Vita in campagna

Dimmi che orti hai e ti dirò chi sei

Quando decisi, qualche mese fa, di implementare la nostra “microfattoria” con un paio di famiglie di api non credevo che questo avrebbe avuto così profonde e complesse implicazioni. Non tanto per la gestione stessa delle arnie, prossima allo zero, quanto per la dimensione delle implicazioni “relazionali” tra me ed il contesto globale che mi circonda.

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di Nicola Savio

Un orto
Nicola Savio esamina 4 tipologie di rapporto tra gli esseri umani e l'orto
Sono stato lontano dai canali di comunicazione per un po' di tempo. Molto di questo tempo “perso” in questo periodo è stato dedicato allo studio del “sistema ape” e delle sue implicazioni che vanno ben oltre il semplice insetto a strisce gialle e nere.

Questa complessità viene descritta benissimo da David Heaf (esperto apicultore Gallese) nella sua collezione di articoli “Towards Sustainable Beekeeping”.

David prende lo spunto per analizzare il rapporto uomo- api da un estratto del discorso di Petran Kockelkoren durante l' “Ethical Aspects of Plant Biotechnology – Report to the Dutch Government Commission on Ethical Aspects Biotechnology in Plants”, conferenza tenuta alla Facoltà di Agraria di Wageningen.

Detto così sembra una cosa estremamente “per addetti ai lavori” ma, in realtà, gli aspetti che vengono toccati sono quelli a cui attualmente si fatica maggiormente a dare un significato, anche su una dimensione personale: etica e sostenibilità.

Sostenibilità, sviluppo sostenibile, responsabilità, etica... sono tutte parole d'ordine per chi cerca di avere un rapporto consapevolmente “olistico” con il mondo che lo circonda.

David cala la tesi di Kockelkoren sull'apicultura dove la discrepanza tra “industriale”, “biologico” e “naturale” è probabilmente più evidente ma meno accessibile a chi non abbia una certa conoscenza dei sistemi di apicultura.

La cosa che mi ha colpito di più è stato lo spostare il ragionamento dalle api alle situazioni con cui mi confronto tutti i giorni, l'orto, l'approvvigionamento energetico, le mie cinque galline... dalla retorica e dall'uso (a volte un po' leggero) di alcuni termini, ci siamo trovati nella loro traduzione pratica, scoprendoci a rivedere numerosi nostri atteggiamenti.

Provate anche voi. Ditemi che orto avete e vi dirò chi siete.

La filosofia ambientale distingue quattro atteggiamenti principali dell'uomo nei confronti dell'ecosistema, atteggiamenti da non considerarsi chiusi ma permeabili. Possiamo riconoscerci per alcuni aspetti nell'estremo antropocentrico del “Dominatore” e per alcuni altri nella “unio mystica” del “Partecipante”.

Alla base c'è comunque il presupposto che si agisca secondo i propri principi etici, ossia nel pieno del libero arbitrio, liberi da costrizioni, norme, vincoli culturali o religiosi, nel pieno delle proprie responsabilità individuali e che nessuno dei quattro atteggiamenti sia considerabile eticamente “migliore” ma sia solo la libertà di scelta a definire dove andremo a collocarci nello spettro degli atteggiamenti proposti.

IL DOMINATORE

Il Dominatore considera la natura come uno strumento per supportare l'esistenza dell'uomo e, come tale, fonte di materie prime utili agli scopi umani da controllarsi ed addomesticarsi. Il Dominatore ricerca il massimo beneficio raggiungibile rispettando i limiti economici e legali. Ai suoi occhi la natura procede per “prove ed errori” attraverso la selezione naturale e risulta molto più godibile se “addomesticata”.

Attraverso strumenti tecnologici, lo sviluppo del Dominatore, punta a rendere il mondo più ospitale. Le nuove tecnologie sono accettabili se il rischio che comportano è controllabile e quantificabile.

Nicola Savio
Nicola Savio in un non raro momento di contemplazione...
IL GUARDIANO

Anche se il Guardiano percepisce la natura da un punto di vista antropocentrico, pone dei limiti ben definiti alle sue azioni. Il suo rapporto con l'ambiente naturale è di uso piuttosto che di consumo ed in questo contrasta con la tensione espansiva del Dominatore. Di minima il Guardiano si farà carico di quegli organismi che apparentemente possono provare dolore simile al suo. Come regola generale piante ed animali non possono essere sacrificati in nome degli interessi dell'uomo a meno che questo non avvenga per ragioni “alte”.

Il Guardiano tende a preservare spazi di natura definendo in maniera precisa i confini (urbani, agricoli, industriali e naturali) e la tecnologia non è considerata come strumento “neutrale” che può essere utilizzato positivamente o negativamente e per questa ragione tende a “tecnologie adeguate” che affondino le proprie radici nel contesto socio-economico in cui si sviluppano.

IL COMPAGNO

Il Compagno guarda alle altre forme di vita come a possibili alleati. La natura viene concepita come interrelazione delle diverse espressioni e valori intrinsechi di questa moltitudine di forme. Questo non entra necessariamente in conflitto con un approccio scientifico ma ne determina una tendenza al rispetto per la natura. Da questa posizione il genere umano viene visto come appartenente alla natura e differente dagli altri animali per la sua possibilità di rapporto cosciente con essa. Per il Compagno la tecnologia può essere utilizzata ma esclusivamente nel caso in cui questa non leda le funzioni specifiche di altri esseri viventi ma piuttosto possa beneficiare entrambi.

La biodiversità è un valore per il Compagno che cercherà di porre dei limiti allo sviluppo di monoculture in quanto andrebbero a ledere le iterazioni tra i vari organismi.

IL PARTECIPE

Per il Partecipe la natura rappresenta la totalità delle relazioni tra forme di vita genere umano compreso. Questa incalcolabile varietà di relazioni ha valore di per sé indipendentemente dall'utilità per l'uomo spostando su un livello più “Biocentrico” le posizioni del Guardiano. Nonostante debba comunque intervenire nel contesto naturale per procurarsi cibo ed energie, il Partecipe, cercherà di farlo rispettando al massimo il dinamismo dei meccanismi naturali basando la sua scienza e tecnologia su un approccio olistico guidato da fenomeni osservabili. Tecnologia e scienza non sono rifiutati in toto ma devono essere sottomesse ai processi naturali. Gli interventi antropici sulla natura (costruzione di edifici, agricoltura...) devono essere pianificati in modo da ottimizzare lo sviluppo naturale dell'ambiente circostante.

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14 Luglio 2009 - Scrivi un commento
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PERCHÉ QUESTA RUBRICA
La rubrica di Nicola Savio che ha scelto una via di "frugalità volontaria" trasferendosi ad abitare fuori città. Qui alterna lo studio e la sperimentazione di tecniche agrarie "naturali" e sostenibili alla realizzazione di una "Fattoria Urbana". Ospita i suoi pensieri, le sue scoperte e le sue esperienze in un percorso di ricerca, di confronto e scambio che possa arricchire chi legge e chi scrive. Una rubrica di "semi" sparsi a spaglio.
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