E se tornasse il vuoto a rendere?

Una proposta di legge da poco presentata alla camera vuole ripristinare il sistema del vuoto a rendere, scomparso in Italia una quarantina d'anni fa. Il metodo è semplice, funzionale ed ha indiscussi vantaggi economici ed ambientali, eppure da noi è semisconosciuto.

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di Andrea Degl'Innocenti

vuoto a rendere foto di robert doisneau
Quando si acquistava una bevanda in bottiglia, fosse un'acqua minerale, una birra o quant'altro, si doveva pagare oltre al prezzo della bibita, una sorta di cauzione, una sovrattassa di poche lire, per il contenitore
Se è vero che il grado di civiltà di una nazione si misura dal modo in cui viene affrontata la gestione dei rifiuti – lo sostenne a suo tempo il Mahatma Gandhi – allora quarant'anni fa l'Italia era una nazione più civile di adesso. Mi spiego. Esisteva ai tempi un metodo di riciclaggio dei rifiuti chiamato vuoto a rendere. Per chi non lo sapesse, funzionava così: quando si acquistava una bevanda in bottiglia, fosse un'acqua minerale, una birra o quant'altro, si doveva pagare oltre al prezzo della bibita, una sorta di cauzione, una sovrattassa di poche lire, per il contenitore. Riportando il vuoto all'esercente, la cauzione veniva restituita.

Quei pochi soldi, moltiplicati per un discreto numero di contenitori, diventavano belle sommette ed erano un valido incentivo a portare indietro i vuoti – ai tempi soprattutto in vetro – che venivano così riutilizzati, riutilizzati, e riutilizzati.

Ma vennero gli anni '60 del miracolo economico, e poi i '70. Nelle case degli italiani era tutto un fiorire di elettrodomestici, televisioni, lavatrici, lavastoviglie e macchine in garage. Le casalinghe allegre spazzavano sotto il tappeto gli ultimi residui di povertà. I vuoti a rendere divennero improvvisamente sinonimo di miseria e in quanto tali oggetto di estrema vergogna. Dimostrare al mondo il proprio raggiunto benessere era decisamente più importante che raggranellare quattro spiccioli restituendo bottiglie, figurarsi poi che prendersi cura dell'ambiente.

Fu così che il vuoto a rendere andò progressivamente scomparendo – aiutato nel suo declino anche dall'introduzione di materiali alternativi per i contenitori, come i PET o il tetrapak – e venne infine abolito.

bottiglie di vetro vuoto a rendere
Adesso, a circa quarant'anni di distanza, con un sistema economico ed un ambiente stremati da decenni di consumismo sfrenato, si ipotizza per la prima volta un dietro front
Adesso, a circa quarant'anni di distanza, con un sistema economico ed un ambiente stremati da decenni di consumismo sfrenato, si ipotizza per la prima volta un dietro front. La proposta parte da Italgrob, Federazione Italiana Grossisti e Distributori di Bevande, che lancia il progetto “vetro indietro”, e viene presto accolta da due parlamentari, Antonio Mazzocchi, Questore della Camera dei Deputati, e Fabio Gava, membro della X° Commissione Attività Produttive Commercio e Turismo, firmatari di un disegno di legge appena presentato in parlamento.

Nel disegno si promuove un ritorno volontario al vuoto a rendere attraverso la creazione di vere e proprie filiere di recupero degli imballaggi e sistemi di cauzione moderni, incentivando l'intera catena di soggetti aderenti, dal produttore, al distributore, all'esercente, attraverso sgravi fiscali sulla Tarsu, la tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, e dilazioni di pagamento dell'IVA.

I benefici del progetto sono stati sottoposti ad uno studio accurato presso i ricercatori dell'Università Ca Foscari di Venezia che hanno confrontato i normali metodi di riciclaggio con il nuovo sistema. Secondo i principali indicatori di impatto ambientale (consumo energetico, emissioni di co2) creare una filiera apposita per il riuso dei contenitori risulta vantaggioso già dai due o tre riutilizzi – si consideri che una bottiglia in vetro può essere riutilizzata fino a 50 volte – mentre non sembra che il metodo comporti necessariamente un maggiore utilizzo di acqua, nonostante i lavaggi.

Ma il sistema dei vuoti a rendere ha anche altri vantaggi. Tutti abbiamo presente le immagini della movida notturna nelle maggiori città italiane. Intere piazze sommerse da distese di bottiglie vuote, vetri rotti che possono diventare armi in mano e violenti e pericolosi ostacoli per chi cammina, soprattutto se ha bevuto un po' troppo. E poi abitanti infuriati e cestini strapieni.

rifiuti bottiglie vetro piazze
Intere piazze sommerse da distese di bottiglie vuote, vetri rotti che possono diventare armi in mano e violenti e pericolosi ostacoli per chi cammina, soprattutto se ha bevuto un po' troppo
Ogni anno, soprattutto all'arrivo dell'estate quando il caldo ed il bel tempo riaccendono la vita notturna, i vari sindaci introducono leggi e ordinanze per porre fine allo scempio e tener buoni i cittadini. Ma è evidente che i risultati scarseggiano. Divieti di vendere alcolici dopo le due di notte o di consumare bevande fuori dai locali hanno come unico risultato quello di danneggiare gli esercenti, mentre i ragazzi continuano a bere le loro birre in piazza, magari portandosele da casa, nascoste in uno zaino o in una borsa capiente.

Col vuoto a rendere scenari del genere, probabilmente, sparirebbero. La prospettiva di una bevuta gratis porterebbe quasi tutti a restituire le proprie bottiglie, e i pochi vuoti dimenticati per terra sarebbero preda di qualche poveraccio in cerca di spiccioli.

In molti stati europei già si utilizza questo metodo, dalla Germania all'Inghilterra, dall'Olanda alla Finlandia: tutti paesi dal senso civico molto sviluppato. Anche negli Stati Uniti sono ben 12 gli stati che l'hanno adottato. Adesso tocca a noi decidere se compiere il passo. Un passo indietro di quarant'anni, ma anche un gran bel passo in avanti.

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2 Dicembre 2009 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
17/12/09 07:54, barbara ha scritto:
Noi compriamo acqua in vetro, rigorosamente con vuoto a rendere. Sarei molto felice se lo stesso si potesse applicare a birra, vini, bibite, sia che fossero di vetro piuttosto che di alluminio o pet.
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