Expo 2015: la sfida di Milano è anche ecologica

Dopo che il capoluogo lombardo si è aggiudicato la candidatura come sede internazionale per la prestigiosa manifestazione, già il volto della città si prepara al cambiamento. Cominciamo a immaginare come questo cambiamento avverrà, e quale sia l’atteggiamento da assumere in qualità di cittadini: se considerare l’evento come l’ennesimo buco nero per le casse pubbliche, o magari come un’occasione per dare priorità all’ambiente.

CONDIVIDI: Condividi su Facebook Condividi su Ok Notizie Condividi su Fai Informazione Condividi su del.icio.us Condividi su Twitter Condividi su Digg Condividi su Technorati Condividi su Google

di Miriam Giudici


Il progetto dell'Expo 2015 per la città di Milano
Milano ha vinto: dopo una lunga maratona la maggioranza dei delegati del BIA – Bureau International des Espositions – ha decretato che sarà il capoluogo lombardo a ospitare Expo 2015, manifestazione che dal 1 maggio al 31 ottobre del 2015 accoglierà, secondo le stime, 29 milioni di visitatori, comportando 20 miliardi di euro di investimenti, più del doppio del fatturato, e creando 65 milioni di posti di lavoro.

Cambierà il volto della città, a partire dall’area di Rho-Pero, dove verranno costruiti i padiglioni dell’Expo. Una zona già interessata negli ultimi anni da un cambiamento epocale: la costruzione della nuova e avveniristica Fiera Campionaria, che ha comportato il recupero e la trasformazione di vasti spazi prevalentemente industriali, con la demolizione di una raffineria di petrolio e la bonifica dei terreni circostanti; e che ha visto – e vede ancora – sorgere una selva di cantieri per costruire nuove strade e nuovi parcheggi, e la controversa linea dell’alta velocità Milano-Lione, che avrà una stazione collegata proprio al nuovo Polo Fieristico.

Proprio le vicende della costruzione della nuova Fiera, agli occhi di chi ha potuto seguirne lo sviluppo negli anni, sembrano essere una specie di prova generale, in piccolo, di ciò che potrebbe succedere, nel bene e nel male, nei prossimi anni di preparazione a Expo 2015.

La Fiera, infatti, sembra ora ai critici meno benevoli una specie di cattedrale nel deserto: che si illumina e funziona pochi giorni l’anno, e in quei giorni riempie le vie d’accesso – ancora un perenne cantiere – di visitatori in coda nel traffico congestionato, persi fra labirinti di svincoli e linee di trasporto pubblico non proprio adeguate. Nei giorni di chiusura, invece, la Fiera è quasi del tutto vuota: non è diventata – ancora – un nuovo quartiere alle porte di Milano, con spazi per la socialità, l’intrattenimento e la cultura, e un legame vivo con il territorio circostante.

Ecco perché i milanesi hanno accolto con entusiasmo ma anche con una punta di scetticismo la notizia della vittoria di Expo 2015. Con l’esempio della Fiera sotto gli occhi, si aspettano che la sfida del futuro verrà affrontata soprattutto con questo spirito: la ricerca di una trasformazione globale,che investa davvero il modo di pensare la città, di muoversi in essa, di viverla. La battaglia sarà vinta se Expo 2015 saprà non solo riqualificare in senso ecologico l’area scelta (1,7 milioni di metri quadrati) alla periferia di Milano, ma anche attirarvi persone dal centro della metropoli e dai paesi limitrofi, con collegamenti efficienti e veloci; se saprà essere veramente parte di una “Milano metropolitana” che per ora esiste, di fatto, nelle difficoltà di lavoratori e pendolari, ma non nella mente degli urbanisti che ancora immaginano precisi confini fra Milano e i comuni intorno, e fra i comuni stessi; e, ultimo punto, ma non per importanza, se saprà trascinare la città e il suo territorio sulla via dello sviluppo sostenibile.

Non ci sembra che il problema sia solo quello delle “colate di cemento” paventate, e senza tutti i torti, da diversi “expo-scettici”. Vero è che l’attuale giunta Moratti non si è mai distinta per una particolare attenzione al verde e ai parchi, e ha preferito puntare su solidi e redditizi investimenti “nel mattone” (vedi la controversa vicenda del Bosco di Gioia, ma anche le interminabili polemiche sulla costruzione di grattacieli dell’ex Fiera Campionaria, in un quartiere della città che oramai può ben definirsi centrale e prestigioso).


