WWF

Madagascar: il paradiso delle rane

Oltre 130 nuove specie di anfibi scoperti da un team internazionale di zoologi, italiani compresi. WWF: “La protezione delle ultime foreste dell’isola non può più attendere”.

CONDIVIDI: Condividi su Facebook Condividi su Ok Notizie Condividi su Fai Informazione Condividi su del.icio.us Condividi su Twitter Condividi su Digg Condividi su Technorati Condividi su Google


Platypelis di specie ancora ignota. (F. Andreone)
Il Madagascar sembra essere un vero ‘paradiso’ per le rane: un team di zoologi tedeschi, italiani e spagnoli ha infatti scoperto che almeno altre 130-200 specie attendono di essere scoperte e descritte, nonché adeguatamente protette.

La fauna anfibia del Madagascar è già molto elevata e attualmente conta circa 250 specie, tutte endemiche e introvabili altrove: quest’isola, grande due volte l’Italia, è fra le aree di maggior interesse naturalistico al mondo e vanta una fauna e una flora davvero uniche. Lo studio sulla fauna malgascia è stato oggetto di attenzione da parte del team fino dall’inizio degli anni ’90. Frank Glaw, erpetologo della Collezione Statale di Monaco di Baviera afferma: “…negli ultimi 15 anni abbiamo scoperto oltre 100 nuove specie di rane in Madagascar, cosa che ci ha indotto a credere che l’inventario tassonomico fosse pressoché completo. Cosa che invece è stata contraddetta, in quanto le nostre ricerche mostrano che ci sono molte più specie di quanto sospettassimo.”

I recenti risultati sugli anfibi sono stati pubblicati oggi sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences of the USA (PNAS) e sono da considerarsi cruciali anche per gli aspetti di biologia di conservazione. Infatti, molte di queste nuove specie sono note solo per piccole e ristrette foreste del Madagascar ancora non protette da una concreta azione di conservazione. Lo ha sottolineato Franco Andreone, zoologo e biologo della conservazione al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, nonché Coordinatore dell’Amphibian Specialist Group per il Madagascar e membro del Comitato Scientifico del WWF Italia : "negli ultimi anni ci siamo dedicati anima e corpo alla realizzazione di piani d’azione per la conservazione degli anfibi del Madagascar. E’ cruciale che la comunità internazionale continui con i suoi sforzi per aiutare il paese a proteggere i suoi tesori unici e introvabili altrove.”

In uno sforzo senza pari il team ha altresì condotto uno screening genetico di oltre 3000 esemplari di rane e di girini provenienti da tutto il Madagascar.

Come risultato degli screening i ricercatori hanno identificato un incredibile numero di specie di rane di cui almeno 130 finora ignote per la scienza. Alcune di queste sono state identificate non solo geneticamente ma anche osservando molti altri caratteri fra cui morfologia, colorazione e repertorio sonoro. Oltre a queste specie ve ne sono almeno altre 90 anch’esse probabilmente nuove per la scienza poiché presentano codici genetici divergenti ma per le quali non sono ancora disponibili altri caratteri diagnostici. Numeri tanto elevati di specie nuove erano sempre associati alla scoperta degli insetti e altri invertebrati, ma non si pensavano caratteristici di vertebrati come le rane, anche con una media di 100-150 specie descritte annualmente da tutto il mondo, principalmente da regioni tropicali. Solo a titolo di comparazione l’Italia, che è già una regione estremamente ricca di anfibi in Europa, alberga “solo” una quarantina di specie di anfibi.


Boophis viridis in accoppiamento. (F.Andreone)
Anche Miguel Vences, capo del laboratorio di Biologia Evolutiva di Braunschweig, è rimasto stupefatto dei risultati raggiunti dal team: "Generalmente pensiamo di conoscere pressoché tutto sulle specie di animali e di piante del nostro pianeta. Ma il secolo delle scoperte è appena iniziato e gran parte delle forme di vita sulla Terra ancora attende di essere scoperta e descritta”.

Durante gli ultimi anni, Il Madagascar, uno dei paesi più poveri al mondo, ha fatto passi da gigante per proteggere la sua natura unica, ma all’inizio di quest’anno, purtroppo, un colpo di stato ha provocato la caduta del presidente eletto Marc Ravalomanana, con l’instaurazione di una autorità di transizione. Nel conseguente “vuoto di potere” che è seguito, è mancata la garanzia di protezione delle ultime foreste pluviali e persino riserve e parchi nazionali, come quello di Marojejy nel Nord-Est dell’isola, hanno subito in questi giorni il saccheggio di prezioso legname protetto e un incremento di bracconaggio e di commercio illegale di animali e piante. Inoltre, l’industria dell’eco-turismo, un importante fonte di reddito per il paese, è tragicamente collassata e le aree protette sono nuovamente sotto la pressione delle pratiche agricole di “taglia e brucia”, negative per la salvaguardia dell’ambiente e della biodiversità.

