura, si allontanano sempre più da quelle che dovrebbero essere buone pratiche sostenibili della vita quotidiana, credendo che, tanto, il problema possa essere risolto anche senza "perder tempo" a differenziare i propri rifiuti.
la verità è una sola: al nostro Paese, fa comodo che il Sud, perché il problema non esiste solo in Campania, resti nella condizione attuale e, purtroppo, devo ammettere che, probabilmente, non siamo dotati di grande dignità ed amor proprio per "svegliarci dal sonno" definitivamente ed iniziare a rimboccarci le maniche pretendendo servizi ed informazioni adeguati!
ognuno deve fare la sua parte a questo mondo ma, pare che, qualcuno...non voglia collaborare e, addirittura, dissuada chi abbia vagamente l'intenzione di farlo, con vari "mezzi"!
del resto, come si dice dalle mie parti, "il pesce...puzza dalla testa"!
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