Greenpeace

Sul rigassificatore di Pisa-Livorno vincono gli interessi di pochi

Il Consiglio di Stato ha confermato l’incultura giuridica dell’Italia che continua a porre l’interesse privato di chi inquina e distrugge il mare e l’ambiente davanti all’interesse generale dei cittadini che hanno diritto a una migliore qualità della vita.

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Greenpeace continua a sostenere che il rigassificatore offshore di Livorno è un progetto illegale e un pericoloso precedente per l’industrializzazione del nostro mare. La sentenza del TAR, pur non accogliendo alcuni degli aspetti sostanziali promossi da Greenpeace, riconosceva che la procedura utilizzata per creare questa zona industriale in mare è stata illegale, sotto vari punti di vista.

Adesso, il Consiglio di Stato ci dice che per l’interesse di pochi sarà possibile piazzare aree industriali ovunque.

“Adesso è chiaro che per le Istituzioni di questo Paese l’interesse di pochi è ‘preminente’ rispetto al diritto di tutti diavere un mare e un ambiente pulito” dichiara Alessandro Giannì, responsabile della campagna Mare di Greenpeace.

“Greenpeace non si oppone alla tecnologia della rigassificazione, ma resta contraria alla realizzazione di aree industriali in mare e continuerà a combattere contro questo progetto.”

La realizzazione di un’area industriale in mezzo al mare è la degna conclusione di un processo che ha lasciato al completo abbandono il Santuario dei Cetacei e che sta per condurre, dopo una gestione non sempre brillante e tagli di fondi alla cieca, a un sempre più probabile smantellamento del sistema nazionale delle Aree Marine Protette.

17 Settembre 2008 - Scrivi un commento
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