Spazio ai lettori

Gli enti locali in ginocchio, il governo alla finestra

Partecipazione, sviluppo locale, economie solidali: queste le proposte dei municipi per uscire dalla crisi emerse dal lavoro comune nel recente Forum promosso a Cernobbio da “Sbilanciamoci!”. Ecco l’appello alla mobilitazione di cittadini, sindaci e amministratori.

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italia
Tante le ferite dell'Italia, la più grave il numero dei disoccupati che continua a crescere
La situazione presente del Paese, precipitato in una crisi economica, sociale e culturale drammatica per cui non si vede alcuna via di uscita, è giunta ormai ai limiti della tollerabilità. Tante le ferite, la più grave il numero dei disoccupati che continua a crescere – da noi più che altrove – con un andamento vertiginoso, alimentato ogni giorno da nuovi operai, precari, insegnanti che affollano gli uffici sociali dei Comuni portandoli sull’orlo del collasso.

La capacità degli Enti locali di gestire in modo efficiente le problematiche enormi che questa emergenza apre, con i Bilanci di tutte le Pubbliche Amministrazioni ridotti all’osso da anni di politiche miopi e fallimentari, è oggi seriamente compromessa.

Nel futuro, come in passato, nessuna iniziativa concreta per sostenere gli investimenti dei Comuni in settori strategici come scuole e trasporto locale, nessuna risposta per l’allentamento dei tremendi vincoli del Patto di stabilità, nessuna disponibilità a cooperare nella lotta all’evasione fiscale, nessun supporto ai servizi sociali, per i giovani, gli anziani e le famiglie; e questo mentre si regalano centinaia di milioni di euro a Comuni, privilegiati per pure ragioni ideologiche, che rischiavano la bancarotta per mala-gestione e sprechi di denaro pubblico semplicemente scandalosi.

Altro che meritocrazia e federalismo, qui il metodo è sempre lo stesso: si punisce chi ha rispettato la legge anche a prezzo di sacrifici e si premia chi, con l’uso sistematico dello sperpero e di ogni sorta di favoritismo, ha contribuito a creare clientele per il voto di scambio; il vero fine ultimo, per questa disgraziata classe dirigente, del governo della cosa pubblica.

Nemmeno i modesti impegni assunti, del resto, sono stati rispettati: le promesse fatte a suo tempo sul recupero dell’ICI stanno diventando incubi, con i milioni di euro che il Governo si era impegnato a provvedere e che, invece, non arriveranno mai; e questa è la mossa finale nella manovra che obbliga gli Enti locali a consentire alla privatizzazione dei servizi essenziali, la quale finirà di vuotare le tasche dei cittadini, con aumenti incontrollabili delle tariffe, e riempirà quelle dei soliti noti regalando loro la gestione di pezzi non rimpiazzabili del patrimonio locale, a partire dai beni comuni.

scuola
La situazione attuale della scuola pubblica italiana è soltanto un capitolo del generale impoverimento dello spazio pubblico
Per non parlare poi dell’incredibile situazione della scuola pubblica, su cui ci è toccato sentire in questi anni tutto e il contrario di tutto, e che rappresenta l’ultimo capitolo di un tragico impoverimento dello spazio pubblico in generale, prima di tutto a livello locale: i tagli al personale rischiano infatti di pesare direttamente proprio sui bilanci comunali, dal momento che molti amministratori, per rispondere alle esigenze delle famiglie obbligate a orari di lavoro prolungati, si vedono già costretti a potenziare i servizi di sostegno come pre- e post-accoglienza, mense scolastiche e trasporto) per scongiurare l’aggravarsi di una situazione sociale decisamente esplosiva.

Il collante di tutta questa drammatica situazione non è altro, infine, che la paura. La paura, in superficie esorcizzata, ma regolarmente e scientemente alimentata a tutti i livelli di potere: i vari “pacchetti sicurezza”, che pretendono di aver “fortificato” le nostre città inducendole a rinunciare per sempre a forme autentiche di inclusione e politiche di accoglienza, finiscono in realtà per mostrare solo il ridicolo lato duro, razzista e pericolosamente esclusivo della crisi, che qui si trasforma in crisi di identità per una società formata all’insegna della convivialità e della tolleranza che, d’improvviso, proprio nel suo confronto con il diverso (sia esso povero o migrante, omosessuale o in qualunque modo “altro”) stenta a riconoscere se stessa.

