SOS per l'acqua italiana

Mentre Federutility presenta il Blue Book che fotografa la caotica situazione del nostro Paese, tanti movimenti denunciano il pericolo della privatizzazione di un bene vitale. In Italia e nel resto del mondo l’acqua sta diventando un bene sempre più conteso, ma anche sprecato e rubato. Dove arriveremo?

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di Miriam Giudici

acqua
In Italia e nel resto del mondo l'acqua è un bene conteso, sprecato e rubato
Un'Italia dove l'acqua troppo spesso scarseggia e mancano depuratori e fogne. Un'Italia dove l'acqua si spreca, a causa di una rete di distribuzione vecchia e inefficiente. Un'Italia dove però l'acqua costa poco, e rappresenta una voce poco rilevante fra le spese domestiche. E ancora, un'Italia dove un servizio idrico a corto di fondi fa sempre più spazio al capitale privato, suscitando l'allarme di tanti movimenti e associazioni.

È questo il quadro preoccupante che è emerso dopo la conferenza europea H2Obiettivo 2000, dove Federutility – che riunisce le imprese energetiche e idriche del nostro Paese – ha presentato il Blue Book 2009, radiografia dei servizi idrici italiani, e in più ha avanzato diverse proposte in direzione di una crescente privatizzazione del settore.

Vediamo nel dettaglio alcuni dati a cui abbiamo accennato.

Acqua scarsa e contaminata: ancora il 4% degli italiani non dispone di acqua corrente in casa; il 15% non è collegato a una fogna e il 30% non beneficia di un servizio di depurazione. Il nostro Paese vede contestati dall'Unione Europea circa 300 casi di irregolarità. Disservizi e ritardi che sono un macigno sulla via per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalla UE, che impongono il disinquinamento totale del ciclo dell'acqua entro il 2020.

Acqua sprecata e rubata: gli acquedotti italiani perdono “per strada” 2,61 miliardi di metri cubi d'acqua all'anno. Vale a dire il 30% del totale: acqua che sparisce sia per colpa di chi si collega alla rete abusivamente, sia per le falle di un sistema di distribuzione troppo spesso antiquato. Acqua e soldi buttati.

Acqua che però in Italia è low cost: per la quota standard di 200mila litri d'acqua all'anno, una famiglia media spende cifre che vanno dai 103 euro a Milano, ai 440 euro ad Agrigento, la città più cara. Cifre che comunque non si avvicinano nemmeno, per esempio, ai 968 euro l'anno che spende un berlinese.

Quale la terapia per un sistema così sofferente? Dove recuperare i miliardi di euro necessari per costruire fogne, depuratori e una rete efficiente?

Anche se gli italiani pagano poco per la loro acqua, in molti si chiedono se, soprattutto in questo periodo di crisi, aumentare le tariffe sia un'ipotesi realistica. Federutility, da parte sua, ha lanciato la proposta degli “hydro bond”, obbligazioni con tempi lunghi di ritorno del capitale, affiancati da programmi d'investimento sia pubblici che privati.

Ed è proprio quest'ultimo punto che suscita le preoccupazioni di diverse associazioni, prima fra tutte il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, che denuncia come logiche di profitto orientino sempre più le strategie di chi gestisce quello che dovrebbe essere un bene comune e un diritto inalienabile di tutti i cittadini.

In Italia (ma sempre più anche nel resto del mondo) l'acqua è dunque un bene conteso, al centro di tante e diverse mire, ma anche un bene sprecato e rubato, di cui spesso il cittadino (che lo dà per scontato) non riesce a percepire l'importanza vitale.

Fino a quando i rubinetti non smetteranno di erogare gocce preziose.

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7 Giugno 2009 - Scrivi un commento
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