Il carrello per uno…e la spesa per tutti

Gas, Last Minute Market e circuiti di ristoranti a chilometri zero… Sono questi alcuni dei modi in cui gli italiani stanno reagendo al caro prezzi e a un modello di vita e di società sempre meno amato.

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di Rachele Malavasi


Negli ultimi mesi il prezzo dei beni di largo consumo (pane, pasta, frutta e verdura) è cresciuto in maniera vertiginosa in quasi tutti i paesi occidentali. Le motivazioni di questa impennata non sono ben chiare, ma alcuni pensano che siano coinvolti i cambiamenti climatici, che hanno sconvolto i cicli di alcuni raccolti; il tentativo di affrancarsi dal petrolio attraverso i biocarburanti, che rubano spazio alle coltivazioni tradizionali e fanno impennare il prezzo dei semi oleosi quali mais, soia e colza; le speculazioni finanziare; il blocco delle esportazioni di alcuni cereali da parte di India, Cina, Argentina, Vietnam ed altri paesi che correrebbero il rischio, altrimenti, di non riuscire a sfamare i propri cittadini.

Sta di fatto che le tasche si svuotano e i frigoriferi ci mettono poco a fare altrettanto. Per far fronte al problema e dare una mano al portafogli e all’ambiente, diverse famiglie italiane hanno deciso di fare la spesa…insieme. I Gas (Gruppi di Acquisto Solidale) coinvolgono attualmente circa 30mila famiglie (poco più di 100mila persone), che scelgono di comprare direttamente dal produttore. Risparmio, spesa etica e qualità dei prodotti sono le motivazioni principali che hanno portato alla formazione dei Gas…e come dargli torto? Grazie ad ordini massivi , le famiglie (da poche decine fino a 700 per ogni Gas), riescono ad ottenere prodotti freschi a prezzi concorrenziali, preferendo i prodotti acquistati a “chilometro zero”, vale a dire nella zona di produzione. In questo modo, tra l’altro, viene favorita una “cultura del locale”, che preferisce prodotti di stagione e tipici della zona di consumo piuttosto che prodotti di serra (al contrario di chi compra il finocchio d’estate e le melanzane d’inverno) o esotici. L’importazione di prugne dal Cile, carne dall’Argentina e mango dal Perù, solo per citarne alcuni, determina enormi emissioni di CO2 all’anno.

“Comprare le arance di Sicilia” sostiene Giuseppe Vergani, referente del Gas della Brianza che conta più di 600 famiglie, “non è comunque impossibile: le famiglie si organizzano per comprare grosse quantità di arance ed olio di Agrigento 4 volte all’anno, spendendo circa 70 centesimi al kg in meno di quanto non spendano prendendole al supermercato.” I costi, infatti, vengono tagliati anche perché non ci sono trasporti aggiuntivi: semplicemente i quintali ordinati vengono aggiunti ad uno dei Tir dell’azienda che già doveva dirigersi nella zona dell’ordinazione.

In pratica, le famiglie versano una quota fissa e possono ottenere i prodotti che desiderano. All’interno di ogni Gas dei coordinatori prendono contatto con le famiglie (sempre le stesse per ogni coordinatore, per mantenere una relazione forte all’interno del gruppo) e segnano quello di cui hanno bisogno: frutta, verdura, detersivi, shampoo, dentifrici, prodotti cartari, formaggi, latte…un po’ di tutto. Si calcola un risparmio ben del 30% per ogni tipologia di prodotto.

L’interesse verso questi gruppi d’acquisto cresce. Dal primo gruppo Gas di Fidenza del 1994, negli ultimi 3 anni si è passati dai 100 ai 400 gruppi. Nelle ultime fiere italiane a tema “bio”, gli stand dei Gas sono stati visitati dal 40% di persone in più rispetto allo scorso anno. Tra l’altro, i Gas sono stati riconosciuti recentemente come gruppo no-profit, e godono dei diritti di esenzione conseguenti.

In certi casi, i Gas sono diventati produttori essi stessi, favorendo la nascita di piccole cooperative. Ad esempio, per la produzione del pane a Lariano sono stati rilevati dei mulini specializzati nella macina del biologico; il prodotto viene portato ad alcuni panettieri che, utilizzando pasta acida e non lievito di birra, in modo da mantenere il pane croccante per più giorni, vendono ai Gas a 3,2 euro al Kg. Il progetto di autoproduzione dovrebbe estendersi anche ai detersivi. I luoghi di produzione, poi, hanno sempre un buon retaggio ecologico o culturale: si va dai prodotti di Libera Terra, ottenuti dalle terre confiscate alla Mafia, a quelli prodotti dai ragazzi della Locride; oppure vengono acquistati capi d’abbigliamenti ottenuti con cotone naturale o addirittura energia elettrica da fonti rinnovabili.


Acquistare dai gruppi locali, fra l’altro, riduce enormemente gli sprechi: si calcola che gli ipermercati italiani buttino al macero circa 40mila tonnellate di cibo all’anno, perché prossimo alla scadenza o perché contenuto in confezioni ammaccate. Ad evitare questi sprechi in particolare ci pensa Last Minute Market, che non ha niente a che fare con i Gas ma che agisce sugli stessi principi di risparmio ed acquisto etico. Questa associazione, infatti, inventaria gli sprechi di un ipermercato, lo contatta e ottiene i permessi per ridistribuire i prodotti a gruppi di carità o a chi non si formalizza di fronte ad un contenitore ammaccato. Come nel caso della “cultura del locale”, anche in questo caso si ottiene un duplice obiettivo, favorendo la sensibilizzazione dei consumatori verso gli sprechi e l’impatto ambientale. A tale proposito, è nata in Veneto una catena di ristoranti chiamati “Circuito a chilometri zero”, che predilige l’acquisto di prodotti di origine regionale, per ridurre l’inquinamento atmosferico e favorire i piccoli produttori.

Gas, Last Minute Market e circuiti di ristoranti a chilometri zero… sono sicuramente molte più di queste le iniziative a favore di una migliore qualità della vita che stanno prendendo piede in Italia. Nel delirio delle multinazionali e dell’omologazione di massa, è confortante trovarsi di fronte a piccole realtà che sopravvivono con molto meno…e molto meglio!

16 Settembre 2008 - Scrivi un commento
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