Vivere Ecologico

La raccolta differenziata. Il primo passo verso una vita ecologica

Difficile decidersi a compiere diligentemente la raccolta differenziata, ma tutto sta a cominciare. Ecco svelati tutti i segreti di tale civilissima attività: normative, sanzioni, modalità e prodotti finali del riciclo. Non manca qualche riflessione personale...

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di Laura Bonaventura


Lo ammetto. Avevo sempre rimandato il momento di iniziare la fantomatica raccolta differenziata, ma stavolta ho deciso di rompere gli indugi, e raccolta sia.

Data la mole degli impegni domestici, la mia scusa era sempre stata: la vita è già tanto difficile, se devo anche pensare a suddividere i rifiuti di certo soccomberò. E’ un po’ come quando si pensa di cominciare una dieta, ma non si riesce ad ignorare quella vocina insistente che ci ripete: i doveri sono tanti, la fatica anche, senza un po’ di soddisfazione dal cibo come farai? Voci ingannevoli, che alimentano l’umana pigrizia con nefaste conseguenze.

Recupero quindi da una pila di scartoffie un depliant dal titolo “Butta bene, vivi meglio” , che avevo preso forse un paio d’anni fa in biblioteca senza mai “trovare il tempo” di leggerlo. Comincia così la mia erudizione in materia.

Per prima cosa scopro che il Comune di Roma, con il regolamento per la gestione dei rifiuti, approvato nel 2005, ha reso obbligatoria la raccolta differenziata, stabilendo anche precise sanzioni: multa da 25 a 619 euro per chi lascia la spazzatura fuori dai cassonetti; da 50 a 300 euro per chi non effettua la dovuta spartizione. Accanto ai bidoni di fronte al mio portone cresce ogni giorno allegramente una montagna di rifiuti, ma credo che nessuno degli uffici e dei negozi qui intorno abbia mai subito una sanzione, come pure gli abitanti del quartiere, che la sera con tutta tranquillità trascinano l’unico, enorme sacco nero zeppo di ogni sorta di materiale. Quindi di fatto tutto è lasciato alla buona volontà del singolo.

Non così in Svizzera. Mi raccontava un amico che, durante il suo soggiorno di alcuni mesi a Ginevra per motivi di lavoro, aveva deciso di ignorare bellamente le locali severissime normative sull’immondizia. Nottetempo si era quindi recato con il fardello incriminato e l’aveva lanciato nel cassonetto più vicino, sentendosi molto furbo. Peccato che pochi giorni dopo si era visto recapitare a casa una mega-multa. Gli zelanti netturbini avevano infatti aperto il sacco, frugato nel suo immondo pattume, rinvenendo un foglio di carta con tutti i suoi riferimenti, e avevano preso i provvedimenti del caso. Così aveva imparato una volta per tutte la lezione. In Italia potrebbe mai accadere qualcosa di simile?

Continuo a studiare il pieghevole e davanti a me si apre il meraviglioso mondo del riciclo. Ma partiamo dalle regole:

  • cassonetti per vetro, plastica e metallo: inserirvi bottiglie, vasetti e barattoli in vetro e plastica; buste e sacchetti di plastica; lattine per bevande; vaschette e fogli in alluminio; scatolame di metallo per alimenti; tappi di metallo; bombolette spray; gusci e barre di polistirolo. Tutti questi oggetti vanno prima svuotati, sciacquati e, nel caso dei contenitori in plastica, schiacciati;

    Non vi si devono inserire: ceramica e porcellana; lampadine e lampade al neon; piatti, bicchieri e posate di plastica; contenitori per solventi e vernici; oggetti in vetro, plastica e metallo diversi dai contenitori (es. giocattoli, lastre di vetro, ecc.). Bastano infatti piccole quantità di questi rifiuti per rendere tutto il resto non riciclabile.

  • contenitori per carta, cartone e cartoncino: inserirvi imballaggi di carta, cartone e cartoncino; giornali, riviste, quaderni; depliant, volantini, manifesti; cartoni in tetrapack. Questi oggetti vanno piegati e ridotti di volume; occorre togliere gli eventuali involucri in plastica; i contenitori in tetrapack vanno sciacquati e schiacciati.

