Il Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha auspicato, in una recente dichiarazione, la costruzione di 100 nuovi porti turistici. Legambiente dimostra con uno studio che per creare nuovi posti barca non è necessario cementificare ulteriormente la costa italiana.
La mancanza di posti barca non può diventare motivo di una nuova cementificazione delle coste
La mancanza di posti barca non può diventare motivo di una nuova cementificazione delle coste. Alle parole del Ministro delle Infrastrutture che auspicava la creazione di 100 nuovi porti turistici, Legambiente risponde citando uno studio, realizzato già due anni fa con Ucina, che prevedeva la creazione di 39mila nuovi posti barca (circa un terzo di quelli esistenti) a cemento zero, senza dover costruire nuovi porti turistici ma riutilizzando i bacini esistenti inutilizzati o sottoutilizzati (porti creati per rispondere alle esigenze delle attività di pesca, oggi assai ridimensionata, o per servire grandi impianti industriali oggi convertiti o dismessi), per più proficui fini turistici.
“Questa soluzione – ha dichiarato il vicepresidente nazionale di Legambiente Sebastiano Venneri - a differenza della costruzione di nuovi porti turistici, permetterebbe di dare risposta immediata (nel giro di pochi mesi) alla domanda di ulteriori posti barca, altrimenti realizzabili in 7 o 8 anni".
"Piuttosto che immaginare nuove infrastrutture diportistiche e nuove cementificazioni, sarebbe auspicabile che i ministri competenti si esercitassero in una politica straordinaria per dare risposte rapide e pulite alle reali esigenze della nautica”.
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A partire da quest'estate, molte località italiane diventano balneabili "per decreto". In altre parole interi tratti di costa vengono dichiarati balneabili, non perché meno inquinati, ma solo perché è cambiata la legge. Legambiente denuncia la questione come un passo indietro in tema di depurazione, che lascia un deficit imbarazzante ad uno dei Paesi più industrializzati al mondo.
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