Il Pil è disumano. Parola di Robert Kennedy

Quello che state per leggere non è il pensiero di qualche no global, di un teorico della decrescita felice, di un seguace dei verdi. Sono le parole che pronunciò Robert Kennedy tre mesi prima di essere ucciso. Nel 1968. Quarant'anni fa. Per caso sentite un brivido percorrere la vostra schiena? Non siete i soli...

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Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas


"Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani."

16 Aprile 2008 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
17/3/09 10:39, Antonello Peron ha scritto:
Che il PIL non sia stato non sia e non dovrebbe continuare ad essere, per il futuro, l'indicatore della salute dell'economia mondiale, non ci sono fraintendimenti. Che un politico dello spessore di Robert Kennedy, già quaranta anni orsono fosse giunto alla medesima conclusione è sconcertante. Cosa ancora più importante è la fine ingloriosa che lo avrebbe aspettato tre mesi più tardi. Questa circostanza, veramente fa venire i brividi. Ho sentito una teoria che grosso modo rappresentava questo concetto: quando si vuole eliminare un competitore prima lo si ignora, poi lo si ridicolozza e poi... non vorrei sbagliarmi, vado amemoria. Ora, nello stato attuale delle cose, dopo i .... siamo ritornati alla prima fase, come afferma il dott. Pllante nei suoi scritti, parlare di decrescita e di cambiamento degli stili di vita, significa divulgare un concetto a bassa voce in una piazza in cui titti ascoltano della musica da mega altoparlanti. Mi chiedo, qualora un futuro Robrt Kennedy, per puro caso salga agli onori delle cronache, che sviluppi dovremmo aspettarci? Sono stato positivamente colpito comunque dall'intervento di Latousce un un noto programma di rai tre. Che un folto gruppo di cittadini sia partecipe e possa approfondire tali concetti è indice di democrazia. Il rovescio della medaglia è un potere politico poco attento a tali movimenti sociali. Dopo tutto le leggi dovrebbero risolvere le esigenze della popolazione. Qualora invece vengano promulgate solo per favorire diretti interessi particolaristici, anche per cementare semplicemnte alleanze trasnazionali, divengono mero strumento di favore. L'assurdo della situazione è nello scegliere alleanze al posto di altre. Se fosse stato perseguito un accordo con la Germaia ad esmpio, per favorire lo sviluppo nel nostro paese, dell'ottima tecnologia raggiunta nel campo dell'efficienza energetica e della coibentazione degli edifici, non si sarebbe sviluppto il concetto della decrescita, facendo aumentare allo stesso tempo il famigerato pil, innestando un circolo virtuoso che dal comparto delle costruzioni sarebbe arrivato ad abbracciare l'intera economia? Il fare per fare bene e non fine a se stesso, altrimenti come affermava Keynes tanto varrebbe scavare buche per riempirle. Un punto di vista, se lo condividete fatemi sapere avv.antonello@yahoo.it
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