Vivere Ecologico

I nostri armadi? Pieni di abiti che non usiamo

Come rivela una ricerca commissionata da eBay, oltre 35 milioni di italiani non utilizzano più circa il 20% del proprio guardaroba. A giacere inutilizzati per anni sono soprattutto cravatte, gonne, cappelli e pantaloni spesso in perfette condizioni. Perché, allora, non disfarsene e dare a questi capi d’abbigliamento una destinazione diversa dal fondo dei nostri cassetti?

CONDIVIDI: Condividi su Facebook Condividi su Ok Notizie Condividi su Fai Informazione Condividi su del.icio.us Condividi su Twitter Condividi su Digg Condividi su Technorati Condividi su Google

di Alessandra Profilio

armadio
I nostri armadi? Pieni di abiti che non usiamo
Ebbene sì, situazioni del genere capitano a molti di noi. Magari quando si ha un po’ di tempo libero o in coincidenza con il cambio di stagione. Armati di buona volontà ci avviciniamo all’armadio, determinati a mettere un po’ di ordine e ad eliminare quei vestiti che non indossiamo ormai da due, tre, quattro, cinque o più primavere.

Ed ecco così che, riposti sul fondo del cassetto, troviamo quei jeans che non ricordavamo neanche di avere. Li abbiamo indossati un paio di volte, tanto tempo fa prima di destinarli alla “sezione dimenticatoio” del nostro armadio. Adesso che li abbiamo ritrovati, meticolosamente osservati e più volte provati, cosa ne facciamo? Dopo attenta riflessione decidiamo che è giunto il loro momento: il momento di essere venduti, scambiati o regalati a qualcuno che non solo non ha una “sezione dimenticatoio” nell’armadio ma non ha neanche un armadio.

Eppure, proprio quando siamo in procinto di compiere il grande passo, ci viene in mente che forse il giorno del poi dell’anno del mai potremmo voler indossare proprio quel jeans. Ecco quindi che decidiamo di offrire a quel capo un'altra chance: lo riponiamo dunque nuovamente sul fondo del famoso cassetto dei vestiti in stand-by.

Abiti acquistati frettolosamente, pantaloni troppo stretti o troppo larghi, jeans con la vita troppo alta o troppo bassa… Molti di noi custodiscono capi di abbigliamento che non utilizzano mai.

vestiti
L’indagine commissionata da eBay ha rivelato che oltre 35 milioni di italiani non utilizzano più circa il 20% del proprio guardaroba
Incaricata da eBay.it (primo sito di e-commerce in Italia), l’azienda Added Value è andata a curiosare proprio negli armadi degli italiani. L’indagine ha rivelato che oltre 35 milioni di italiani non utilizzano più circa il 20% del proprio guardaroba. Tale mole di vestiti, se rivenduta, frutterebbe cinque miliardi di euro.

A giacere inutilizzati per anni sono soprattutto cravatte, gonne, cappelli e pantaloni.

Oltre l’80% degli intervistati ha dichiarato che tra l’abbigliamento e gli accessori messi da parte vi sono addirittura capi nuovi o comunque in perfette condizioni. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: perché questi vestiti non vengono utilizzati?

La prima motivazione (fornita dal 40% degli intervistati, che sale al 44% nel caso delle donne) è che i capi in questione hanno stufato o non piacciono più; per il 37% (la percentuale per le donne è maggiore, pari al 43%) il motivo è che la taglia non è più la stessa; segue l’averne comprati di nuovi (23%) o l’essere fuori moda (22%). Per un altro 22% “semplicemente” non si è presentata l’occasione di indossarli, mentre il 18% dichiara di essersi proprio dimenticato di avere quei vestiti nell’armadio. Pari al 13% è invece il numero di intervistati che afferma di non usare più alcuni vestiti perché rovinati.

vestiti
Perché non dare a questi capi d’abbigliamento che non usiamo una destinazione diversa dal fondo dei nostri cassetti?
Troppo stretti, troppo larghi, dimenticati o fuori moda… fatto sta che questi abiti sono comunque fuori uso. Perché, allora, non disfarsene e dare a questi capi d’abbigliamento una destinazione diversa dal fondo dei nostri cassetti? Alcuni degli intervistati dichiarano di conservare anche i vestiti che non usano più perché pensano che questi potrebbero tornare utili in futuro, altri per un legame affettivo (soprattutto le donne) e altri ancora per il dispiacere di disfarsi di capi e accessori ancora in ottime condizioni.

