Greenpeace

Greenpeace: nel rapporto Enea buone notizie sull'efficienza ma inquinate dai miracoli nucleari

“Se le notizie sul potenziale di efficienza sono buone e confermano nella sostanza le valutazioni presentate da Greenpeace, ci sono almeno cinque osservazioni da fare sui “miracoli nucleari” presenti nel rapporto diffuso oggi da ENEA” commenta Giuseppe Onufrio direttore delle Campagne di Greenpeace Italia.

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Prima osservazione: solo lo scorso aprile ENEA ha presentato scenari energetici nei quali il nucleare non compariva; oltre alla volontà del governo è successo qualcosa? Il nucleare è diventato improvvisamente competitivo? Eppure a leggere bene le stime ENEA non si direbbe.

Seconda osservazione: i costi di investimento attribuiti al nucleare da ENEA appaiono più ragionevoli, di quanto propagandato da ENEL, 33 mld di euro per 8.000 MW includendo i costi di smantellamento, che vanno caricati sugli investitori. Si tratta di un costo totale dell’ordine dei 4 mld di euro per 1.000 MW (anche se stime recenti sono oltre i 5), contro l’1,7-2 propagandato da ENEL.

Terza osservazione: con un investimento che non supera i 2 miliardi per 1.000 MW ENEL sostiene che il nucleare produce elettricità competitiva rispetto al costo tendenziale del gas: 5 centesimi contro 8 (intervista a Fulvio Conti, Quotidiano Energia 26 giugno scorso).. Ma se si assume un costo doppio delle centrali questo non è più così vero,il costo del kWh nucleare sale almeno a 8-8,5.

Quarta osservazione: va notato come l’orizzonte di esauribilità della risorsa Uranio sia stato “artificialmente allungato” da 70 anni a 86: un altro miracolo. Il dato delle riserve provate citato da ENEA è di 4,6 milioni di tonnellate e un consumo attuale di 65 mila tonnellate. Ora

dividendo le due cifre verrebbe un tempo di esauribilità di poco più di 70 anni. In questo caso, se non è un errore, il miracolo è semplice, ENEA cita le maggiori efficienze di uso dovute ai nuovi reattori. Ma questo andrebbe fatto per tutte le fonti e in tutti i rapporti energetici la cifra che viene data è il risultato tra riserve provate e consumo attuale annuale (e non futuro).

Quinta osservazione: le note sulle grandi prospettive dei reattori autofertilizzanti al plutonio sono fuori luogo, in un Paese che ha già sopportato economicamente un terzo del più grande fallimento industriale della storia, noto come Superphénix (reattore franco-italo-tedesco al

plutonio) chiuso nel 1999 dopo 54 mesi di funzionamento costellato da incidenti, che con lo smantellamento sarà costato più di 10 miliardi di euro attuali.

30 Luglio 2008 - Scrivi un commento
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