    Non bisogna invece gettarvi: carta o cartone sporchi di cibo o altre sostanze; carta oleata o plastificata; piatti, bicchieri, buste o sacchetti in plastica. Anche in questo caso bastano infatti piccole quantità di questi rifiuti per rendere tutto il resto non riciclabile.

  • contenitori per materiali non riciclabili e scarti alimentari: vi si possono introdurre: tutti i materiali non riciclabili; avanzi di cibo; carta, cartone e simili sporchi di cibo; plastiche non riciclabili (es. giocattoli; piatti, bicchieri e posate); pannolini e assorbenti igienici. Anche in questo caso è necessario ridurre il più possibile il volume dei rifiuti e raccoglierli in un sacchetto ben chiuso.

    Non vi si devono lasciare: materiali riciclabili; sostanze liquide; materiali pericolosi; pile scariche e batterie d’auto; sostanze tossiche; calcinacci e pneumatici; rifiuti ingombranti anche se smontati.

Cosa succede dopo? Vetro, plastica e metallo verranno separati e inviati rispettivamente a vetrerie, industrie manufatturiere per la plastica e industria metallurgica, dove diverranno nuovi contenitori in vetro e metallo, oggetti e tessuti ricavati da materie plastiche.

La carta viene indirizzata alle cartiere che ne faranno nuova carta, cartone e cartoncino.

I materiali non riciclabili diverranno: combustibile da rifiuti che produrrà energia; dalla frazione organica stabilizzata si otterrà terriccio per la copertura delle discariche.

Per quanto riguarda:

  • pile scariche: gettarle negli appositi contenitori;
  • farmaci scaduti: idem (i contenitori si trovano presso le farmacie, le ASL e nelle sedi dell’azienda urbana che smaltisce i rifiuti);
  • consumabili da stampa: cartucce di toner, nastri stampanti, unità tamburo per fotocopiatrici, ecc. vanno portati nelle isole ecologiche, negli specifici centri di raccolta o presso le sedi dell’azienda urbana che smaltisce i rifiuti;
  • batterie auto al piombo: vanno smaltite dall’officina del meccanico, ma se si fa da sè, portarle presso isole ecologiche, centri di raccolta o sedi dell’azienda municipale per i rifiuti;
  • indumenti e accessori usati: metterli nei contenitori stradali gialli;
  • rifiuti ingombranti: si possono portare nelle isole ecologiche o nei centri di raccolta, dove i diversi materiali vengono separati e avviati al recupero; si può attendere le raccolte periodiche gratuite effettuate dall’azienda per i rifiuti; infine si può usufruire del servizio a pagamento fornito dall’azienda per i rifiuti, con ritiro a domicilio dei rifiuti ingombranti.

  • Ma torniamo alla nostra raccolta. Avendo deciso di procedere in tal senso parto decisa all’acquisto di portaimmondizia adeguato alla tripartizione degli scarti. Nel negozio scopro però che tali contenitori, della stessa identica grandezza del normale secchio, sono dotati di tre micro sezioni, nelle quali forse i Puffi potrebbero gettare salsapariglia e oggetti simili.

    Cosa fare dunque? Ed ecco in aiuto il solito vecchio terrazzo. Chi potrebbe immaginare che dietro tante leggiadre piantine possano celarsi per giorni tre orrendi sacchi di rifiuti?

    E infine il momento peggiore: quello della discesa al cassonetto. Trattasi di attività tipicamente maschile, forse l’unica corveè che la maggior parte degli uomini accetta di sobbarcarsi senza troppi mugugni. Ma nel mio caso? Mi assiste un sussulto di antico orgoglio femminista e decido che da sola posso fare qualsiasi cosa, anche gettare l’immondizia. Così inizia l’avventura serale con i tre sacchi della spazzatura che mi pesano non poco...ma vuoi mettere la soddisfazione? Tanto non avevo mai tempo di andare in palestra!

    23 Gennaio 2008 - Scrivi un commento
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