WWF

Ecco come spartire i 970 miliardi di tonnellate di CO2 che restano da utilizzare

Fino al 2050 ci restano ‘appena’ 970 miliardi di tonnellate di CO2 da utilizzare. Ecco come spartirle in modo equo tra tutti i Paesi del mondo.

CONDIVIDI: Condividi su Facebook Condividi su Ok Notizie Condividi su Fai Informazione Condividi su del.icio.us Condividi su Twitter Condividi su Digg Condividi su Technorati Condividi su Google

emissioni co2
Fino al 2050 ci restano ‘appena’ 970 miliardi di tonnellate di CO2 da utilizzare
Un rigoroso budget globale del carbonio da qui al 2050 basato su una giusta distribuzione tra nazioni ricche e povere, che stabilisca la quantità di emissioni tollerabili dal pianeta in quel lasso di tempo, può prevenire cambiamenti climatici pericolosi e mantenere l’aumento della temperatura ben al di sotto dei 2 gradi Celsius. E’ quanto afferma il nuovo rapporto WWF “Suddividere gli sforzi per un budget globale del carbonio”, basato su ricerche, calcoli e analisi di ECOFYS, che indica anche diversi modi per diminuire le emissioni globali di almeno l’80% entro il 2050 e del 30% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990.

“Se si vogliono evitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici, i governi devono applicare misure più rigide per rispettare un budget globale di carbonio, rigoroso e a lungo termine” - ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile clima ed energia del WWF Italia - .“Se i governi ‘allentano’ le regole secondo cui distribuiscono le emissioni, finiremo in un caos climatico. A livello planetario non esiste compensazione, abbiamo un solo pianeta e una sola atmosfera, e bisogna ragionare su un solo budget di emissioni. Un budget globale del carbonio, insomma, equivale a un vero e proprio tetto mondiale per le emissioni”.

Secondo le analisi del dossier WWF-Ecofys, il budget globale del carbonio per il periodo 1990-2050 - ovvero la quantità di emissioni globali che il Pianeta può tollerare in questi sessant’anni - è pari a circa 1600 miliardi di tonnellate di Co2 equivalenti. Ma poiché il mondo ne ha già emesse una buona parte, il budget da oggi al 2050 si è ridotto a 970 miliardi di tonnellate di Co2 equivalenti, esclusi i cambiamenti di uso del territorio (deforestazione, cementificazione ecc.).

emissioni anidrite carbonica
Se si vogliono evitare le peggiori conseguenze dei cambiamenti climatici, i governi devono applicare misure più rigide per rispettare un budget globale di carbonio
Il rapporto valuta diversi modi per ridurre le emissioni, tutti in linea con il budget, e descrive tre metodologie diverse per distribuire pesi e benefici di un Budget Globale del Carbonio in maniera giusta ed equa:

- Greenhouse Development Rights (GDRs): tutti i paesi devono ridurre le proprie emissioni più di quanto stiano facendo, a seconda delle loro emissioni pro capite, della soglia di povertà e del PIL pro capite.

- Contraction and Convergence (C&C): i permessi di emissione convergono dal livello attuale di un paese verso un livello uguale per tutti i Paesi entro un determinato periodo di tempo.

- Common but Differentiated Convergence (CDC): le emissioni pro capite dei Paesi industrializzati convergono in un livello uguale per tutti i Paesi e quelle dei Paesi in via di sviluppo convergono allo stesso livello quando le loro emissioni pro capite raggiungono una media globale.

Secondo il rapporto, il metodo dei Greenhouse Development Rights richiede che il gruppo delle nazioni industrializzate riduca complessivamente le proprie emissioni del 157% entro il 2050. Ma dato che non potranno tagliare le proprie emissioni nazionali più del 100%, per raggiungere il proprio obiettivo dovranno finanziare la riduzione delle emissioni in altri Paesi.

Mentre il metodo dei Greenhouse Development Rights consente, almeno per il periodo iniziale, un aumento delle emissioni per la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, gli altri due metodi lasciano meno spazio all’aumento delle emissioni. Secondo la Contraction and Convergence (C&C) e il Common but Differentiated Convergence (CDC), alla Cina, per esempio, sarebbe richiesta una riduzione del 70% entro il 2050 rispetto al 1990, mentre l’India dovrebbe ridurre le proprie emissioni dal 2 al 7% entro lo stesso periodo.

Secondo il metodo dei Greenhouse Development Rights, ai Paesi più poveri sarebbe consentito di continuare ad aumentare le proprie emissioni fino almeno al 2050, mentre secondo le altre due opzioni dovrebbero ridurle dopo il 2025.

4 Ottobre 2009 - Scrivi un commento
Ti è piaciuto questo articolo? Cosa aspetti, iscriviti alla nostra newsletter!

E-mail
Arianna Editrice
Macro Credit
Mappa Mondo Nuovo
IN VETRINA
La 62ma edizione della Commissione baleniera internazionale (IWC) si è conclusa, lo scorso 25 giugno, senza un accordo concreto tra i Governi sulla caccia alle balene. Questa tendenza alla mancata tutela del nostro ambiente marino deve essere invertita, o tutti, non solo i paesi che vivono di pesca e caccia alle balene, saranno in difficoltà come gli oceani che si svuotano.
SITO UFFICIALE
PAROLE CHIAVE
LIBRI CONSIGLIATI
Mutamenti Climatici

Quante volte abbiamo ascoltato con una punta di scetticismo chi ci parlava di mutamenti di clima?Eppure negli...
Continua...
Fermiamo Mr. Burns

1987: con un referendum abrogativo gli italiani dicono NO al nucleare.2007: nonostante la decisione del...
Continua...
Risparmiare sui Consumi

Risparmiare energia, ridurre i consumi, riciclare correttamente i rifiuti: ecco una guida agile per...
Continua...
Ecologia Profonda

In questo libro vengono distinti per chiarezza due tipi di ecologia: una “ecologia di...
Continua...
Terra il Pianeta Prezioso

Inquinamento, deforestazione, mutamenti climatici, animali in via di estinzione... Proteggere la Terra non...
Continua...
ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI
ULTIMI COMMENTI
gian_paolo ha commentato l'articolo Nucleare e salute, un'altra ragione per dire no
carlo ha commentato l'articolo Quel che resta del Polo
linda maggiori ha commentato l'articolo Latte materno, diossine e Pcb
Simone ha commentato l'articolo Prahlad Jani, l'asceta che si autoalimenta da 74 anni
grazia ha commentato l'articolo Orti urbani: sostenibilità e socialità