Il progetto della torre
Ma la questione Expo 2015 è diversa, di portata smisuratamente maggiore, e coinvolge molti protagonisti. Per ora le intenzioni, sul piano del rispetto dell’ambiente e della sostenibilità del progetto sembrano molto buone e fanno parte dei motivi che hanno portato Milano alla vittoria: se tutte le precedenti esposizioni mondiali avevano come simbolo una torre, una torre si farà anche a Milano. Dice il sindaco Letizia Moratti che “il nostro simbolo sarà un centro per lo sviluppo sostenibile, sarà un punto in una rete che ci auguriamo diventi globale, perché in più paesi si possa costruire una scuola, un ospedale, un centro di formazione: questo sarà il simbolo di Expo Milano 2015 per il mondo”. Il tema dell’Expo sarà infatti Feeding The Planet – Energy for Life (Nutrire il pianeta – Energia per la vita), i lavori saranno orientati, dice il Ministro degli Esteri Massimo d’Alema “a dare riposta al bisogno di alimentazione e di risorse agricole” offrendo “formazione in settori importanti per i Paesi in via sviluppo: dal turismo alle biotecnologie”. Un progetto appoggiato anche dal premio Nobel Al Gore, che convinto proprio della solidità dell’idea ha accettato di fare da testimonial per la candidatura di Milano. Una sponsorizzazione davvero prestigiosa, quella di Gore, affiancata anche da quella di Jacques Attali, presidente dell'organizzazione non-profit per il microcredito PlaNet Finance, il quale ha da poco firmato con il sindaco Moratti un accordo per cui la città di Milano utilizzerà i suoi canali e le sue relazioni internazionali, segnatamente nell’ambito di Expo 2015, per valorizzare il microcredito e l’attività di Planet France nei Paesi in via di sviluppo.

Oltre a guardare al resto del mondo, Milano guarda anche a se stessa e al suo territorio: e i progetti urbanistici presentati non sono davvero di semplice maquillage alla città, ma mirano a risolvere annosi problemi di viabilità, di inquinamento, di qualità dell’aria e della vita. Sono progetti ambiziosi e, al di là di legittime critiche e scetticismo – atteggiamenti comunque sani, se si sceglie una posizione non distruttiva – ci auguriamo davvero che vengano attuati pienamente, perché dopo Expo la città abbia veramente una nuova fisionomia.

Una particolare attenzione va posta alle vie di collegamento tra il polo espositivo e la città: vie d’acqua e di terra. Il progetto più ambizioso (per qualcuno, un po’ folle) è il primo che dovrebbe servirsi dell’acqua dei Navigli per un itinerario “liquido” di una ventina di chilometri, che dovrebbe far riscoprire a Milano la sua primitiva vocazione di città d’acqua, dal dopoguerra veramente seppellita dalle colate di cemento. Il secondo considera “vie di terra” soprattutto le piste ciclabili, che finalmente dovrebbero portare Milano al livello delle più vivibili metropoli europee: teniamo presente però che la strada da fare è davvero tanta, vista l’attuale, disastrosa situazione delle piste ciclabili di Milano e le difficoltà che sta incontrando un progetto di bike-sharing analogo a quello di Parigi, che dopo tante promesse oggi risulta ancora al palo.

Il quartiere espositivo in sé ha invece l’ambizione di essere una zona “low emission”, cioè a basso impatto ambientale e con minime emissioni di CO2. L’idea è quella di costruire un quartiere ecologico: dei 110 ettari di spazio espositivo, la metà sarà piantumata. Bandite le auto, che dovranno fermarsi ai parcheggi esterni, ci si muoverà solamente con veicoli elettrici, a idrogeno, o in biciclette a noleggio. Petrolio e gasolio non avranno cittadinanza nella zona dell’Expo, poiché la domanda di energia sarà soddisfatta attraverso nuovi impianti fotovoltaici e dal vicino termovalorizzatore.


