Legambiente

Rifiuti e cemento: disastro ambientale in Calabria e Puglia

Legambiente denuncia: 4000 tir carichi tra Calabria e Puglia e 100.000 tonnellate di scorie smaltite illecitamente. La Calabria è tra le prime tre regioni nella classifica dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti e del cemento.

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rifiuti
La Calabria è tra le prime tre regioni nella classifica dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti e del cemento
“Un traffico immenso. Anche in senso letterale: per occultare quell’enorme quantità di rifiuti speciali infatti, circa 4mila tir debbono aver viaggiato in lungo e largo nelle regioni del Sud Italia”.

Così Legambiente commenta la vasta operazione “Leucopetra” condotta dal Corpo Forestale dello Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica di Reggio Calabria, che ha portato a 10 arresti per disastro ambientale in Calabria e Puglia.

Secondo l’ultimo rapporto di Legambiente, Ecomafia 2009, la Calabria è la terza regione d’Italia nella classifica dell’illegalità nel ciclo dei rifiuti con 293 infrazioni accertate nel 2008, 238 persone denunciate e 567 i sequestri. Ancora peggiore la situazione della Calabria nel ciclo del cemento, con 7499 infrazioni accertate, 9986 persone denunciate e 2644 sequestri nel solo 2008.

“L’operazione di oggi – ha dichiarato Antonino Morabito, presidente di Legambiente Calabria - mette drammaticamente in luce la gravità delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività imprenditoriali della Regione, segnalando anche il completo fallimento del commissariamento per l’emergenza ambientale in corso da oltre 10 anni”.

Si conferma il torbido intreccio tra rifiuti e cemento e, come già avvenuto per la vicenda Black Mountains di Crotone (350mila tonnellate di rifiuti pericolosi smaltiti illegalmente e utilizzati per la costruzione di abitazioni, scuole e spazi pubblici), tornano ad acuirsi le preoccupazioni dei cittadini che rischiano la propria salute a causa di questi traffici. “Siamo certi che tutti i fanghi tossici siano stati interrati? - chiede ancora Morabito – esiste il rischio che invece siano stati utilizzati per la produzione di laterizi? E se si, dove e come sono stati impiegati? E’ fondamentale quindi che le indagini chiariscano al più presto l’intera filiera dei laterizi prodotti dall’azienda inquisita in questi due anni per capire gli eventuali rischi per la salute dei cittadini e dell’ambiente”.

12 Maggio 2009 - Scrivi un commento
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Un lettore ha commentato questo articolo:
13/5/09 06:48, Italo Romano ha scritto:
Legambiente mi faccia il piacere...!
In Calabria metà delle strade e degli edifici pubblici e privati è impastato con calcestruzzo con alte percentuale di rifiuti o sabbie "nel migliore dei casi".
Proprio a Cosenza, lo stradone principale (ancora in via di costruizione), Viale Giacomo Mancini, è chiuso in un tratto, direzione Piazza Zumbini, perchè sono stati lì sotterrati rifiuti di ogni genere ed il terreno a pochi mesi dall'apertura è collassato.
Tutto questo sui Tg nazionali non è stato riportato, i gironalisti italiani pensano ai "gialli" del Belpaese, da Cogne a Garlasco, mentre lo stivale affonda tra i rifiuti.

Senza tener conto delle centinaia di discarche abusive presenti nelle regione, delle cave trasformate i depositi di rifiuti pericolosi dall'Enel (RC).
E poi vorrei ricordare i rifiuti che stanno in mare e/o seppelliti nei monti silani o nelle serre tirrene, da Serra D'Aiello a Crotone i velini giaciono sotto i nostri piedi.
Le decine di navi fatte affondare nel Tirreno e nello Ionio, come non ricordare il caso del Jolly Rosso, arenatosi a Campora San Giovanni (CS) da dove solo Dio sa cosa sia fuoriuscito a distruggere definitivamente il nostro splendido mare.

Il problema è che di parole se ne fanno tanti, ma di fatti Legambiente sul territorio è assente. Quando si ha a che fare con la Nrangheta in pochi hanno le palle.

Grazie
Italo Romano
www.oltrelacoltre.com
Arianna Editrice
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