“Sebbene il Madagascar abbia subito una pesante deforestazione accelerata negli ultimi tre decenni, che ha provocato l’erosione dei suoli, desertificazione e cambiamenti nella struttura vegetazionale di oltre il 70 % della superficie originariamente ricoperta da rigogliose foreste, l’isola conserva ancora tante sorprese che invitano a sperare – ha dichiarato Massimiliano Rocco, responsabile Specie e TRAFFIC del WWF Italia – 30 aree protette, per un’area di 9.955 Km quadrati, sono appena sufficienti a tutelare 3,2% dell’intera copertura forestale dell’isola, poco per garantire la conservazione di specie e ambienti tanto rari. La Lista Rossa delle specie del Madagascar si allunga ogni anno e per il WWF almeno 60 specie sono quasi sull’orlo dell’estinzione come l’Indri, l’Aye aye, il Fossa, le testuggini Radiata e la Inyphora e diverse specie di piccole rane del genere Mantella. E’ ormai improrogabile la massima attenzione per la tutela della vera ‘ricchezza’ di questo paese, ovvero, la biodiversità: occorre sviluppare programmi di cooperazione ambientale che consentano di tutelare e gestire l’ambiente e difendere le popolazioni dell’isola dalla ‘rapina’ delle ricchezze naturali che invece possono garantire loro un vero sviluppo sostenibile”.


Mantella nigricans. (F. Andreone)
Il WWF Internazionale sta promuovendo diversi progetti in loco per consentire il riscatto sociale ed economico di un popolazione tra le più povere con la conservazione e la corretta gestione del proprio patrimonio ambientale. La popolazione dell’isola, infatti, cresce ad un ritmo di 2,8% ogni anno e a fine 2009 sarà di 19,6 milioni di abitanti. Il 38% degli abitanti è sottonutrito a fronte di un costante saccheggio delle risorse naturali da parte dei paesi più ricchi.

L’eccezionale numero di anfibi del Madagascar rappresenta dunque una ricchezza naturalistica invidiabile. Franco Andreone ha recentemente coordinato la redazione di un Piano d’Azione per la conservazione delle specie malgasce, che prevede una serie di iniziative strategiche. La scoperta e la descrizione delle specie ancora ignote è un passo fondamentale, anche per definire il sistema di aree protette. Insieme ad altri punti di azione, fra cui il monitoraggio delle malattie emergenti e dell’esportazione illegale di molte specie esso costituisce una delle sfide per il millennio in cui viviamo, durante il quale le estinzioni saranno sempre più frequenti

150 anni fa Charles Darwin pubblicò la sua teoria sull’origine delle specie, ispirata dal suo viaggio di 5 anni che lo portò ad alcune delle aree maggiormente ricche di specie al mondo. Mentre la teoria dell’evoluzione viene oggi sempre più sostenuta da prove esemplari, il completamento dello studio degli inventari zoologici in giro per il Mondo è relativamente lento. Circa due milioni di specie animali sono oggi note ed etichettate con nomi scientifici, ma zoologi e ricercatori ritengono che il numero reale di specie viventi sul nostro pianeta sia assai superiore e, dunque, ancora totalmente ignoto per la scienza. Addirittura vi è il rischio che specie ancora non descritte siano già in pericolo di estinzione.

5 Maggio 2009 - Scrivi un commento
Ti è piaciuto questo articolo? Cosa aspetti, iscriviti alla nostra newsletter!

E-mail
Arianna Editrice
Macro Credit
Mappa Mondo Nuovo
IN VETRINA
La 62ma edizione della Commissione baleniera internazionale (IWC) si è conclusa, lo scorso 25 giugno, senza un accordo concreto tra i Governi sulla caccia alle balene. Questa tendenza alla mancata tutela del nostro ambiente marino deve essere invertita, o tutti, non solo i paesi che vivono di pesca e caccia alle balene, saranno in difficoltà come gli oceani che si svuotano.
SITO UFFICIALE
PAROLE CHIAVE
LIBRI CONSIGLIATI
Mutamenti Climatici

Quante volte abbiamo ascoltato con una punta di scetticismo chi ci parlava di mutamenti di clima?Eppure negli...
Continua...
Fermiamo Mr. Burns

1987: con un referendum abrogativo gli italiani dicono NO al nucleare.2007: nonostante la decisione del...
Continua...
Risparmiare sui Consumi

Risparmiare energia, ridurre i consumi, riciclare correttamente i rifiuti: ecco una guida agile per...
Continua...
Ecologia Profonda

In questo libro vengono distinti per chiarezza due tipi di ecologia: una “ecologia di...
Continua...
Terra il Pianeta Prezioso

Inquinamento, deforestazione, mutamenti climatici, animali in via di estinzione... Proteggere la Terra non...
Continua...
ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI
ARTICOLI CORRELATI
ULTIMI COMMENTI
gian_paolo ha commentato l'articolo Nucleare e salute, un'altra ragione per dire no
carlo ha commentato l'articolo Quel che resta del Polo
linda maggiori ha commentato l'articolo Latte materno, diossine e Pcb
Simone ha commentato l'articolo Prahlad Jani, l'asceta che si autoalimenta da 74 anni
grazia ha commentato l'articolo Orti urbani: sostenibilità e socialità