Dal 2019 solo edifici a consumo zero

Secondo una recentissima risoluzione del Parlamento Europeo, a partire dal 1° gennaio 2019 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno avere consumo netto di energia nullo, ossia essere in grado di produrre in loco lo stesso quantitativo di energia di cui abbisognano per il loro completo sostentamento. Si attenderanno le normative nazionali che mettano in moto il meccanismo. Intanto l’Austria è già esperta in fatto di “case passive”.

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di Virginia Greco

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Secondo una recentissima risoluzione del Parlamento Europeo, a partire dal 1° gennaio 2019 tutti gli edifici di nuova costruzione dovranno avere consumo netto di energia nullo
Approvata nei giorni scorsi dal Comitato Industria, Ricerca ed Energia (ITRE) del Parlamento Europeo, la nuova risoluzione in ambito di rendimento energetico nell’edilizia attende ora la votazione definitiva da parte dell’Assemblea Plenaria, riunita in questi giorni a Strasburgo.

L’organo legislativo europeo ha stabilito che dal 1° gennaio 2019 tutti gli immobili di nuova costruzione dovranno essere a consumo zero. In pratica, essi saranno edificati non solo nel rispetto delle normative per l’efficienza energetica, ma anche in modo tale da potersi autosostenere: vale a dire che produrranno da sé energia in quantità pari a quella consumata. Per soddisfare tale richiesta essi dovranno essere, ad esempio, equipaggiati di pannelli solari o turbine eoliche.

Il provvedimento prevede che si effettuino interventi anche sugli edifici costruiti prima della fine del 2018. I singoli Paesi sono tenuti a stabilire degli obiettivi nazionali relativi ad un numero minimo di immobili di vecchia costruzione da portare a consumo energetico nullo. Le quote potranno essere amministrate in due traguardi successivi: uno da raggiungere entro il 2015, l’altro entro il 2020.

Sebbene i requisiti minimi siano a libera scelta dei singoli Stati membri, la Commissione Europea definirà entro il 3 marzo 2010 una metodologia comune di calcolo del rendimento energetico delle strutture.

Gli interventi per l’aumento dell’efficienza energetica saranno resi obbligatori per ogni edificio che subisca ristrutturazioni importanti o nel quale vengano sostituiti componenti e sistemi tecnici edilizi, come ad esempio i boiler o le finestre. Per “ristrutturazioni importanti”, chiarisce l’ITRE, si intende ad esempio il restauro di oltre il 25% della superficie dell'edificio o quelle opere in cui il costo totale della ristrutturazione è superiore al 20% del valore dell'immobile.

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La produzione di energia solare, eolica e geotermica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni
Ciò a cui si mira è evidentemente una drastica riduzione degli sprechi energetici e delle conseguenti emissioni di gas serra, nell’arco del prossimo decennio. La tecnologia al momento a disposizione è già affinata al punto da permettere riconversioni di tal tipo: la produzione di energia da solare, eolico e geotermia ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e si è anche significativamente diffusa. Occorre, però, spingere sull’acceleratore: è questo il segnale dato dal Parlamento Europeo.

L’obbligo di adeguarsi a standard di efficienza elevati si estende anche alle “case vacanza” abitate per meno di quattro mesi all’anno, in un primo tempo tenute fuori dalla normativa. Sono invece esentate le abitazioni di superficie inferiore ai 50m2, gli edifici dedicati alle pratiche religiose e quelli agricoli a basso fabbisogno energetico, i fabbricati temporanei utilizzati per meno di 18 mesi, nonché gli edifici storici, il cui aspetto o carattere sarebbe alterato significativamente in seguito ad interventi strutturali.

Il Comitato ITRE ha inoltre indicato alcuni strumenti finanziari che i Paesi della Comunità Europea dovranno adottare per rendere possibile l’adeguamento alle normative dettate. In primo luogo l’imposta sul valore aggiunto (IVA) dovrà essere ridotta su tutti i beni e i servizi legati all’efficienza e alle energie rinnovabili. Un Fondo per l’Efficienza Energetica sarà istituito entro il 2014 e finanziato dalla CE, dalla Banca Europea e dagli stessi Stati Membri. In più è stato previsto l’incremento di almeno il 15% della quota del Fondo Europeo di sviluppo regionale destinata ad opere volte alla riqualificazione energetica.

casa passiva
L’Austria ha di recente edificato la 2500esima casa passiva
Prospettive interessanti che daranno senza dubbio una spinta alla bioedilizia. Sarebbe di fatto opportuno essere saggi ed iniziare subito a realizzare edifici rispondenti (almeno parzialmente) alle richieste, anziché attendere lo scadere del 2018.

In questi ambiti il Nord Europa è solito essere un passo avanti rispetto a noi. Non fa eccezione il caso in questione, però non parliamo di paesi scandinavi stavolta, bensì dell’Oltralpe. L’Austria ha di recente edificato la 2500esima casa passiva, la quale consuma meno di 15kWh al m2: condomini e villette come anche uffici e strutture commerciali sono oramai costruiti secondo tali criteri di efficienza energetica. Si prevede che entro il 2010 in Austria ben il 30% degli edifici sarà “passivo”, mentre Günter Lang, direttore commerciale dell’Istituto Passivhaus (=casa passiva) austriaco ritiene che nel giro di un paio di anni tale modello costruttivo diventerà uno standard generale europeo.

Cosa è nello specifico la casa passiva?

