Moltitudine inarrestabile, come è nato il più grande movimento al mondo e perché nessuno se ne è accorto

Tre illustri rappresentati del pensiero ecoscociale - Giovanni Bologna, Wolfgang Sachs e Marco Moro - hanno presentato l'ultimo lavoro dell'autore americano Paul Hakwen: Moltitudine inarrestabile. Abbiamo ascoltato le loro rilfessioni in occasione della fiera di Terrafutura, svoltasi a Firenze nell'ultimo fine settimana di maggio.

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di Francesco Bevilacqua

Paul Hawken
Paul Hawken
Da pochi giorni è uscito, curato delle Edizioni Ambiente, il nuovo lavoro di Paul Hawken, saggista e giornalista che da sempre lavora per coniugare economia e ambiente in una cosa sola, fondata sulla consapevolezza ecologica piuttosto che sul profitto e sul mito sviluppista.

Abbiamo seguito la presentazione del libro che si è svolta sabato 30 maggio nell’ambito di Terrafutura, a cui sono intervenuti Marco Moro, “padrone di casa” in quanto direttore responsabile di Edizioni Ambiente, Gianfranco Bologna, docente universitario e direttore scientifico e culturale di WWF Italia, e Wolfgang Sachs, scienziato tedesco del Wuppertal Institute e grande esperto di tematiche sociali e ambientali.

Introducendo il libro – di cui è curatore per quanto riguarda l’edizione italiana – e il pensiero dell’autore, Bologna riconosce per prima cosa la capacità di Hawken di aver avviato un percorso di analisi sul cambiamento dei connotati del mondo globalizzato, evidenziando il grande valore del capitale naturale, vera base del sistema economico.

Parte fondamentale di tale percorso è stata l’opera di ricerca, esaustiva e imponente al tempo stesso, che Hawken ha compiuto su quella massa di soggetti di qualsiasi tipo – enti, associazioni, movimenti eccetera – che si occupano nel mondo di giustizia sociale e tutela ambientale. Il libro si pone l’ambizioso obiettivo di raccontare la nascita e la crescita di questo grande movimento, auto-strutturatosi secondo un modello reticolare, mettendo in evidenza la straordinaria importanza che esso ricopre nel ruolo di propugnatore della sostenibilità in ambito ambientale e sociale.

Nel fare ciò Hawekn riprende la suggestiva metafora dell’ecologista profondo Fritjof Capra, paragonando la rete movimentista al sistema immunitario che agisce e si adopera prontamente per eliminare i virus e le infezioni che rischiano di far collassate il sistema, sia esso un corpo umano o il pianeta Terra.

Bologna propone due interessanti riflessioni. La prima parte dal concetto di crescita, che inevitabilmente si deve scontrare, prima o poi, con il secondo concetto di limite. Oggi questo scontro è appena avvenuto e la crisi che stiamo vivendo – da non intendersi come solamente economica – è un chiaro sintomo di ciò; fondamentale è quindi la presa d’atto del fatto che le “sorgenti” e i “serbatoi” della Natura, ovvero ciò che fornisce risorse ed energia e ciò che permette di accumularle, sono saturi.

Moltitudine inarrestabile (Blessed Unrest in inglese)
La copertina di Moltitudine inarrestabile (Blessed Unrest in inglese)

La seconda riflessione si serve invece di un terzo concetto, quello di conoscenza: i contenuti che la Moltitudine inarrestabile fornisce sono in grado di rimettere in discussione dei punti fermi anche dal punto di vista scientifico, introducendo l’innovativo approccio integrato, che prende in esame le varie sfere che compongono il Pianeta – biosfera, antroposfera, idrosfera eccetera – non più in modo isolato e compartimentale, ma riconoscendo l’impossibilità di vedere tali sfere come elementi separati, prediligendo un approccio decisamente olistico e superando così quello che oggi è un vero e proprio limite culturale.

Chiamato in causa, Wolfgang Sachs mette quindi in evidenza come i titoli, sia quello italiano che quello inglese – Blessed unrest, benedetta irrequietezza –, rappresentino ottimamente i contenuti e gli intenti del libro, che lo scienziato tedesco, mostrando grande attenzione per il contesto in cui si trova, paragona a quelli proposti dalla stessa fiera di Terrafutura. Moltitudine inarrestabile: difficile da riassumere e da ridurre, altrettanto difficile da fermare o da arginare. Blessed unrest, benedetta inquietudine o irrequietezza: trasmette perfettamente l’idea e lo stato d’animo di chi si batte per un futuro più sano.

Nonostante il suo approccio tendenzialmente pessimista – spiega Sachs – Hawken ha scritto un libro di speranza, cambiando un po’ la propria chiave di lettura, probabilmente in virtù dei sentimenti di tenacia e ottimismo che risiedono forti e abbondanti nello spirito del movimento con cui si è confrontato.

Nessuno ha in mente il quadro complessivo della moltitudine inarrestabile, poiché è probabilmente impossibile tracciarlo. Hawken si serve quindi della metafora del puzzle: si possono vedere bene i pezzi, si può delineare la trama, ma il disegno nella sua totalità lo si può solo immaginare. Il libro risponde però con chiarezza e puntualità a due domande fondamentali: chi deve cambiare lo status quo attuale e come lo può fare? Almeno alla prima domanda, la risposta è quasi implicita: è la moltitudine inarrestabile, il “movimento senza nome”, il movimento sociale più grande della storia umana. Esso non è politico né tanto meno partitico, non esiste un centro e neanche un unico leader. Tre sono i punti fondamentali sui quali si impernia: il rispetto per la biosfera, l’importanza che attribuisce alla giustizia sociale e la fierezza delle culture indigene che lo compongono.

Il messaggio più importante che il lavoro di Hawken trasmette è quindi che i cambiamenti di civiltà possono avvenire solo in questo modo e la moltitudine inarrestabile è l’unico veicolo utilizzabile e veramente efficace.

Marco Moro infine, definisce Moltitudine inarrestabile “pericolosamente incoraggiante”. Il libro – osserva Moro – può essere considerato come un compendio al Piano B di Lester Brown: se quest’ultimo proponeva una strategia per “salvare il mondo”, per correggere le storture del modello della “crescita a tutti i costi”, ecco che Hawken indica prontamente chi può assolvere questo compito e si è già attivato in tal senso.

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2 Giugno 2009 - Scrivi un commento
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