Spazzatura? No, arte!

E se ciò che abbiamo usato e logorato venisse riutilizzato per dar vita ad un’opera d’arte? Due artisti lombardi, Olindo Infascelli e Davide Ratti, hanno fatto dei materiali di scarto gli elementi principali dei loro stravaganti lavori che saranno esposti dal 7 al 16 Marzo a Casambiente, 13esima Mostra dell’arredamento, di Villa Castelbarco Albani.

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di Alessandra Profilio


Tim Noble and Sue Webster, Dirty White Trash [With Gulls], 1998
Chi ha mai detto che l’unico posto per un ombrello rotto debba essere la pattumiera? Certo, collocare carta, plastica e vetro negli appositi raccoglitori è già indice della presa di coscienza dell’importanza che tali materiali rivestono e della conseguente necessità di riciclarli. Qualcuno però, dotato di fervida immaginazione e originale talento, è andato oltre queste basilari norme del vivere ecologico e ha fatto di tali rifiuti la materia prima di estrose opere artistiche.

Le fantasiose sculture risultanti da parti di vecchi oggetti di scarto assemblati insieme dalla genialità di questi pittori/scultori rientrano nella tendenza artistica comunemente definita trash-art, letteralmente arte-spazzatura.

Il termine “trash” non è usato in questo caso per indicare, in modo dispregiativo, opere di basso valore ma tale definizione fa piuttosto riferimento a tutte le creazioni artistiche derivanti dai rifiuti.

Entrando a far parte del meraviglioso mondo dell’arte i materiali di scarto vengono nobilitati e riscattati dall’infima condizione del loro essere, ovvero cose inutili e senza nessun valore.


L’arte “fatta con la spazzatura” non nasce ai nostri giorni ma fa la sua comparsa agli inizi del secolo scorso. Picasso, gli esponenti del movimento Dada prima e del New dada poi, Andy Warhol e altri celebri artisti dai primi del Novecento ad oggi hanno utilizzato i rifiuti come materia prima delle loro opere, condite, talvolta, da un vivace spirito ironico e dissacratorio contrapposto all’equilibrio e alla compostezza dell’arte accademica.

Qual è il fine di questi lavori? Perché adoperare gli “scarti” al posto dei colori, nella pittura, e del bronzo o del marmo, nella scultura?

In molti casi questa tecnica, basata sul prelievo dell’arte dal mondo degli oggetti, in particolare di quelli scartati, ha rappresentato la volontà degli artisti di annullare la distanza fra il mondo dell’arte e quello della vita attraverso l’inserimento fisico di veri e propri frammenti di realtà quotidiana nel contesto dell’opera che, a questo punto, non rappresenta più il reale ma lo incorpora al suo interno.

Questa motivazione alla trash-art è tuttora viva ma non basta a giustificare le numerose esposizioni e i concorsi indetti negli ultimi tempi.

Originale esempio di riutilizzo degli scarti, questa modalità artistica costituisce oggi soprattutto uno strumento di sensibilizzazione alla tutela dell’ambiente, al risparmio energetico e, in particolare, al problema della riduzione e del riciclaggio dei rifiuti.

Alluminio, vetro, plastica e altri materiali possono e devono essere riutilizzati al fine di ridurre l’impatto negativo su un ambiente già agonizzante.


© Davide Ratti


Qualsiasi oggetto abbandonato deve ritrovare un suo valore ed una sua ricollocazione in un momento in cui il collasso del pianeta non costituisce più una sfocata previsione ma un pericolo imminente.


Se fine dell’arte è quello di dare insegnamenti al presente allora, considerata l’importanza che riveste oggi la salvaguardia ambientale, l’“arte-spazzatura” è l’arte più preziosa dei nostri tempi

20 Gennaio 2008 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
4/11/09 08:28, t.milanovic@alice.it ha scritto:
E belissimo quelo che fa.Anche io facio tantisime cose ma e cosi dificile da venderli.Tanti saluti,continua a fare viva arte del riciclo.
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