L'Urlo

La nostra CYBER VITA

Lo squillo di un cellulare, spesso, ci allontana da quanto avviene realmente intorno a noi. Se da un lato siamo in contatto con il resto del mondo, dall'altro stiamo perdendo sempre di più l'emozione del momento vissuto. Il display di un cellulare o di un blackBerry, di un televisore o di un laptop, sono i filtri attraverso cui guardare e scoprire il mondo, in tutte le sue manifestazioni. Dove sono finite le emozioni umane?

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di Bruno De Domenico

vita telefonino
Venne un tempo in cui nessuno riusciva più a vivere senza un telefonino
Venne un tempo in cui nessuno riusciva più a vivere senza un telefonino.

Il telefonino non si poteva più neppure spegnere. Fin da bambini gli uomini venivano abituati all’idea che il telefonino poteva continuamente tenerli in contatto con il mondo e poteva metterli al riparo da qualunque disgrazia, incidente, dalla morte.

Fin dalla più tenera età era stata indotta l’idea che stare anche solo per un attimo col telefonino spento, o ancor peggio, lontano, era qualcosa di terribile, qualcosa che avrebbe potuto provocare disgrazie di cui si sarebbero sentiti responsabili, perché, se solo in quel momento avessero avuto il cellulare, niente sarebbe accaduto.

I figli non sarebbero mai stati né rapiti né violentati né investiti, e ai genitori anziani e malati non sarebbe successo nulla.

Stare senza telefonino era come se il cuore non battesse più, come se non affluisse più sangue al cervello.

Il telefonino, naturalmente, non era più soltanto un semplice telefonino, ma li teneva costantemente in contatto con quanto avveniva nel mondo… separandoli da quanto avveniva realmente intorno a loro. Potevano sapere in ogni istante dell’ultimo terremoto in Asia, dell’ultima dichiarazione del presidente USA, dell’ultimo bombardamento dell’ennesima guerra, dell’ultima relazione dell’ennesimo divo, ma si perdevano il sorriso di un neonato, l’espressione corrucciata e afflitta di chi gli stava davanti, si perdevano il frinire dei grilli, il cinguettio degli uccellini, si perdevano le albe e i tramonti, il vento e la pioggia.

Qualunque cosa veniva fotografata, digitalizzata, ritoccata, informatizzata, replicata, riprodotta, ritoccata, inviata, collezionata, reclamizzata e pubblicizzata, e soltanto così ciò che esisteva di bello, di grandioso, di meraviglioso nel mondo, nella natura, soltanto così poteva essere vissuto e condiviso. Solo attraverso un display di un cellulare o di un blackBerry, di un televisore o di un laptop, solo attraverso delle cuffie, dei buffer, degli iPod, solo attraverso dei cavi elettrici, dei dvd, dei cd e delle chiavi USB potevano essere vissuti il mare, il sole, le nuvole, le montagne, se no era falso, era inutile, era illusorio. Solo le copie erano vere. Gli originali non avevano più motivo di esistere.

tramonto cellulare tecnologia
Solo attraverso un display di un cellulare potevano essere vissuti il mare, il sole, le nuvole
Se ciò che accadeva non veniva conservato, archiviato, non era riproducibile e modificabile a comando, non accadeva realmente non era vera vita, era solo una perdita di tempo, anzi, era qualcosa di disturbante, qualcosa che ricordava la fastidiosa realtà, che ricordava l’irrealtà del virtuale.

Tutta la saggezza e la bellezza che avevano creato gli umani nei millenni precedenti, in tal modo, si perse. Non c’era più bisogno di bruciare i libri, in quanto nessuno aveva più il tempo di leggere, di fare una passeggiata nella natura, di nuotare, di fare sport.

Essendo tutti indottrinati e autoforzati a essere continuamente in contatto internet con tutto il mondo, l’unico modo per vivere era inondare gli altri e farsi continuamente inondare di mail, foto, video, abbracci baci e regali virtuali, notizie sportive o di politica, poco cambiava qualunque fosse l’oggetto in questione. Sia che si cercasse una partner dall’altra parte del mondo sia che ci si opponesse alle guerre e alla chimica che stava distruggendo quello che restava del mondo, il risultato era sempre lo stesso. Tutti erano ormai divenuti solo pedine di tanti network, appendici di un telefonino, tutti erano divenuti una massa di profili, di avatar, numeri per aumentare i gruppi e gli “amici”, utenti di un blog che facevano aumentare punteggi che facevano aumentare le pubblicità e gli incassi di quel sito. Tutti erano ormai solo dei link, delle pagine internet che rimandavano a loro volta a miliardi di altri link, di altri blog, siti, video, foto, musiche, film.

L’unica attività era ormai tenersi aggiornati con le notizie, fare più amici, postare link, fare e mettere foto, commentare, fare piattaforme, scaricare video, canzoni, filmati, che una volta venivano utilizzati per trascorrere quei momenti terribili in cui non si poteva essere connessi a internet. Ma ormai quel periodo oscuro era finito, ormai tutti erano eternamente in contatto internet con tutto il mondo, e questo contatto non poteva più essere spento neppure quando si dormiva, ammesso che si volesse ancora dormire.

dormire riposo internet
C’era chi cercava di eliminare il sonno completamente per stare dietro a tutta questa caterva infinita di post, di news, di flirt
Ormai per stare dietro a tutta questa caterva infinita di post, di news, di flirt, di link, per poter scaricare tutto quello che c’era da scaricare, per non perdersi nulla dell’infinito cyberspazio, c’era chi cercava di eliminare il sonno completamente, e le industrie farmaceutiche che una volta producevano pillole per dormire, adesso producevano pillole per non dormire. Non c’era più tempo di dormire.

Ormai chi amava dormire, chi amava il vero sesso fatto col corpo, il vero mare, il vero sole, il vero vento, la vera pioggia, la vera montagna, la vera campagna, i veri animali, i veri laghi e i veri fiumi, i veri canyon e i veri ghiacciai, le vere valli e le vere colline, i veri alberi e la vera erba, la vera terra, la vera rugiada, chi amava tutto ciò era un fancazzista, un fallito, un frustrato e un emarginato, nel migliore dei casi.

Me era molto più probabile che fosse un terrorista.

3 Marzo 2010 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
4/3/10 19:11, Esiliato ha scritto:
Un racconto con l'implacabile crescendo delle scritture di Borges.
Un crescendo che trasmette anche l'ansia raccontata.
Semplice e geniale.
Arianna Editrice
Macro Credit
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