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Banca Etica, Greenpeace e CRBM: combattiamo la politica energetica di Enel

Secondo Greenpeace, la strategia di ENEL dovrebbe essere volta a ridurre le emissioni di gas serra, invece è tutto il contrario: la maggior parte degli investimenti rimane bloccata su fonti fossili tradizionali e nucleare.

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Il plastico che gli attivisti di Greenpeace hanno consegnato a Enel
Fondazione Culturale Responsabilità Etica, con il sostegno di Greenpeace e CRBM (Campagna per la riforma della Banca Mondiale), è intervenuta oggi all’assemblea degli azionisti di Enel per portare all’attenzione di management e investitori un documento di forte critica alla politica energetica del Gruppo, troppo orientata su fonti inquinanti e pericolose come carbone e nucleare.

Attivisti di Greenpeace “in giacca e cravatta” hanno anche consegnato un regalo all’Amministratore delegato Fulvio Conti.

Si tratta della prima attività in Italia di “azionariato critico”, il cui scopo è duplice. Da una parte portare le campagne di denuncia delle Organizzazioni Non Governative all’attenzione di azionisti, investitori istituzionali e vertici dei grandi gruppi industriali. Dall'altra lanciare anche in Italia un meccanismo di democrazia economica, che favorisca la partecipazione degli azionisti alla vita dell'impresa.

“L’azionariato critico è una pratica corrente in molti Paesi. Con questa iniziativa ci auguriamo di dare un contributo perché anche in Italia tale forma di partecipazione possa portare maggiore trasparenza e sostenibilità tra le grandi imprese” afferma Ugo Biggeri, presidente della Fondazione Culturale.

La decisione di intervenire all’assemblea di Enel è avvenuta su proposta di Greenepace e CRBM, che da tempo hanno avviato campagne di critica alle scelte del Gruppo. Già oggi Enel è il primo killer del clima in Italia con l’emissione di 56,2 milioni di tonnellate (Mt) di CO2 nel 2005, quasi un decimo delle emissioni totali italiane in quell’anno.


“Vista la gravità dei cambiamenti climatici, la strategia di ENEL dovrebbe essere volta a ridurre le emissioni di gas serra, invece è tutto il contrario: la maggior parte degli investimenti rimane bloccata su fonti fossili tradizionali e nucleare, solo il 18% alle rinnovabili” accusa Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace.

In Italia Enel ha intenzione di arrivare a coprire il 50% della propria produzione elettrica da carbone, il combustibile con le più alte emissioni di gas serra. La sola conversione a carbone della centrale di Civitavecchia comporterà l’emissione in atmosfera di oltre 10 Mt di tonnellate di CO2 ogni anno, mentre il Paese dovrebbe ridurle di 100 Mt al 2012 per rispettare gli obiettivi di Kyoto.


Greenpeace critica fortemente anche la decisione di riversare 1,9 miliardi di euro nel completamento di due pericolosi reattori nucleari sovietici a Mochovce, in Slovacchia. Si tratta di reattori di seconda generazione anni ’70 che non hanno alcun guscio di contenimento in grado di proteggerli da un incidente grave, come in caso di attentati terroristici. Per questo alcuni attivisti hanno consegnato a Fulvio Conti un plastico dei reattori di Mochovce distrutti dall’impatto di un aereo.

CRBM ha portato un altro caso di “falsa soluzione” per contrastare i cambiamenti climatici: il progetto di 5 grandi dighe nella Patagonia cilena, che prevedono anche la realizzazione di un corridoio largo quasi 100 metri e lungo 2.300 km attraverso la foresta temperata, per costruire un elettrodotto che porti l'elettricità verso le industrie del rame nel Nord del Cile. Un progetto che potrebbe avere enormi impatti su uno degli ultimi paradisi naturali del Paese.

Le tre organizzazioni chiedono a Enel di rinunciare ai progetti di Mochovce in Slovacchia e HidroAysèn in Patagonia, e di spostare i propri investimenti dai combustibili fossili alle energie rinnovabili per contribuire a diminuire la dipendenza dell'Italia dall’estero e arginare il fenomeno dei cambiamenti climatici.

10 Giugno 2008 - Scrivi un commento
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