Vivere Ecologico

Arriva il freddo. Come lo affronteremo?

Quest’anno il freddo è arrivato presto e il desiderio di riscaldamento acceso comincia a farsi sentire. Per l’inverno i medici consigliano una temperatura in casa tra i 18 e i 21 gradi, accettabile anche dal punto di vista ecologico. Noi che cosa faremo? Trasformeremo le nostre case in serre tropicali o seguiremo la voce della ragione?

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di Laura Bonaventura


Mentre scrivo questo articolo nella mia stanza, situata sull’angolo del palazzo ed esposta a nord su due lati, si gela. In inverno vivo con due maglioni di lana, in estate con il golf di cotone sopra la maglietta. Forse sono la persona meno indicata per scrivere un articolo come questo, dato che in questi giorni ho già disteso sul letto la seconda coperta, insomma sono una freddolosa cronica.

E’ facile per me esortare a spegnere l’aria condizionata: in estate, mentre tutto il resto del mondo suda e boccheggia anelando un po’ di refrigerio, io sono perfettamente a mio agio. La mia temperatura ideale è 30 gradi.

La faccenda si fa più pesante all’arrivo dell’autunno, quando il desiderio di riscaldamento al massimo si fa impellente e più volte nella giornata vado a riscaldarmi in bagno, tenendo le mani sotto il getto dell’acqua calda o abbracciando l’unico termosifone dell’ufficio.


Per chi lavora nelle grandi aziende la responsabilità della temperatura nella propria stanza è personale in quanto, sia per il caldo che per il freddo, è possibile scegliere fra tre livelli, minimo, medio e massimo. Altrettanto personale lo è in tutte le case private dotate di riscaldamento autonomo, mentre in quelle dove è centralizzato si può sostenere la causa dell’ambiente spingendo i condomini verso l’adozione di temperature ed orari razionali, non tali da far sudare e stare in maniche corte anche in inverno.

Ogni volta che la comodità e il piacere personale si scontrano con la consapevolezza dell’importanza di fare scelte diverse per invertire la rotta che porta alla distruzione del pianeta, la decisione che si prende non è semplice e scontata, bensì tormentata, sofferta. Lo è tanto più quanto più si sa di non aver alcun obbligo in merito e, guardandosi intorno, ci si accorge che la quasi totalità delle persone vive tranquilla ignorando la questione e facendo quel che più le aggrada.


Trasposto in fumetto, il dilemma si potrebbe disegnare con i classici angioletti e diavoletti che compaiono intorno ai personaggi Disney di Topolinia e Paperopoli e che cercano di convincere il Paperino di turno dei loro argomenti.

Abbassare il livello del riscaldamento nei nostri uffici e abitazioni ci darà la soddisfazione di vedere risultati immediati? No, nemmeno questo ci sarà concesso. Il nostro gesto non farà abbassare all’istante i livelli di CO2 nell’atmosfera, in realtà da solo non cambierà nulla. Allora perché farlo? Perché dobbiamo essere proprio noi a patire un po’ di freddo, mentre sarebbe tanto semplice godersi il calduccio?

“Un viaggio di mille miglia comincia con un singolo passo” (Lao Tse) : chi farà questo primo passo? Chi, se non noi? E se non ora, quando? Credo proprio che, come Paperino, alla fine daremo ascolto al personaggio con l’aureola.

In fondo vivere ecologico è proprio questo, agire per fare la differenza, anche se questa differenza ancora non si vede. Ma noi sogniamo e speriamo che un giorno non troppo lontano si vedrà. Allora sapremo di avervi contribuito.

Non atteggiamoci a martiri, non sradichiamo l’anima ad amici e conoscenti propagandando le nostre posizioni, ma serenamente raccontiamo le nostre scelte. Un po’ alla volta saremo in tanti.

28 Settembre 2008 - Scrivi un commento
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