La ricerca rivela, poi, che sono 15 milioni gli italiani disposti a rivenderli e 8 milioni lo farebbero utilizzando come canale preferenziale Internet.

Tuttavia, la vendita non costituisce l’unica soluzione per liberare i nostri armadi dai vestiti che non indossiamo mai. Un’altra alternativa, oltre al dono di questi abiti a chi ne ha più bisogno di noi, è costituita dallo scambio. L’ultima tendenza eco-sostenibile è infatti lo “swapping”, una parola dal suono simile al termine “shopping” ma dal significato ben diverso. Lo scambio di capi di abbigliamento, accessori e di qualsiasi oggetto in generale comporta non solo il risparmio economico, la riduzione degli sprechi ed un limite agli acquisti compulsivi (il cui risultato, come abbiamo visto, possiamo trovarlo nel nostro cassetto “vestiti in stand by”), ma anche la riscoperta di valori come la socialità e la solidarietà.

Ecco così che una tranquilla serata tra amiche può rilevarsi, oltre che un momento di svago, l’occasione ideale per dire addio a quel nostro jeans che da troppo tempo snobbiamo e portare a casa, in cambio, una bellissima gonna che ci calza a pennello…

PER SAPERNE DI PIU' SULL'ARGOMENTO
I Love Swapping

Il baratto - ovvero lo swap e il far swapping, come dicono gli anglosassoni è la nuova tendenza al consumo...
Continua...
 
24 Marzo 2010 - Scrivi un commento
Ti è piaciuto questo articolo? Cosa aspetti, iscriviti alla nostra newsletter!

E-mail
Arianna Editrice
Macro Credit
Mappa Mondo Nuovo
PERCHÉ QUESTA RUBRICA
Come farà il cittadino medio, stressato e oberato dagli impegni quotidiani, ad assumersi anche la responsabilità di salvare il pianeta dal riscaldamento globale? La rubrica “Vivere ecologico” ve lo dirà!
RUBRICA A CURA DI...

Alessandra Profilio

Vai alla pagina personale...

PAROLE CHIAVE
LIBRI CONSIGLIATI
Bebè a Costo Zero

Questa guida al consumo critico si addentra nell'affollato mondo dei prodotti per l'infanzia, per scoprire...
Continua...
Il consumo critico

La strategia vincente per una spesa "giusta" e lo stile di vita del consumatore consapevole, selettivo,...
Continua...
Manuale di Autoproduzione delle Sementi

Il manuale è il risultato di un lavoro di 15 anni finalizzato alla ricerca e al recupero di vecchie varietà...
Continua...
La Fatica e l'Ingegno

Le tecniche per la costruzione di buone ruote per i carri si tramandavano di padre in figlio ed erano...
Continua...
Ecologia al gabinetto

Dopo il fallimento dei depuratori per riconsiderare radicalmente il nostro atteggiamento verso lo smaltimento...
Continua...
ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI
ARTICOLI CORRELATI
ULTIMI COMMENTI
gian_paolo ha commentato l'articolo Nucleare e salute, un'altra ragione per dire no
carlo ha commentato l'articolo Quel che resta del Polo
linda maggiori ha commentato l'articolo Latte materno, diossine e Pcb
Simone ha commentato l'articolo Prahlad Jani, l'asceta che si autoalimenta da 74 anni
grazia ha commentato l'articolo Orti urbani: sostenibilità e socialità