Cartamela: un torsolo al giorno toglie la discarica di torno

L’uomo che osserva la natura ha sempre qualcosa da imparare, anche sul proprio futuro. E così, Alberto Volcan ha deciso che non poteva sopportare la vista (e l’odore!) di tanti torsoli di mela abbandonati. Ed è iniziata una grande avventura.

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di Daniela Mazzoli


The Son of Man, 1964 by Rene Magritte
Ricordate il vecchio adagio ‘una mela al giorno leva il medico di torno’? Era vero non solo per noi, poveri esseri umani fragili e bisognosi di continue cure, ma anche per il nostro caro pianeta, che sempre più se ne va alla deriva tra sacchi di immondizia nauseabondi.

Come una specie di nuovo Leonardo, un ingegnoso signore del nord Italia ha trovato il modo di riciclare i torsoli delle mele e farne qualcosa di utile per tutti. Lui si chiama Alberto Volcan e vive in Alto Adige. Un giorno, mentre era a far visita a un defunto, sente arrivare un odore terribile dalle zone oltre il muro cimiteriale.

Proprio lì accanto una grossa discarica di mele –in Alto Adige se ne producono in quantità industriale!- rendeva l’aria insopportabile. Eppure, pensava l’ingegner Volcan, una soluzione facile facile dovrà pur esserci!

I torsoli di mela, gli scarti dunque dei produttori di succhi di frutta e derivati, sono ricchi di zucchero e cellulosa: non devono essere lasciati a marcire sui prati. Volcan, da uomo riflessivo e pragmatico, si è messo a lavorare insieme ad alcuni amici pronti a seguire le sue indicazioni e a fornire l’adeguato supporto tecnico.

Ha cominciato a seccare i torsoli, a lavorarli secondo una particolare ma non complessa procedura e oggi cinesi, arabi, americani bussano alla sua porta per chiedergli una mano. Quello che ricava dai torsoli di mela non si limita alla carta (ribattezzata giustamente ‘cartamela’) ma arriva al cuoio, alla colla, a tegole per i tetti, a pavimentazioni termiche, a farine alimentari per allevamenti.

Quindi, come in tutti i buoni casi di riciclo, da un lato si allevia il problema dello spazio –evitando l’accumulo di quintali di spazzatura- dall’altro se ne ricava qualcosa di utile, di equo e solidale: non si abbattono altri alberi per produrre carta, si riduce notevolmente il processo di inquinamento industriale e si dà vita a un prodotto che, essendo fatto con le mele, è per sua natura biodegradabile al 100%!

Basta pensare a quante cose si fanno con la carta per avere un’idea di quanto utile sia questa –apparentemente piccola- invenzione: imballaggi, scatole, astucci, biglietti da visita, lettere e tutto il necessario per gli uffici.


Ceci n'est pas un pomme, Renè Magritte
Last but non least buste per andare a fare la spesa.

Anche l’Italia dovrà, infatti, adeguarsi alle normative che prevedono l’abbandono dei sacchetti di plastica. Quella della cartamela potrebbe essere l’idea giusta per far fronte al problema, tanto più che gli umidi in buste di zucchero e cellulosa accelererebbero notevolmente il processo di decomposizione e quindi di smaltimento.

A parte le buone intenzioni ecologiche, l’ingegner Volcan sostiene che ‘buttare via’ non conviene a nessuno, nemmeno dal punto di vista economico. I cinesi e gli olandesi, per esempio, comprano la plastica che noi non siamo in gradi di riciclare, la trasformano in qualcos’altro e la rimettono sul mercato con doppio dei profitti, avendo comprato la materia prima in sottocosto.

Siamo davvero così poco intelligenti da non capire che reinventare la materia invece che esserne soffocati è la via da seguire? Male che vada ci farà diventare un po’ più ricchi…

6 Marzo 2008 - Scrivi un commento
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