Essa si caratterizza per la capacità di sfruttare i cicli solari e gli apporti di calore dati dalle sorgenti interne (persone, apparecchiature e macchinari, dispositivi elettronici e illuminazione artificiale) sì da garantire un’opportuna regolazione della temperatura degli ambienti senza bisogno di ricorrere a specifici impianti di riscaldamento (e nel migliore dei casi anche di raffreddamento). Ovviamente l’energia necessaria per alimentare ogni elettrodomestico o dispositivo dovrà essere comunque generata in qualche modo (possibilmente in loco), ma l’eliminazione della fonte di dispendio data dal condizionamento della temperatura rappresenta un grossissimo risparmio.

casa passiva
In Italia, in virtù del clima generalmente mite, la realizzazione di case passive sarebbe alquanto conveniente
Edifici di tal tipo presentano pareti altamente coibentate, sono del tutto privi di ponti termici che provochino la dispersione del calore dall’interno verso l’esterno, dispongono di ampie vetrate rivolte a sud e sono dotati di sistemi di ventilazione controllata, che consente il recupero del calore e il ricircolo dell’aria allo stesso tempo. In alcuni casi ci può essere il supporto di un impianto di riscaldamento, il quale però dovrà far fronte ad un carico termico mai superiore ai 10 W per m2.

I costi di una casa passiva sono elevati se confrontati a quelli di una costruzione convenzionale. Se si prendono in considerazione, però, le spese da sostenere per realizzare un edificio secondo le più moderne norme di isolamento ed efficienza energetica e vi si sottraggono quelle richieste da un impianto di riscaldamento, ci si rende conto che l’edificazione di abitazioni di tal tipo è estremamente conveniente sul lungo periodo.

Gli esperti del settore ritengono che in Italia, in virtù del clima generalmente mite, la realizzazione di case passive sarebbe alquanto conveniente e in parte anche più semplice di quanto non sia in centro o nord Europa. Una ricerca specifica di soluzioni deve essere affrontata sul piano del raffreddamento durante i mesi estivi, ma anche su questo piano la bioedilizia ha già messo a punto alcune soluzioni praticabili. D’altra parte, un buon isolamento termico può garantire il mantenimento del fresco eventualmente indotto artificialmente.

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L'Associazione PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente) sostiene in Italia diverse iniziative volte alla sperimentazione di standard costruttivi ad alta efficienza energetica
Varie iniziative volte alla sperimentazione di standard costruttivi ad alta efficienza energetica sono nel nostro Paese sostenute dall’Associazione PAEA (Progetti Alternativi per l’Energia e l’Ambiente). Essa, tra le altre cose, si è preoccupata di mettere a disposizione di ingegneri, architetti e tecnici la versione italiana di un software specifico, sviluppato in Germania per la valutazione dei parametri costruttivi da tenere in conto nella realizzazione di una casa passiva e/o energeticamente efficiente. La PAEA sì è costituita proprio con l’obiettivo di offrire supporto, a livello di conoscenze tecniche e strumenti operativi, ai progetti in campo di ambiente ed energia che sperimentano soluzioni alternative a quelle convenzionali.

Essa può rappresentare, quindi, un punto di riferimento per quanti siano interessati ad approfondire la tematica in questione ed eventualmente muoversi verso una scelta significativa di sostenibilità. Ciò, se non altro, in attesa che le linee guida dettate dal Parlamento Europeo siano tradotte in leggi nazionali e che gli strumenti necessari alla loro attuazione siano messi a disposizione di tutti.

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6 Maggio 2009 - Scrivi un commento
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2 lettori hanno commentato questo articolo:
4/9/09 09:22, VITO ha scritto:
COMPLIMENTI PER L' ARTICOLO... SONO UN LAUREANDO IN ING. EDILE-ARCHITETTURA E TRATTERò QUESTO ARGOMENTO NELLA TESI
16/5/09 12:09, Vittorio Cattaneo ha scritto:
La costruzione di case a basso consumo energetico, è giù ora assolutamente fattibile, con extra costi irrisori, rispetto ai vantaggi in termini economici che garantiscono nel tempo. Inoltre i severi protocolli previsti sia dall'agenzia casaclima, che per la realizzazione di case passive, e che vengono normalmente ignorati nelle costruzioni in italia garantiscono un prodotto finito migliore e più durevole nel tempo, senza problemi di muffe risalite capillari, condense, infitrazioni d'acqua che sono i principali problemi degli edifici che vengono ancora oggi costruiti.
Consiglio a tutti di ricercare la qualità della costruzione piuttosto che finiture di pregio che spesso nascondono gravi inadeguatezze tecniche.
Fatta un buon edificio, che è anche a basso consumo, facilmente e con poca spesa si può spingere l'isolamentofino alla casa passiva o produrre la poca energia necessaria con le fonti rinnovabili.
Ad esempio una casa clima B che ha un fabbisogno di 50 kWh al mq all'anno di 100 mq ha bisongno dall'impianto di riscaldamento 5000 kWh all'anno, con l'utilizzo di una pompa di calore aria-acqua (poco costosa) con circa 2000 kWh elettrici si copre il fabbisogno di riscaldamento e acqua calda. 1,8 kWp fotovoltaici che occupano una superficie di tetto pari a 15 mq per esempio sono sufficienti a coprire il fabbisogno di riscaldamento di una casa poco più che tradizionale con un costo di circa 10000 €.
Conti alla mano sono convinto si possa già fare tutto oggi senza aspettare il 2018.
v.cattaneo@email.it
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