Vuoti a perdere? No, grazie

Il ritorno all'acquisto di prodotti sfusi sta diventando una realtà: dopo il latte fresco, tocca ai detersivi. Alla spina in alcune catene di grande distribuzione e presso piccoli punti vendita in tutta Italia.

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di Miriam Giudici


Il dato è di quelli che fanno riflettere: dei 31 milioni di tonnellate di spazzatura prodotti ogni anno, ben 12 sono costituite dagli imballaggi. Uno spreco nello spreco, forse il più evitabile: se guardiamo nel frigorifero, nelle nostre dispense, nell'armadietto dei prodotti di pulizia in bagno, ecco che ci renderemo conto di come il packaging accattivante e simpatico di alcuni prodotti sia qualcosa di ingombrante, senza utilità pratica, e per di più dannoso per l'ambiente sia in termini di spreco di risorse e inquinamento per la fabbricazione di materiali plastici, che in termini di aumento della spazzatura che produciamo.

Le materie plastiche sono spesso oggetto di raccolta differenziata e riciclo, ma... quanto ci servono, in realtà, tonnellate di brick, bottiglie, pellicole protettive e blister vari?

Qualcuno ha pensato che possiamo farne tranquillamente a meno. Che possiamo tornare a un'abitudine non certo sconosciuta, ma solo dimenticata da qualche decennio: comprare prodotti sfusi, riempiendo i nostri contenitori, nella quantità che desideriamo. E che possiamo anche risparmiare, eliminando il costo delle confezioni e anche gli sprechi – perché si acquista solo quello che veramente ci serve e consumeremo.

Dopo il latte fresco alla spina, è la volta dei detersivi: prodotti indispensabili nella vita di tutti i giorni, grazie all'impegno di alcune catene di grande distribuzione e alla creatività di qualche piccolo imprenditore, stanno iniziando a diventare i protagonisti della nostra spesa.

Regione pioniera in questo senso è stato il Piemonte, che con aiuti a catene come Coop, Auchan e Crai, dal 2006 ha attivato il progetto Ecologos. Di grande successo l'approvvigionamento self-service di detersivi di ogni tipo, per la pulizia domestica, per il bucato, per i piatti. Il consumatore porta con sé al supermercato, semplicemente, un flacone riutilizzabile del costo di 50 centesimi, si rifornisce, e sul flacone di volta in volta incolla l'etichetta con la quantità di detersivo acquistata e il prezzo di vendita.

Prezzo fino al 70% inferiore a quello dello stesso prodotto venduto con gli imballaggi tradizionali: ecco perché si stima che la richiesta di detersivi sfusi cresca del 20% ogni anno, e altre regioni hanno seguito l'esempio piemontese. Sardegna, Trentino, Toscana e Lombardia hanno aperto i primi punti vendita, e tante nuove piccole realtà stanno sorgendo in varie regioni d'Italia, comprese quelle del Sud.


Oltre alle grandi catene che offrono il servizio self-service, comunque accanto alla vendita tradizionale, esistono anche alcuni punti vendita specializzati, che offrono la loro linea di prodotti: MilleBolle è presente soprattutto nel Nord Est, e offre anche prodotti di pulizia per la persona (shampoo e bagnoschiuma); Lympha propone prodotti biologici e biodegradabili principalmente al Nord, ma si appoggia ad alcuni negozi equosolidali anche nel Sud; AQ System è un'impresa che oltre ad occuparsi di risparmio idrico ha anche una rete di vendita di detersivi alla spina, che sta cercando di ampliare.

Molto, dunque, si sta muovendo un po' in tutte le regioni italiane, per diffondere un'abitudine virtuosa, che in altri Paesi è più consolidata; se poi si giocherà la carta del sostegno regionale o statale ai progetti che coinvolgono la grande distribuzione – cioè i punti vendita dove tutti gli italiani, anche i più pigri e meno interessati, si recano a fare acquisti – ci potrebbe davvero essere una rivoluzione nel modo di fare la spesa.

E, perché no, si potrà aprire la strada alla vendita “alla spina” di tanti altri prodotti, alimentari e non.

8 Maggio 2008 - Scrivi un commento
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