L'Urlo

Messina, una tragedia legalizzata

Nei giorni 1 e 2 ottobre un violento nubifragio si è abbattuto su Messina. Giampilieri e Scaletta Zanclea sono le zone più colpite. Tra rabbia, lacrime e fango si contano adesso le vittime di una tragedia da tempo annunciata. Ecco il racconto di un nostro autore messinese che, dopo aver attraversato i luoghi del disastro, ci descrive una città distrutta dal dolore e dall’amarezza.

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di Ivan Mirko Stanislao Tornesi


Tra rabbia, lacrime e fango si contano le vittime di una tragedia da tempo annunciata (Foto di Gaetano Saccà)
Ho visto la mia città disperarsi e piangere. Adesso tutti noi messinesi siamo davvero preoccupati.

Oggi si deve pensare più che mai alla nostra terra, alle nostre vittime, alla nostra gente che ha dovuto lasciare le proprie case e che adesso chiede aiuto a tutta la comunità.

Regnano ora il terrore, l’amarezza e la sensazione di abbandono. Ci si sente senza via d’ uscita, come se quel fango che non dà tregua fosse il concretizzarsi delle paure che attraversano la mente di tutti i messinesi, i quali da molti anni non trovano più un senso alla loro vita qui a Messina.

Oggi ci troviamo ancora più disorientati: anche la speranza di poter ricostruire un futuro migliore in questa città ci sembra ancora più lontana.

Giampilieri non esiste più e come questa frazione tante altre rischiano di scomparire se non si prendono i dovuti e necessari provvedimenti. I provvedimenti… appunto. Ieri il presidente Berlusconi ha promesso la costruzione di “nuovi quartieri” per gli sfollati. Quali quartieri, però? Sepolta com’è dal cemento, Messina non ha più spazi liberi in cui costruire.

Ho attraversato a piedi alcune tra le zone colpite dal nubifragio: Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga Marina, Santa Margherita, Ponte Schiavo, frazioni che prima di questa tragedia pochi conoscevano e pochi sapevano essere minacciate da frane, smottamenti e mareggiate.

Eppure quella stessa montagna di Giampilieri Superiore, nel 2007 aveva mostrato i primi segni di cedimento. Già nel 2007, la stessa.

I finanziamenti per metterla in sicurezza non sono arrivati per un grave errore di valutazione dell’ area, la quale non veniva classificata come zona a rischio. A conferma di ciò il rapporto del PAI siciliano (Piano Assetto Idrogeologico): la zona di Giampilieri non era stata considerata a rischio idrogeologico perché il comune di Messina non l’aveva segnalata alla regione.


Foto di Gaetano Saccà
Tragedia annunciata perché questa città ha una storia di selvaggio sfruttamento del territorio: le case sono state costruite senza la dovuta distanza dai torrenti, in terreni sabbiosi geologicamente inidonei, instabili e soggetti a dissesto, ma la maggior parte delle case non sono più abusive, anzi quasi tutte sanate da precedenti condoni.

Tragedia che si poteva evitare con una più attenta e precisa valutazione dei rischi e della pericolosità di quelle zone.

Nella mia esperienza di poche ore nei luoghi colpiti dal nubifragio vengo assalito dai suoni delle sirene dei mezzi di soccorso. Mi fermo ad ascoltare le voci ed i racconti della gente e forse riesco a percepire qualcosa in più della tragedia che Messina sta vivendo in questo momento.

Incontro un ragazzo di circa 20 anni: non è del posto, non è un curioso e neanche un giornalista , ma si trova lì dalla mattina per scavare tra il fango e le macerie sperando di ritrovare vivo un suo amico. Non mi racconta altro, non gli chiedo altro, già mi basta per capire.

Mi fermo in un vicolo coperto da circa un metro e mezzo di fango e non trovo via d’uscita, vedo la gente spalare il fango davanti all’ingresso delle loro case, tanto fango. Più avanti un gruppo di ragazzi prova a tirare l’auto fuori dal fango ed io cerco di dargli una mano.

Non tutti i presenti sul posto, però, sono lì per prestare il loro aiuto: anche in questo dramma, purtroppo, non sono mancati gli sciacalli che hanno cercato di approfittare della tragedia.

Piove ancora ed è quasi buio. I soccorritori continuano a scavare e intanto vedo arrivare i primi pullman venuti per portare via da quell’incubo gli sfollati.

Rifletto sul fatto che la tragedia è circoscritta a delle piccole frazioni.

Tornando verso casa mi accorgo che già dopo qualche chilometro dai luoghi del disastro sembra tutto normale come se non fosse successo niente.

E se questo dramma rimanesse periferico e come tale venisse dimenticato?

Fortunatamente tantissimi cittadini stanno rispondendo con ogni forma di solidarietà e di aiuti concreti: centri di raccolta fondi e di beni di prima necessità, squadre di volontari nei centri di smistamento e presso gli alberghi cittadini per dare conforto agli sfollati.

Leggo le ultime notizie sui giornali: sale il bilancio delle vittime e con esso il dolore, la rabbia, l’amarezza. Manca all’appello ancora tanta gente. E intanto si continua a scavare.

Mi chiamano alcuni amici: vogliono organizzare squadre di spalatori nelle zone colpite dal nubifragio.

Quel fango è di tutti noi e tutti insieme lo dobbiamo spalare.

4 Ottobre 2009 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
10/10/09 10:35, anglica ha scritto:
quanto mi dispiace per bambini che sono dispersi e persone morte mi dispiace

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