Il logo della manifestazione
Ottime intenzioni, quindi. Ma i risultati? Si vedranno fra qualche anno, con l’avvicinarsi all’evento, e soprattutto dopo, quando si vedrà cosa ne resterà. Molte voci, anche autorevoli, si sono levate contro l’Expo, contro le possibili speculazioni a vantaggio di pochi, contro un evento di sei mesi che chiama fiumi di denaro di cui non si sa bene cosa resterà (e a chi). È certo che i problemi di Milano sono già tanti, proprio sui fronti che Expo 2015 si propone di risolvere quasi con un colpo di bacchetta magica (la viabilità, l’inquinamento atmosferico, l’energia pulita, il verde pubblico…), e suona ipocrita metterli al centro di un evento che è sostanzialmente una sfavillante vetrina e che, appunto, in soli sei mesi “brucia” investimenti che potrebbero rivelarsi convenienti per pochi, ma poco incisivi sullo sviluppo (sostenibile) del territorio. Quanto conterà, infatti, la partecipazione dei cittadini? Chi beneficerà, sostanzialmente, degli ingenti stanziamenti di denaro pubblico previsti? Prevarranno gli interessi di costruttori e proprietari terrieri, come si teme, e alla cittadinanza in sé non rimarranno che le briciole? E le migliaia di posti di lavoro promessi, per l’evento stesso e per l’indotto, evaporeranno nel giro di un’ estate?

Crediamo che molte polemiche siano fondate, e che la partecipazione dei cittadini sia davvero un punto critico del progetto Expo – come di tutti i progetti, a qualsiasi latitudine, che implicano trasformazioni così grandi e profonde. E abbiamo ben presente come, purtroppo, spesso vanno le cose nel nostro Paese in materia di “grandi opere”, con i pochi, soliti noti che dopo aver pronunciato discorsi infervorati sui massimi sistemi, non fanno che sedersi a un lauto banchetto che poco ha a che vedere con alti ideali. Eppure, è forse troppo facile – e comodo – vedere tutto nero. Sarebbe onesto anche cercare di vedere, senza pregiudizi… verde. Pensiamo per esempio al ruolo di Legambiente nella stesura del dossier per la candidatura di Milano: il presidente Vittorio Cogliati Dezza, ha dichiarato soddisfazione per le linee espresse dall’ Expo Milano in materia ambientale, ribadendo che “Milano ha giocato e vinto scommettendo sull’ambiente. Per questo motivo Legambiente, partner dell’evento, giocherà sino in fondo il suo ruolo”. Anche per questo, crediamo di dover dire che fatalismo e cinismo (l’italico “è tutto un magna-magna”) siano spesso degli alibi per limitarsi alla lamentela e giustificare una pigrizia che è anche mentale.

C’è un’occasione, ci sono sette anni di lavori che ci aspettano, e, anche se probabilmente molti giochi sono già stati decisi, è nostro dovere – e interesse – di cittadini vigilare, dibattere, criticare, ma anche cercare vie di partecipazione che indirizzino e gestiscano certi processi, senza rifiutare a priori il cambiamento. Che è già qui.

Fonti:

http://www.milanoexpo-2015.com

http://www.legambiente.org

http://www.socialpress.it

6 Aprile 2008 - Scrivi un commento
Ti � piaciuto questo articolo? Cosa aspetti, iscriviti alla nostra newsletter!

E-mail
Arianna Editrice
Macro Credit
Mappa Mondo Nuovo
PAROLE CHIAVE
LIBRI CONSIGLIATI
Manuale Pratico della Transizione

Una guida pratica per ogni comunità che desidera avviarsi verso la transizione. le transition towns sono...
Continua...
L'anticasta + DVD

La denuncia coraggiosa della casta, che inizialmente aveva suscitato in molte persone grandi speranze di...
Continua...
Caro sindaco new global

Caro sindaco new global ha lo scopo di diffondere su tutto il territorio nazionale pratiche amministrative...
Continua...
Le Città Contro l'Effetto Serra

L'entrata in vigore del protocollo di kyoto costringe finalmente i governi nazionali a uscire dall'inerzia...
Continua...
Trafficologia

Ci sediamo, avviamo il motore e partiamo, convinti di avere tutto sotto controllo. ma siamo sicuri? è proprio...
Continua...
ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI
LINK ESTERNI
TERRANAUTA TV
Viaggio nell'Italia dei comuni a 5 stelle, di Marco Boschini e Michele Dotti
Altri video su TERRANAUTA TV...
ARTICOLI CORRELATI
ULTIMI COMMENTI
gian_paolo ha commentato l'articolo Nucleare e salute, un'altra ragione per dire no
carlo ha commentato l'articolo Quel che resta del Polo
linda maggiori ha commentato l'articolo Latte materno, diossine e Pcb
Simone ha commentato l'articolo Prahlad Jani, l'asceta che si autoalimenta da 74 anni
grazia ha commentato l'articolo Orti urbani: sostenibilità e socialità