DIRITTI UMANI

I bambini del Mali come cani-guida per i ciechi

Nel Mali tanti bambini passano la vita al servizio degli anziani ciechi. Una tradizione antica e radicata, ma di fatto una forma di schiavitù che va combattuta.

CONDIVIDI: Condividi su Facebook Condividi su Ok Notizie Condividi su Fai Informazione Condividi su del.icio.us Condividi su Twitter Condividi su Digg Condividi su Technorati Condividi su Google

di Claudia Pecoraro

missione italiana ridare luce
Nell'ospedale di Mopti, i medici italiani della missione umanitaria “Ridare la luce” dal 2004 operano gratuitamente e spesso restituiscono la vista ai ciechi
In questo Stato dell’Africa subsahariana, peraltro uno tra i cinque più poveri del mondo, numerosi ragazzini non hanno il tempo di correre e giocare insieme agli altri, perché hanno un compito preciso ed importante.

Vivono tutta la vita al fianco del non vedente, quasi sempre anziano, a cui sono stati affidati. Non lo abbandonano mai, lo accompagnano per strada, alla moschea, al mercato, a chiedere l’elemosina, ovunque.

Li chiamano “bambini guida” e nel Mali si incontrano dappertutto, essendo endemici i problemi alla vista in questo Paese. Sono facili da riconoscere: camminano dietro o davanti l’anziano cieco, a volte si tengono per mano, più spesso reggono ognuno un’estremità di un bastone.

Di norma, il bambino o la bambina sono i nipoti della persona da accompagnare, ma nelle zone più povere e desertiche non sono rari gli esempi di genitori che vendono uno dei loro figli o lo cedono affinché riceva vitto e alloggio. Se l’anziano infatti “ruba” la loro infanzia, ha almeno l’obbligo di provvedere ai loro bisogni più elementari. Banale dirlo, per questi bambini non è possibile andare a scuola. Vero è che studiare qui è un lusso per pochi.

Nel Mali l’aspettativa di vita è di 48 anni, mentre un bambino su cinque non arriva al quinto anno di età. Gli anziani sono quindi considerati un bene prezioso per la comunità, ne custodiscono la storia e le tradizioni orali.

bambini guida mali
I bambini guida” nel Mali si incontrano dappertutto, essendo endemici i problemi alla vista in questo Paese
In questo Paese il tasso di cecità è il più alto del mondo e costituisce un’emergenza sanitaria e sociale. Le malattie agli occhi sono quasi sempre di origine infettiva, ma sono aggravate da mancanza di cure, malnutrizione e condizioni climatiche. Una delle patologia più diffuse è la cataratta, semplice da guarire in Occidente. Nel Mali tuttavia un intervento chirurgico costa circa 80 euro, quando il reddito medio di una famiglia è di 45 euro al mese.

Nell’ospedale di Mopti, i medici italiani della missione umanitaria “Ridare la luce” dal 2004 operano gratuitamente e spesso restituiscono la vista ai ciechi. I malati arrivano a centinaia, anche dai villaggi più remoti, e si accampano nel cortile aspettando il proprio turno.

Nella maggior parte dei casi, quando gli interventi vanno a buon fine, nonostante gli anziani potrebbero tornare a casa senza guida, i bambini continuano spontaneamente a sorvegliarli, a fare quello che hanno sempre fatto.

Compagni inseparabili, silenziosi, affidabili, che agli occhi degli Occidentali appaiono naturalmente come bambini sacrificati alla loro infanzia, ai loro diritti, al limite della schiavitù. Dall’altra parte si tratta di una consuetudine fondata su una logica sociale condivisa per i maliani, nella cui società diventare un bambino-guida può non essere il peggio.

24 Giugno 2009 - Scrivi un commento
Ti è piaciuto questo articolo? Cosa aspetti, iscriviti alla nostra newsletter!

E-mail
Arianna Editrice
Macro Credit
Mappa Mondo Nuovo
PAROLE CHIAVE
ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI
TERRANAUTA TV
Alex Zanotelli e la privatizzazione dell'acqua
Altri video su TERRANAUTA TV...
ARTICOLI CORRELATI
ULTIMI COMMENTI
gian_paolo ha commentato l'articolo Nucleare e salute, un'altra ragione per dire no
carlo ha commentato l'articolo Quel che resta del Polo
linda maggiori ha commentato l'articolo Latte materno, diossine e Pcb
Simone ha commentato l'articolo Prahlad Jani, l'asceta che si autoalimenta da 74 anni
grazia ha commentato l'articolo Orti urbani: sostenibilità e socialità