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WWF: solo una gestione unitaria degli enti può risanare il Lambro

WWF: l'emergenza crisi per il Lambro sembra essere chiusa, ma adesso è necessario che vi sia una gestione unitaria tra le Regioni, le Province, le Arpa, l’AIPO, l’Autorità di bacino e il Ministero dell'Ambiente per un risanamento del fiume.

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L’emergenza crisi per il Lambro sta per essere ufficialmente chiusa e la Protezione Civile passa il“testimone” per le indispensabili, quanto urgenti attività di bonifica e monitoraggio
L’emergenza crisi sta per essere ufficialmente chiusa e la Protezione Civile passa il“testimone” per le indispensabili, quanto urgenti attività di bonifica e monitoraggio. Il problema è ora il coordinamento tra le Regioni, le Province, le Arpa, l’AIPO, l’Autorità di bacino, il Ministero dell’Ambiente che, in mancanza della Protezione civile, rischiano di riproporre le conflittualità di campanile e di ruolo che caratterizzano l’ordinaria “non gestione” del bacino idrografico.

Nelle Cisterne che praticamente si sono svuotate della “Lombarda petroli” c’erano circa 1800 tonnellate di diesel più altre 800 di olii pesanti, di questi pare che 1300 tonnellate si siano fermate nel depuratore di Monza e 450 sono state estratte da Isola Serafini. Mancano circa 800 tonnellate, parte delle quali (100?) potrebbero essere ancora nei serbatoi, parte forse si sono già diluite o volatilizzate, ma una buona parte sono ancora in giro tra il Lambro e il Delta del Po. Inoltre, il depuratore, intasato dagli idrocarburi, pare non potrà svolgere il proprio lavoro per almeno un tre settimane e ciò che non depura finisce nuovamente nel Lambro.

“Dunque la situazione è tutt’altro che risolta e il rischio per le numerose aree naturali lungo il Po e per il Delta è tutt’altro che passato” – ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia –. “Chiediamo innanzitutto al Ministro dell’Ambiente on. Prestigiacomo che affidi immediatamente e in modo chiaro e indiscutibile il coordinamento di tutta l’attività di monitoraggio e bonifica all’Autorità di bacino, assicurando per questo le necessarie risorse economiche”.

Il WWF chiede inoltre che venga svolto urgentemente (entro e non oltre marzo) un rilievo speditivo lungo tutta l’area interessata sui danni macroscopici e sui depositi di materiale inquinante da parte delle Province con i loro operatori (Guardie ecologiche, guardie ittiche….) e coinvolgendo anche altri soggetti sul territorio. I dati dovrebbero confluire in un data base presso l’Autorità di bacino in modo da definire un primo piano di bonifica anche per garantire la stagione irrigua che è alle porte.

Inoltre, si chiede l’avvio immediato di un piano di monitoraggio sulle aree protette e sui Siti d’Importanza Comunitaria per valutare eventuali ripercussioni sulle specie animali e vegetali in essi presenti. Infine, oltre alle analisi chimico-fisiche delle acque svolte in continuo dalle ARPA e che devono essere rigorosamente coordinate e i dati resi disponibili in tempo reale nel sito web dell’Autorità di bacino del Po, è indispensabile verificare possibili “bioaccumuli” in organismi bersaglio (molluschi, pesci…) per verificare le relazioni con la catena trofica. Si ritiene, inoltre, necessario e doveroso non limitarsi alle analisi riferite agli inquinanti versati il 23 febbraio, ma di allargare lo spettro ad altre possibili sostanze tossiche (es. metalli pesanti) per ottenere un quadro aggiornato della situazione del più grande fiume italiano. Solo così sarà possibile in tempi brevi definire un piano di risanamento del Po adeguato all’attuale situazione.

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3 Marzo 2010 - Scrivi un commento
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