Una risposta seria richiede di necessità un taglio netto rispetto a tutto il modo fasullo e pretenzioso, fino ad ora imperante, di intendere e praticare la politica, di governare l’economia, di interagire con la società e di ascoltare e promuovere la cultura. E richiede di essere articolata contemporaneamente su due piani: uno, più generale, riguardante la messa in questione dei presunti imperativi dello “sviluppo”, che di imperativo hanno solo l’esser propagandati da un potere intransigente e ottuso che non ammette obiezioni salvo querela; l’altro, quello delle misure concrete a breve, medio e lungo termine per il risanamento – non semplicemente finanziario del Paese:

• promuovere adeguate politiche del lavoro adeguate e mirate, e allargare lo spettro di applicazione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, da quelli delle piccole e medie imprese ai co.co.pro e agli interinali;

• promuovere, in sostituzione di quello retorico e inservibile delle “grandi opere”, un piano nazionale di “piccole opere” ambientali e sociali, attraverso una serie di interventi legati ai lavori pubblici nel campo energetico, della mobilità, del riassetto del territorio;

• promuovere un rilancio ed un allargamento significativo delle politiche di welfare;

• sostenere il sistema delle imprese attraverso politiche di incentivazione nel campo dell’innovazione e della ricerca, nonché di sostegno all’accesso al credito;

• arginare il crescente impoverimento del Paese e rilanciare la domanda interna sostenendo in modo concreto (e non con improponibili discriminazioni salariali) il potere d’acquisto dei lavoratori, delle famiglie e dei disoccupati.

Proposte queste, emerse dal lavoro comune nel recente Forum promosso a Cernobbio da “Sbilanciamoci!”, che sole ci sembrano poter imprimere una spinta nella giusta direzione per far veramente ripartire il Paese: un Paese che, con i suoi governanti troppo presi da beghe personali per potersene occupare seriamente, appare sempre più in ginocchio; ma che, secondo noi, ha proprio nei Municipi, nelle comunità locali e nei loro rappresentanti, la forza e la volontà necessarie a rialzarsi.

Luigi Merli – Sindaco di Grottammare

Presidente della Rete del Nuovo Municipio

Luca Fioretti - Sindaco di Monsano

Presidente Associazione Comuni Virtuosi

Domenico Finiguerra – Sindaco di Cassinetta di Lugagnano

Rete Comuni Solidali, Campagna Stop al Consumo di Territorio

Marco Boschini – Coordinatore Rete dei Comuni Virtuosi/ Assessore al Comune di Colorno

Maria Teresa Silvestrini, consigliera comunale Comune di Torino.

Anna Paola Peratoner – Consigliere Comunale Comune di Udine

Mario Agostinelli – Consigliere Regionale della Lombardia

Chiara Lesmo – Assessore ai Servizi Sociali Comune di Novate Milanese

Simone Ferretti - Assessore Comune di Grosseto

Cristian Pardossi – Assessore all’Urbanistica del Comune di Castelfranco di Sotto (Pisa)

Roberto Imperiali – Presidente di Associazione AmbienteScienze

Michele Bianchi – Assessore Comune di Rosignano

Giorgio Ferraresi – Polimi/ esecutivo ARNM

Roberto Brambilla – Consigliere Comunale Concorezzo

Mauro Sonzini – Servizi e progetti specializzati in turismo, sport e cultura Coazze (TO)

Salvatore Amura – Assessore al Bilancio e Finanze Comune di Canegrate

Alessio Ciacci – Assessore Ambiente Comune di Capannori

Per adesioni scrivere a:

segreteriarnm@katamail.com

comunicazione@nuovomunicipio.org

20 Ottobre 2009 - Scrivi un commento
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